Il 4 Novembre e i Nostri Eroi

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Il 4 novembre, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, la Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in collaborazione con l’82° Reggimento Fanteria “Torino”, la Sezione “Ten Col. Pilota Domenico Senatore” dell’U.N.I.M.R.I. di Barletta e la F.I.O.F. , presenta la mostra documentaria “1918/2018 I nostri Eroi e la Vittoria divenuta Storia”, allestita a Barletta nell’appropriato e suggestivo scenario della Caserma “Ruggiero Stella” e visitabile dalle ore 10,00 alle ore 12,30.

Nella mostra verranno esposti i più significativi documenti, conservati presso la Sezione di Archivio di Stato di Barletta facenti parte del fondo Militare:fogli matricolari, foto dei decorati e motivazioni delle onorificenze, nonché la realizzazione di un dvd contenente i profili dei decorati dell’ex Distretto Militare di Barletta durante il primo Conflitto mondiale.

La data del 4 novembre, quasi un secolo or sono, fu scelta perché, quella giornata (forse qualcuno non lo saprà), seguiva l’armistizio fra l’Impero Austro Ungarico e l’Italia con le forze  dell’Intesa, siglato a Villa Giusti il 3 novembre 1918 nella residenza del conte Vettor Giusti del Giardino a Padova.

Essendo stata istituita nel 1919, la celebrazione del 4 novembre è l’unica festa nazionale che abbia attraversato decenni di storia italiana: dall’età liberale, al fascismo, all’Italia repubblicana.  Inoltre nel 1921, in occasione della celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, il Milite Ignoto venne sepolto solennemente all’Altare della Patria a Roma.

Nel 1922, poco dopo la marcia su Roma, la festa cambiò nome in Anniversario della Vittoria, assumendo quindi una denominazione caratterizzata da un forte richiamo alla potenza militare dell’Italia, mentre dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1949, il significato della festa è tornato quello originale, ridiventando la celebrazione delle Forze Armate italiane e dell’Unità d’Italia. Infatti, con la vittoria nella prima guerra mondiale, l’Italia completò l’unità nazionale con l’annessione di Trento e Trieste.

Riconosciuto da tutti, la Città della Disfida ha rivestito un ruolo primario ed a volte da vero e proprio Protagonista nel primo conflitto mondiale.

Nella comunità barlettana è molto forte e diffuso il radicamento della memoria di eventi drammatici connessi a quella guerra: il coinvolgimento pressoché totale della popolazione, le trasformazioni prodotte sul territorio in previsione del conflitto e nel corso del suo svolgimento, i radicali sviluppi politici ed istituzionali conseguenti.

Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra a fianco dell’Intesa contro l’impero austro-ungarico. Sul fronte austriaco ebbe subito inizio la guerra di logoramento.

Il primo vero atto di guerra fu proprio nella nostra Città. Infatti allo scoccare della fatidica data del 24 maggio 1915, il Castello di Barletta fu bombardato dall’esploratore asburgico Helgoland dall’imboccatura del porto  e solo l’eroico intervento del cacciatorpediniere Turbine scongiurò che l’attacco proditorio fosse diretto sulla Cattedrale e la Città.

Molti italiani si arruolarono volontari e tra questi il diciottenne Giuseppe Carli classe 1896, prima Medaglia d’Oro della Grande Guerra, ma la maggior parte dei combattenti fu costituita dai richiamati alle armi con l’arruolamento obbligatorio.

Furono numerose le battaglie che vennero combattute, soprattutto in Trentino, Veneto e Friuli. Tre furono i fiumi teatro di grandi battaglie: l’Isonzo, il Tagliamento e il Piave.

Anche quella sul fronte italiano fu una guerra di trincea, contrassegnata da sanguinosi assalti e da combattimenti feroci per la conquista di pochi metri di terreno. L’unico risultato significativo raggiunto fu la conquista di Gorizia (agosto 1916) avvenuta dopo che gli italiani erano riusciti a fermare una pesante offensiva austriaca, la cosiddetta “spedizione punitiva”, sull’altopiano di Asiago. Il solo primo anno di guerra costò agli italiani la perdita di circa 250.000 uomini fra morti, feriti, dispersi e prigionieri.

L’Italia, quando scoppiò la guerra mondiale, aveva alle armi 248.000 uomini ed aveva appena 2.250.000 cittadini con obblighi militari e con una pur sommaria istruzione; a questi 2.534.000 nel corso dei quattro anni di guerra vennero aggiunti altri 3.224.000 uomini, dei quali 2.788.000 rimasero per un periodo più o meno lungo nell’Esercito mentre 720.000 furono dispensati ed esonerati per esigenze imprescindibili della produzione agricola, industriale e bellica nonché per il funzionamento dei pubblici servizi.

Nel 1915 il fante italiano, sotto il comando del (discusso e discutibile) generale Luigi Cadorna, sostenne con magnifico slancio innumerevoli combattimenti, raggiungendo particolari obiettivi, ma senza conseguire decisivi risultati: tra le principali azioni ricordiamo le battaglie: del Monte Nero, gloria degli alpini, di Castelnuovo del Carso, del San Michele, di San Martino del Carso, di Oslavia, del Col di Lana, nel settore cadorino.

Ognuna di queste azioni ci costò il sacrificio di migliaia di soldati, ma perdite maggiori costarono agli Austriaci, i quali nel 1915 ebbero sul nostro fronte 220 mila uomini fuori combattimento. Essi però si erano assicurato il grande vantaggio della scelta del terreno ed avevano molte linee fortificate scaglionate in profondità, sicché, perduta una linea, si appoggiavano alla successiva, e il progresso dell’attaccante non poteva essere che lento.

La guerra non terminò per una vittoria decisiva, ma per esaurimento di uno dei due blocchi, quello degli Imperi Centrali. Infatti, nel 1918, una crisi attraversò sia l’Impero tedesco sia l’Impero austriaco.

Michele GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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