Da Barletta a Bari, L’archivio di Stato e “Le Radici, il Ricordo…il Futuro”

0
8818

Mercoledì 17 aprile 2019, alle ore 18.00, presso il salone delle conferenze dell’Archivio di Stato di Bari, si terrà l’inaugurazione della mostra documentale fotografica “Le Radici, il Ricordo…il Futuro” che resterà aperta sino al 30 aprile 2019 e tratta la tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo, dalle loro terre, degli istriani, dalmati e friulani, nel secondo dopoguerra.

L’iniziativa promossa dall’Archivio di Stato di Bari con la Sezione di Archivio di Stato di Barletta, dall’Unione Nazionale Insigniti al Merito della Repubblica Italiana (UNIMRI) Sezione “Ten Col. Pilota Domenico Senatore” di Barletta, dal Fondo Internazionale per la Fotografia (FIOF), dall’Associazione Nazionale Culturale Famiglia Dignanese, dall’Istituto Storico “Don Policarpo Scagliarini” Villaggio Trieste e con il Comune di Bari, che ha concesso il patrocinio all’iniziativa.

L’esposizione curata da Michele Grimaldi, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, propone un suggestivo mix tra i documenti dell’Archivio di Stato e il materiale fotografico faticosamente reperito dal dott. Giuseppe Dicuonzo, profugo di prima generazione (nato a Dignano d’Istria da madre autoctona) e Vice Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Culturale “Famiglia Dignanese” e dall’Istituto Storico “Don Policarpo Scagliarini” Villaggio Trieste di Bari.

Il Dott. Dicuonzo lotta in maniera strenua da anni per non far cadere nell’oblio un’immane tragedia quale fu quella delle foibe che non solo viene ignorata dalle generazioni più datate, testimoni in prima persona degli avvenimenti accaduti nelle nostre Città, ma è del tutto sconosciuta ai giovani di oggi i quali, oltre ad ignorare le figure basilari della Storia locale,  “rifiutano” perché non guidati ed informati, tutto quello che va oltre i libri di storia canonici.

Infatti quale professore ha mai spiegato loro che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il pieno controllo del territorio dalmata-istriano fu assunto dalle formazioni partigiane slovene e croate legate al Movimento di liberazione jugoslavo, che proclamarono l’annessione dell’Istria alla Jugoslavia e parallelamente, procederono all’eliminazione fisica dei “nemici del popolo”, categoria generica e simbolica nella quale furono fatti rientrare gli oppositori di un progetto politico che aveva come fine la jugoslavizzazione dell’area giuliana. Un progetto che, ancora in fase embrionale nell’autunno del 1943, esploderà due anni dopo, nel maggio del 1945.

La scelta del 10 febbraio non è casuale. Infatti questa ricorrenza nazionale si celebra ogni anno nello stesso giorno in cui, nel 1947, furono firmati a Parigi i trattati di pace in base ai quali l’Italia cedeva Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia, provocando l’esodo delle popolazioni istriane, fiumane e dalmate dalle loro terre.

Il pensiero e vicinanza vanno a tutti i familiari delle vittime degli efferati massacri delle foibe ed ai rappresentanti delle associazioni che mantengono viva la memoria di quella tragedia e dell’esodo di intere popolazioni, portatrici di identità culturali e tradizioni che non devono essere cancellate. Coltivare la memoria di quanto è accaduto è indispensabile per ristabilire la verità storica.

Giornate come questa devono rappresentare momenti di riflessione perché situazioni così dolorose siano per sempre consegnate al passato. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare chi fu ucciso o costretto ad abbandonare la propria terra per restare fedele alla propria identità culturale di lingua e tradizioni.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata del Ricordo, ha espresso concetti inequivocabili: “Le foibe furono un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente. Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato ad insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni”.

Appare chiaro a tutti che una celebrazione come quella prevista dalla Legge n. 92 del 30 marzo 2004, deve servire per stigmatizzare, creare un monito, un segnale, deve cioè essere “celebrata” nel modo migliore e per far questo è indispensabile il coinvolgimento delle istituzioni che hanno il compito primario di formare donne e uomini i quali non possono essere incanalati alla cultura dell’effimero, alla cultura della gestione del contingente, del quotidiano, ma debbono fare del ricordo, della memoria, della storia, un bagaglio da portarsi dietro perché un fatto è certo: alcune pagine buie della storia dell’umanità sono meno “importanti” di altre.

Quindi è utile riportare le parole di Papa Francesco “…nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla! ”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here