La Grande Guerra e la Memoria Condizionata: centenario di Trieste italiana.

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Quest’anno, ed in questo mese, ricorrono i 100 anni dalla fine della Grande Guerra del 1915-1918, anniversario importante per la storia dell’Italia e soprattutto per la storia degli italiani dell’Adriatico Orientale, istriani, fiumani e dalmati.

Ciò premesso, voglio ricordare che l’Unità Nazionale non fu raggiunta con la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 ma si concretizzò in tre momenti successivi: con l’annessione del Veneto e del Friuli centro-occidentale nel 1866; con l’annessione di Roma e del Lazio del 1870; con la redenzione del Trentino e della Venezia Giulia nel 1918 che costituì lo scopo dichiarato di una guerra che si rivelò tanto sanguinosa (600.000 soldati tra i quali il nostro concittadino Giuseppe Carli 1^ medaglia d’oro di quel disastroso conflitto) ma che si concluse con la vittoria italiana che molti oggi vorrebbero dimenticare o sminuire.

Il giorno 4 novembre il Presidente della Repubblica Mattarella si è recato a Trieste per una solenne celebrazione del centenario di Trieste italiana. Tutti i mass-media TV comprese, hanno dato ampio risalto all’avvenimento come è giusto che sia. Ma tutti continuano ad ignorare che in quegli stessi giorni la bandiera italiana fu innalzata su tutti gli edifici pubblici e privati nelle città di Capodistria, Parenzo, Rovigno, Dignano d’Istria, Pola, Zara, ecc. ecc.

Quest’oggi, tuttavia, voglio intervenire con questo mio scritto per recuperare, sia pur brevemente la memoria in maniera completa e corretta. Infatti ben pochi conoscono la Venezia Giulia in quanto, in questa festività dell’Unità Nazionale, si parla solo di ricorrenza dei  cento anni di Trieste passata all’Italia ma sia la stampa che la TV non parlano mai della Venezia Giulia quando si parla dell’Unità Nazionale. Tutto ciò è un recesso di storia dell’Italia in quanto non si parla mai dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia condannate alla “damnatio memoriae” ad ogni ricorrenza della nostra storia nazionale. A mio parere è che questo atteggiamento culturale è di natura psicologica.

Poiché questi territori (Istria, Fiume e Zara), acquisiti legittimamente nel 1920, furono perduti dallo Stato italiano nel 1947, di questa mutilazione non si deve parlare perché offusca il mito della Liberazione.

In questo modo si tenta di far cadere nell’oblio una parte della verità storica ripetendo quell’atteggiamento di silenzio assoluto che ha riguardato la tragedia delle foibe e dell’esodo.

Meglio ignorare questa parte dell’Italia tale dai tempi della X legio romana continuata con la millenaria dominazione veneziana a seguire con l’assoggettamento all’impero austroungarico e, dulcis in fundo, con l’appartenenza al Regno d’Italia. E’ meglio ignorare, tanto “Trento e Trieste”, formula magica inculcata ai combattenti italiani, molti dei quali finirono per credere le due città unite da un ponte, sono rimaste all’Italia. A me sembra che nascondere una parte della verità  non fosse un segno di rispetto nei confronti dei nostri vicini di Slovenia e Croazia. Trattasi, invece, di una omissione disonesta in quando offende la memoria di tutti gli italiani che persero la vita nella Grande Guerra.

In conclusione: è importante ricordare il 4 novembre anche per il contributo che al nostro processo di unificazione hanno portato territori che successivamente gli eventi storici hanno separato dal territorio nazionale come l’Istria, Fiume, la Dalmazia ma che sono tutt’ora presenti nel cuore degli italiani.

Dott. Giuseppe Dicuonzo Vice Presidente Nazionale – Associazione Nazionale Culturale “Famiglia Dignanese”  – Esule di prima generazione – Cittadino del libero Comune di Pola in Esilio

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