Barletta, gli Eroi e la memoria: patrimonio culturale

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Come ogni anno, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio (GEP), manifestazione promossa nel 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee. Si tratta di un’occasione di straordinaria importanza per riaffermare il ruolo centrale della cultura nelle dinamiche della società italiana.

L’iniziativa è naturale conseguenza delle idee espresse dal Ministro al ramo il quale ha spiegato, in un suo recente intervento, che “abbiamo perso tanti anni, non capendo che la vocazione del Paese è la nostra bellezza, la nostra storia, il nostro patrimonio ed è di un’alleanza della quale c’è bisogno, tra sistema dei Comuni e Governo. In questi anni, la politica non ha saputo fare questo investimento: la politica nazionale no, ma i comuni sì. Nonostante i dolorosi tagli ai bilanci, i sindaci hanno lottato per difendere i centri storici, i monumenti, la cultura…”.

Certo, diciamoci la verità, quanti personaggi, monumenti e luoghi del nostro territorio sono sconosciuti e dimenticati.

 

 

 

La realizzazione dell’iniziativa nazionale targata MiBAC, perseguirà l’obiettivo di concludere il quinquennio di manifestazioni relative al 100° anniversario della vittoria dell’Italia nella Grande Guerra.

Dopo la prima in assoluto, per quanto riguarda il territorio provinciale, “Spunti di Ricerca sulla Grande Guerra”, anche quella organizzata dalla Prefettura della Provincia di Barletta Andria Trani e curata dalla Sezione di Archivio di Stato di Barletta, inaugurata il 12 settembre 2014 proprio dal Presidente del Comitato storico scientifico per gli anniversari di interessa nazionale, il Senatore Franco Marini e differenziatasi per contenuti e credibilità istituzionale, diverse ne sono seguite sino a giungere a quella del 22 Settembre 2018. Nell’occasione la Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in collaborazione con la Sezione “Ten Col. Pilota Domenico Senatore”  dell’U.N.I.M.R.I. di Barletta e la F.I.O.F. , organizza la mostra documentaria “1918/2018 I nostri Eroi e la Vittoria divenuta Storia”, allestita nello stupendo scenario di Palazzo del Governo.

E’ indubbio che la motivazione profonda che ha spinto ad intraprendere questo viaggio triste ma nello stesso tempo glorioso, è il fervido patriottismo alimentato da una innegabile passione civica.

Nella mostra verranno esposti i più significativi documenti, conservati presso la Sezione di Archivio di Stato di Barletta facenti parte del fondo Militare:fogli matricolari, foto dei decorati e motivazioni delle onorificenze, nonché la realizzazione di un dvd contenente i profili dei decorati dell’ex Distretto Militare di Barletta durante il primo Conflitto mondiale.

La Prima guerra mondiale (1914-1918) costituisce un evento che ha cambiato la storia dell’Europa ed ha segnato indelebilmente anche il destino del nostro territorio. Lo storiografo Hobsbawn ha acutamente osservato che il XX secolo inizia con lo scoppio della prima guerra mondiale, facendo notare che tutto ciò che è avvenuto negli anni del Novecento, precedenti al conflitto, è come se appartenesse ancora al secolo passato: proprio in virtù di questo inizio “ritardato”, il secolo XX si configura agli occhi di Hobsbawn come “secolo breve”.

Questo lavoro è indirizzato ad un pubblico esteso e vario appartenente a più ambiti: cittadini, studenti ma anche istituzioni culturali, associazioni, ricercatori archivi, biblioteche, musei ed in particolare cultori di certi sopiti sentimenti. Si è cercato, con le ovvie lacune, di “raccontare” gli avvenimenti e gli uomini del nostro territorio nell’epoca della Grande Guerra e le comunità della Provincia, nelle vicende fortunate ed avverse della Patria, non sono mai state assenti.

Riconosciuto da tutti, la popolazione della Sesta Provincia ha rivestito un ruolo primario ed a volte da vero e proprio Protagonista. Scaturiva spontanea la necessità, quindi, che tutto venisse narrato, pubblicato e nel tempo passato al grande Giudizio della Storia.

Nella intera comunità della Provincia è molto forte e diffuso il radicamento della memoria di eventi drammatici connessi a quella guerra: il coinvolgimento pressoché totale della popolazione, le trasformazioni prodotte sul territorio in previsione del conflitto e nel corso del suo svolgimento, i radicali sviluppi politici ed istituzionali conseguenti.

Centinaia e centinaia di conterranei: questo il tributo enorme che una Provincia gloriosa ha offerto sull’empio altare del dio della guerra. Tante vite spezzate, tante famiglie distrutte o mai nate per difendere i confini dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Se la nostra nazione esiste è anche perché tantissimi uomini sono morti su tanti fronti. Uomini con ideali diversi, con storie diverse, con motivazioni diverse ma avendo in comune un destino tragico e  glorioso: la loro morte in guerra per preservare la propria Patria ed assicurare ai figli un futuro di pace.

Il Generale Armando Diaz, Comandante Supremo dell’esercito regio, alle ore 12 del 4 novembre 1918 inviava questo messaggio “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”

Per l’annuncio di Vittoria con conseguente termine del conflitto e perché quella data (forse qualcuno non lo saprà) seguiva l’armistizio di Villa Giusti siglato il 3 novembre 1918 nella villa del conte Vettor Giusti del Giardino a Padova, fra l’Impero Austro Ungarico e l’Italia con le forze dell’Intesa, che il 4 novembre fu scelto quale giornata dell’Unità  nazionale e delle Forze Armate.

Nel quinquennio 2014/2018 Enti, Associazioni e privati, hanno inteso ricordare compiutamente (ed ancora lo faranno) la ricorrenza promuovendo la programmazione delle iniziative di commemorazione lavorando alla realizzazione di progetti culturali, di studi, ricerche, interventi nel campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio storico relativo alla Prima guerra mondiale.

Il pensiero obbligato che deve scaturire da una tale iniziativa, deve sempre essere rivolto a tutti i familiari delle genti di tutti gli “invisibili” che mantengono viva la memoria della tragedia di intere popolazioni, portatrici di identità culturali e tradizioni che non devono essere cancellate. Coltivare la memoria di quanto è accaduto è indispensabile per ristabilire la verità storica.

Ci tocca, dopo il secolo della barbarie, tenere alta la memoria non per recriminazioni o vendette, ma perché ciò che è stato non avvenga mai più.

Se il perdono, infatti, è sempre un auspicio, la memoria è un dovere, è la via imprescindibile per la riconciliazione: non è vero che rimuovere aiuti a superare, anzi, la storia dimostra che il passato si supera solo facendo i conti con esso e da esso imparando. Le storie sono racconti dimenticati e ogni storia mai raccontata è successa davvero.

Si spera solo che questa mostra documentaria riceva la giusta visibilità non solo cittadina o regionale ma abbia risonanza nazionale, come merita, per far conoscere a tutti coloro che sino a qualche tempo fa neanche sapevano chi era Giuseppe Carli, primo italiano (Barlettano) in assoluto a ricevere la Medaglia d’Oro ed ora invece lo citano ogni volta si parli della Grande Guerra, quale è stato il contributo pesantissimo offerto dalle nostre Comunità in quei terribili anni che hanno portato alla libertà delle nostre genti.

Una manifestazione, quindi, che ha la pretesa di essere un omaggio a tutti coloro che hanno combattuto per la libertà senza limitare il tutto ad una semplice commemorazione delle vittime, al contrario vuole fortemente connotarsi come un ricordo dei sacrifici e delle sofferenze dell’intera gente ofantina indipendentemente se si trovasse al fronte o nelle proprie città.

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta. 

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