Barletta, inquinamento dell’aria. Arpa Puglia: «Il Comune ha staccato la corrente alla centralina per il monitoraggio»

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La centralina di via del Mare ha registrato solo per pochi giorni i dati, poi è stata staccata letteralmente la spina di una centralina mobile, costata centinaia di migliaia di euro. A renderci più chiaro come mai non fossero aggiornati i dati della centralina in questione, sul sito dell’Arpa, è direttamente Lorenzo Angiuli, della direzione scientifica Unità Operativa Aria dell’Arpa, che ha risposto a un’istanza del regista Daniele Cascella che, unitamente al Ruggiero Quarto docente di geofisica all’Università degli studi di Bari, aveva chiesto i dati misteriosi.

Questa è la risposta data: “Gentile sig. Cascella, in merito alla Sua istanza, protocollo 0007434 del 13/02/2012, si comunica che il laboratorio mobile del Comune di Barletta, nel sito di via del Mare, è stato avviato nel mese di dicembre. Il periodo di fornitura elettrica, attivata dal Comune, è però terminato dopo pochi giorni dall’avvio del monitoraggio. Ad oggi Arpa Puglia è in attesa che il Comune provveda a riattivare l’alimentazione elettrica al laboratorio mobile, in modo da poter riprendere il monitoraggio”.

Amaro il commento di Daniele Cascella: “Credo che sia molto grave questa risposta fornitaci dall’Arpa perché denota la volontà dell’Amministrazione cittadina di non pensare al bene comune quali sono l’ambiente e la salute dei suoi cittadini. Una centralina mobile costata centinaia di migliaia di euro che sia stata prima abbandonata per anni e dopo, come in un film, messa fintamente a monitorare la qualità dell’aria a Barletta è un enorme presa in giro verso tutta la città. E tutto fatto semplicemente staccandole la spina come nelle migliori sceneggiature. Per cui la centralina è lì, in bella mostra, sembra operante ma invece dorme, sonnecchia e tutto a nostro discapito ignari spettatori. A tal proposito mi vengono in mente queste considerazioni: perché il sindaco Maffei anche in qualità di assessore all’Ambiente insieme al dirigente Mastrorillo hanno dapprima pubblicizzato il monitoraggio in pompa magna e poi come dice la stessa Arpa hanno staccato materialmente la spina? Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato ma… ; noi non sappiamo che aria respiriamo a Barletta perché la stessa Arpa non ritiene attendibili i valori della centralina sita in via Canosa perché non idonea la sede. E quella posta nel campo “Lello Simeone” monitorizza solo NO2 e l’O3 (rispettivamente biossido di azoto e ozono, ndr). Quando conosceremo realmente la qualità dell’aria a Barletta?”.

“A giorni in Regione – prosegue Cascella – sarà presa la decisione in sede AIA sull’aumento di immondizia da bruciare in Cementeria a Barletta. Decisione che sarà presa senza alcuna relazione attuale e recente sulla qualità dell’aria cittadina; infine si è persa anche l’occasione di monitorare lo stato dell’aria in complesso a tutti i siti inquinanti locali dopo l’enorme fumo uscito dalla ciminiera della Cementeria in data 10 febbraio 2012 verso le 21 serali”.

Insomma tanta inquietante approssimazione mentre i dati disponibili comunque confermano la presenza di preoccupanti livelli di benzene nell’aria.” Il professor Quarto poi ricorda: “Ben ventitrè giorni su 31 a dicembre, hanno registrato una presenza di benzene superiore ai limiti previsti dalla normativa in materia. E’ un dato inquietante. Sotto accusa vi è soprattutto il traffico. Non dimentichiamo che a Barletta vi sono ben cinque chilometri di assi viari a rischio. Quelli che qualche addetto ai lavori definisce “canyon urbani” nella nostra città si articolano per ben cinque chilometri. Infatti non vi è solo l’asse rappresentato da via Canosa, via Imbriani, ma le stesse caratteristiche si sono registrare lungo altri assi come, per esempio, corso Vittorio Emanuele- via Regina Margherita, e la zona compresa tra via D’Aragona, via Sant’Antonio, via Coletta e via Alvisi. Qui il nodo traffico non è stato mai sciolto nonostante i ripetuti interventi con i piani traffico di zona”.

Insomma, la mal’aria è sotto il naso di tutti ma chi può non fa ancora nulla, anzi formalmente  si attiva ma nei fatti mette il bavaglio a ciò che tutti hanno il diritto di sapere, perché di grande interesse pubblico.

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