Il Nome della Rosa, un Thriller della storia che si è concluso in Puglia

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Cos’è alla fine un vero storico, se non un caparbio investigatore del passato quasi sempre alle prese con tracce evanescenti, e senza praticamente mai testimoni? Se «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova» – come affermava Agatha Christie – non sarà quasi parso vero al rinomato don Gaetano Valente quando, alla fine di estenuanti ricerche che lo hanno portato dappertutto, è giunto ad una scoperta sensazionale: il William of Alnwick, Vescovo di Giovinazzo e Terlizzi dal 1330 al 1333, era in realtà quel fra Guglielmo di Baskerville, che ha ispirato “Il nome della rosa”. Cosa che l’attento studioso terlizzese non mancò certo di comunicare ad Umberto Eco, ricevendone un immediato riscontro e le dovute congratulazioni. Salvo, però, che la cosa poi finisse lì, in attesa di una vera e propria  prova storica che certificasse questa scoperta. Prova che spuntò fuori solo nel 2002, durante il certosino lavoro di riordino e catalogazione del prezioso Archivio Diocesano di Giovinazzo da parte dell’appassionato storiografo locale Michele Bonserio: stiamo infatti parlando di una pergamena del 1333 a firma di « Symon de Anglia vicario di fra Gglielmo, vescovo di Giovinazzo» ed in grado, così, di mettere la parola fine ad ogni dubbio circa la reale presenza qui dell’eminente personalità descritta dal Valente, oltre che alla sua totale  corrispondenza con il protagonista del libro di Eco.

Pergamena alla quale ebbe pure modo di accennare, sempre il Bonserio, all’attore e regista americano John Turturro,  durante la sua breve visita nel 2010 all’incantevole centro storico della cittadina (Giovinazzo) che aveva dato i natali a suo padre Nicola, cui peraltro  aveva già dedicato, nel 1992, la sua premiatissima opera prima  «Mac». Più che probabile, perciò, che lo spunto per un remake del “Il nome della rosa” , il film cult sul Medioevo di Jean-Jacques Annaud, sia nato così, per poi potersi arricchire di una diversa caratura al personaggio chiave del libro di Eco, naturalmente alla luce della sua vera identità storica. Una verità che forse regalerà qualcosa a noi, considerando la solida fama di sceneggiatori e del regista, Giacomo Battiato,  che, da quel poco che si è già visto,  hanno sicuramente studiato quel «Guglielmo l’Inglese» (o meglio di Alnwick) che, per inciso, fu una delle più rilevanti figure culturali del suo tempo e del Mondo allora conosciuto. Peccato solo che la storia poi si fermi ad un fatidico 1327, e cioè tre anni prima dei fatti che ci riguardano direttamente: ovvero al viaggio in Puglia dell’ancora fra Guglielmo ed il giovane Adso da Melk attraverso le Murge, ammirando  «Castel degli Ursini… Castel dal Monte» prima di approdare al “porto sicuro” della Cattedrale di Giovinazzo. In definitiva nessuna ripresa dalle nostre parti e, quindi,  una grande occasione persa per tutti; né certamente questa può essere una colpa addebitabile agli autori della serie, bensì ad una cultura quasi sempre gestita da istituzioni attratte dal nuovo e dalle mode piuttosto che attente a preservare e valorizzare l’ inestimabile patrimonio, materiale ed immateriale. che hanno ereditato dagli antichi. Fosse stata infatti resa nota prima, come meritava la scoperta del Valente, probabilmente trama e sceneggiatura attuali sarebbero state ben diverse. Ora non ci rimane che sperare in un qualche rimando o anticipazione  dell’epilogo maturato, nel XIV secolo, nella piccola, ma tormentata diocesi di Giovinazzo.

LA PUGLIA RITORNA L’OMBELICO DEL MONDO GRAZIE A RAI 1

Un accurato racconto attraverso otto episodi in 4 puntate, è già un successo annunciato questo riproposto “Il nome della Rosa”: a parte il record di ascolti già registrato al suo esordio di lunedì scorso, stiamo parlando di un imperdibile viaggio in un tempo remoto, ricostruito con altrettanta consumata pignoleria alla Annaud, ma in grado di offrire un più ampio spaccato rigoroso di quell’epoca, altrimenti impossibile per qualsiasi lungometraggio. Occhi aperti dunque su RAl 1 poiché, al di là delle azzeccate location (in parte ricostruite negli studi di una Cinecittà che sembra quasi tornata ai fasti mondiali di un tempo) e di qualche eventuale accenno nel copione, ci auguriamo resti comunque – almeno in chi abbia letto queste note o articoli precedenti – la consapevolezza che vi è anche una Puglia “ombelico del Mondo”nel Medioevo, per quanto sottesa alla narrazione, in ciò che  vedremo in TV.  Un cast eccezionale per una diffusione davvero planetaria, questa serie appena iniziata è, in realtà, una tessera importantissima per la composizione di quel mosaico di assolute  meraviglie che, se completato, potrebbe rilanciare Giovinazzo e l’antica Terra di Bari a livelli impensabili. Chi, in questo senso, ci ha pensato per primo è stato Vittorio Sgarbi, portando ad un EXPO ben due suoi immensi capolavori, ed ora anche John Turturro, da buon oriundo della “perla del nord barese”, sta facendo la sua parte.

Mancano però ancora alcuni tasselli essenziali all’appello, anche per attrarre su queste zone quel turismo colto e destagionalizzato che ne potrebbe ridisegnare il futuro,  a cominciare dalla santificazione in loco del Beato giovinazzese Nicola Paglia, cofondatore con S. Domenico di Guzman dell’ordine che da lui prende il nome. Compiti questi, a seconda dei vari casi, di Chiesa e politica, ma anche di una comunità che forse non ha ancora ben compreso come la Cultura sia senza meno il più poderoso strumento di  promozione di un territorio che esista. Una riflessione ora necessaria per la stupenda Giovinazzo, posta com’è al centro di una Puglia da 15 milioni di visitatori l’anno (non parlando del sommerso) e già ridefinita, per la seconda volta di seguito,  “la regione più bella del Mondo”. Anche un appello ad investigare ulteriormente sulla fine di Guglielmo di Alnwick, (giusto per dare un seguito a questa azzeccata operazione ed aprire la strada ad un eventuale sequel) al momento non ci resta che goderci quell’appena iniziato capolavoro che andrà in onda anche nelle prossime settimane. Non senza tralasciare un doveroso ringraziamento  allo straordinario John Turturro che, già soltanto con il cognome inequivocabile che porta, è il miglior testimonial ed  ambasciatore della “sua” Città e della Puglia nel Mondo che si possa immaginare.

A cura di Enrico Tedeschi

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