Il tifone Giorgia Meloni fa volare Melchiorre “Il Sindaco della gente”!

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“Mani pulite, e scarpe sporche di fango” per il suo andare tra la gente anche nelle periferie più degradate della sua città. Così Giorgia Meloni ha riassunto ieri la figura di Filippo Melchiorre, suo candidato il 24 prossimo alle primarie del centro destra alla Fiera del Levante (si vota dalle 9 alle 21) e più che sicura che «se Melchiorre vince le primarie, mi è testimone Marco Marsilio primo Presidente di Regione in Abruzzo per Fratelli d’Italia, vincerà anche le elezioni a Bari». E’ un fiume in piena la Giorgia nazionale nella accorsata conferenza stampa in strada (troppo piccolo il box allestito dall’organizzazione per poi contenere tutti i giornalisti convenuti) ma anche durante il suo frettoloso giro per le vie del centro prima di affrontare la folla che si andava radunando: nel frattempo una passeggiata quasi a passo di corsa  indugiando con lo sguardo solo sulle vetrine dei negozi per l’infanzia e di libri, ma sempre attenta a notare tutto. Tanto che non le è neppure sfuggita, strappandole un sorriso, l’insegna del bar scelto per una breve pausa e che forse le sarà sembrato un buon auspicio per le prossime elezioni, più che una sintesi della weltanshauung di questa città. Ossia la vera essenza di questa capitale di Puglia, fatta di commercio ma anche di forti tradizioni religiose e popolari e che, almeno per chi ne conosce la storia, se è la Bari che ora tutti ammirano nel Mondo, ciò lo si deve prima di tutto ad Araldo di Crollanza, ex ministro del ventennio fascista e non «sindaco» come peraltro qualcuno lo ha definito avantieri nel suo comizio. Un tributo di riconoscenza che dunque la Meloni non ha certo omesso di fare, ricordandolo opportunamente insieme all’ancor vivo, almeno nella memoria di tutti i baresi, Pinuccio Tatarella, e lì sul palco con lei con l’anima, oltre che fisicamente rappresentato dalla moglie Angiola Filipponio.

È un mostro di simpatia (e disponibilità) la Giorgia nazionale che abbiamo visto scherzare, prestarsi ai selfie e fare addirittura un  “bubù” a Melchiorre che la sapeva dietro di lui mentre parlava – ma che in un attimo, davanti ai microfoni, è stata capace di trasformarsi  in un censore implacabile quando poi si è scagliata contro il reddito di cittadinanza e la fatturazione elettronica «mentre ci sono persone che lavorano 12 ore al giorno per la stessa cifra, 780 euro al mese  a chi resta  in attesa di un lavoro che in Italia non c’è … e per di più pagati in parte con i 2 miliardi che il Governo ha dovuto rimediare attraverso una fatturazione elettronica che fa chiudere migliaia di piccole imprese proprio per  pagare questi 780 euro che poi, dopo le europee, non ci saranno?!». E così di seguito dura su tutto, senza nessuno sconto nemmeno per l’alleato di centro destra in molte consultazioni (Salvini)  che – ricordiamolo – è grazie alle mediazione di FdI con il Capo dello Stato che ha poi potuto formare questo Governo giallo-verde con Di Maio. Di tutt’altro segno, invece, la posizione della Meloni riguardo i temi sicurezza ed  immigrazione, in massima parte condivisi  con il leader della Lega. Argomenti, questi, che appena toccati hanno però scatenato la reazione di un gruppuscolo di fanatici – probabilmente gli stessi del giorno prima, quando Matteo Salvini ha presentato il suo candidato a Bari – lì apposta per disturbare un comizio che stava registrando un bagno di folla pressoché pari a quello registrato dal capo del Carroccio, ma senza gli speciosi danni collaterali imputatigli come Ministro dell’Interno.  «Nessun inciucio possibile» invece, e quindi linea di opposizione ferma nei confronti  del M5S e del PD, quella ribadita dalla Meloni sempre nel nome della stessa coerenza che, come ha pure ricordato Melchiorre nel suo discorso,  è sempre stata la sua cifra personale di consigliere con « 25 anni di impegno e sudore a fianco della gente»,  oltre che  il segno distintivo del suo partito di appartenenza.

Apertura del comizio sulle note dell’inno di Mameli, accanto alla leader di FdI, affiancata dall’onnipresente ed instancabile on. Marcello Gemmato, anche l’ex ministro ed ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, ora a capo della Dit (Direzione Italia). Una scelta di campo, questa a favore di Melchiorre «per la sua competenza e coerenza», che sta però a significare che dal quel “laboratorio di idee sempre all’avanguardia” – come ha definito Bari la Meloni – è stato partorito un importante progetto di allargamento di FdI non solo per affrontare meglio le impegnative sfide europee, ma anche per prepararsi a  lanciare una opzione di peso per le prossime regionali. Impossibile citare tutti quelli sul palco, tra sindaci e candidati, doveroso almeno ricordare tra gli elementi di spicco i consiglieri regionali Francesco Ventola ed Erio Congedo, e la presenza dei vertici de «Il popolo della Famiglia» e del «Nuovo PSI». Ancora una piazza strapiena (come quella di Salvini del 19 scorso) ed entusiasta al grido di «Noi ci siamo», non è esagerato dire che la famosa “Bari di destra”, come ai tempi d’oro di Pinuccio Tatarella, si sta risvegliando. Per ora queste primarie, con tre candidati per il centro destra tutti forti ma con storie e provenienze diverse; poi a fine maggio la competizione vera e propria, ne avremo delle belle da vedere e da scrivere. Non competendoci previsioni, possiamo comunque concludere circa Decaro, ovvero il candidato sindaco da battere per tutti, almeno sulla carta, che una sua riconferma alla guida di Bari adesso non appare più così probabile come sembrava fino a qualche settimana fa.

Enrico Tedeschi

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