Lettera al Sindaco di Barletta. Cannito e i beni culturali… nuova svolta?

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Lettera al Sindaco di Barletta. Cannito e i beni culturali... nuova svolta?
Sito archeologico Canne della Battaglia (Barletta). Foto concessa dalla Segreteria del Polo Museale della Puglia

Lettera al Sindaco di Barletta di Michele Grimaldi, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta.

Passato il rituale momento degli auguri, degli abbracci, delle strette di mano, ho pensato che fosse appropriato essere propositivo nei confronti del 28° Primo Cittadino barlettano dell’era repubblicana e spinto da una dichiarazione d’intenti chiarissima che il neo Sindaco Cannito ha esternato in una delle tante interviste rilasciate all’indomani della sua elezione, mi permetto di aggregarmi al gruppo dei questuanti non per un mero o se volete, poco onorevole motivo personale, bensì per perorare una causa che è sulla bocca di tutti che, però, in pochissimi, hanno tentato di risolvere. Sto parlando dei beni culturali barlettani.

Infatti Cannito, tra gli altri problemi più o meno importanti (per me fondamentale) ai quali metter mano, ha citato più volte quello della ricchezza culturale della nostra Città sfruttata male o addirittura dimenticata, ponendosi come obiettivo quello di recuperare i tanti edifici storici “abbandonati” per adibirli a contenitori culturali come ad esempio il giardino della scuola Musti.

Ottimo inizio se recepito da una persona che, come il sottoscritto, da 40 anni vive in una realtà difficilissima quale è il Ministero dei Beni Culturali ed ha combattuto (e lo sta ancora strenuamente facendo) per recuperare una bellezza architettonica quale l’ex Convento dei Celestini da adibire a sede della Sezione di Archivio di Stato di Barletta.

Certo, diciamoci la verità, quanti monumenti, luoghi e personaggi di Barletta sono sconosciuti o dimenticati? Eppure, godere del nostro patrimonio culturale è un diritto di tutti, ma spesso o ce ne dimentichiamo o ignoriamo il suo valore, permettendo di lasciare gran parte di questo in uno stato di degrado ed abbandono, sorprendendoci poi che il turismo nella nostra città non decolla mai.

In pochi, da sempre attenti osservatori della realtà barlettana, conoscitori delle più antiche tradizioni popolari e appassionati di storia e arte, da un po’ di anni hanno scritto articoli animando la asfittica dialettica culturale dedicata a luoghi, personaggi e racconti poco noti della città. Sarebbero andati perduti se, attraverso i documenti conservati nella Sezione di Archivio di Stato di Barletta, non li avessi riscoperti e divulgati per la memoria storica.

Ed è proprio facendo conoscere tali documenti che ci si accorge come, oltre il naturale immutabile dato storico dei luoghi descritti, è assolutamente immutato lo stato di degrado ed abbandono in cui molti di questi ancora versano, a sfavore del quale, oltre dieci anni fa, avevo già scritto e denunciato.

Ecco che allora andare a riprendere quegli interventi, sempre attuali, rappresenta ancora una testimonianza civile prima ancora che culturale, ma soprattutto un richiamo alla necessità di intervenire e subito. Gli articoli dunque raccontano episodi, storie e luoghi di una Barletta sconosciuta a molti e se conosciuta, comunque dimenticata, soprattutto dalle amministrazioni. Mi permetto, modestamente, suggerire soprattutto ai più giovani, di conoscere quella che i francesi chiamano la “petite histoire” (piccola storia) senza la quale, a mio avviso, la grande storia non avrebbe un’anima.

Spesso mi sorprendo a constatare come la nostra Città è piena di individui alle prese con le cause più disperate. Far sapere loro che esistono antichi fabbricati quali Palazzo Bonelli prima acquistato e poi lasciato al suo triste destino o l’ex Convento di S. Andrea che sta letteralmente e pericolosamente scivolando verso la strada sottostante e che, salvati, sarebbero proprio quello del quale va in cerca l’intera Comunità barlettana, vi sembra un’impresa facile? Cosicché è da presumere che politici in altre faccende affaccendati, studenti poco volenterosi che disperatamente cercano di superare l’esame, commercianti impelagati fino al midollo in operazioni disperate, grazie a quelli come noi (ci si voglia scusare il pizzico d’immodestia), impareranno, forse, a conoscere ciò che rientra nella categoria dei beni fantasma i quali appaiono e scompaiono a seconda delle esigenze.

Qualcuno potrebbe pensare che la cultura non sia in grado di fornire alla nostra comunità le risorse necessarie al suo sostentamento né possa essere fonte di introiti monetari. Considerazione, questa, che come non mai è lontana dalla realtà. Vi sono infatti molti Paesi, culturalmente meno ricchi dell’Italia, che sfruttano al massimo le proprie bellezze (molto… ma molto meno rilevanti delle nostre) riuscendo a ricavare dal turismo ingenti introiti finanziari. Un esempio può essere la Città di Waterloo dove il 18 giugno 1815 si svolse la famosa battaglia. Qualcuno si è mai chiesto perché quella brulla distesa di terreno attira così tanti turisti mentre la nostra Canne della Battaglia si anima un po’ soltanto in concomitanza di festività assurgendo a ruolo di sede ideale per picnic estemporanei ?

Quale sia il motivo per cui a Barletta tutto ciò non avvenga è in parte un mistero e in parte una desolante ovvietà. La “Storica” Barletta possiede un importante patrimonio artistico – culturale eppure è in coda alle classifiche per quanto riguarda gli investimenti pubblici nella cultura. Forse la nostra Città può essere considerata un museo a cielo aperto, data la ricchezza di opere presenti e tuttavia, il turismo non è all’altezza di ciò che questo ha da offrire.

A Barletta, insomma, è purtroppo poco l’interesse a valorizzare e proteggere quel patrimonio culturale che potrebbe, dovrebbe, costituire la prima risorsa economica stante il “famigerato” patto di stabilità.

A questo punto la speranza e l’invito che posso rivolgere al neo Sindaco, il quale pare sia proprio sulla mia stessa lunghezza d’onda, è che la nuova giunta sia formata da figure le quali abbiano almeno il polso del settore che andranno ad amministrare.

Signor Sindaco, a proposito, a nome dell’Istituto che rappresento, Le porgo i più sentiti e reali auguri di buon lavoro.     

                                                                          

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