Barletta e il dubbio amletico sul futuro della “Disfida”

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Mi sarei atteso che, al tavolo di coloro che hanno organizzato gli appuntamenti previsti per la Disfida 2018 avvenuta il 27 scorso, oltre a Sindaco, Dirigente del settore e Regista, ci fosse stato anche uno storico che avesse intrattenuto gli astanti, in particolare, sulla Disfida ed Ettore Fieramosca e non qualcuno che, in passato, aveva dileggiato la figura del Campione di Capua per esaltare quella di Consalvo da Cordova.

Si, ne sono cosciente, purtroppo non si può ottenere tutto dalla vita. Come diceva qualcuno, bisogna accontentarsi di quello che passa il convento, anche se questo, pur avendo in dispensa ogni ben di Dio (leggasi storici con gli attributi…professionali certificati) ci accontenta, con dei surrogati o con autoreferenziati fondazioni sul ruolo delle quali in pochi (interessati) hanno le idee chiare.

Detto questo mi verrebbe spontaneo porgere una domanda al nostro Sindaco, palesemente ad un bivio, e cioè: quale interpretazione intenderebbe dare della nostra Storia?

Ci sono due modi di interpretare la storia: uno è quello accademico, del mondo universitario, assolutamente aderente agli eventi come appaiono, narrati con assoluto distacco scientifico. Altro modo di narrare la storia, cioè quello pensato e fortemente voluto da Don Peppuccio Damato, l’assessore Vittorio Grimaldi e Damiano Daddato, è quello di attenersi sì ad una sostanziale ricostruzione dei fatti, ma arricchendoli di un pizzico di fantasia, un barlume di gioioso coinvolgimento per eccitare i lettori o gli spettatori (a seconda che sia la lettura di un libro o la visione di uno spettacolo). Ora, il primo modo interpretativo degli eventi è circoscritto a pochi eletti, gli addetti ai lavori. Il secondo invece è diretto a tutti i barlettani come noi, comuni mortali.

Ebbene, l’Italia è ricca di eventi e di personaggi di grandissima notorietà e la stessa Barletta può vantare almeno due grandi avvenimenti storici ed un personaggio di assoluto rilievo: mi riferisco alla battaglia di Canne, alla Disfida di Barletta e alla figura mitica del grande staufico, Federico II di Svevia. Ora, in questi giorni si sta celebrando la Disfida di Barletta la quale può essere spiegata riduttivamente come una bisboccia fra 26 cavalieri avvinazzati (13 italiani e 13 francesi) oppure come un certame cavalleresco fra due gruppi antagonisti appartenenti a due diverse nazionalità, per il primato di un gruppo sull’altro, di una nazionalità consolidata (quella francese) contro una in via di formazione (quella italiana). Ebbene quest’ultima, in un certame combattuto nel 1503, oltre cinquecento anni fa, fra Andria e Corato, ebbe la meglio sulla prima (quella francese).

Massimo d’Azeglio, pur nel rispetto della vicenda ricostruita a grandi linee, lo ha naturalmente romanzato: è un dato di fatto che ci fu lo scontro, che lo vinsero gli italiani e che un sussulto di orgoglio pervase le corti italiane per qualche giorno, finché l’episodio non ripiombò nell’oblio, dal quale lo fece riaffiorare Massimo d’Azeglio. Il quale pubblicò oltre cinquanta riedizioni, perché lo arricchì di una storia romanzesca ricreata attorno alla sfortunata storia d’amore fra Ettore e Ginevra. Ora, la stessa storia può essere raccontata freddamente dagli accademici, oppure dai narratori alla maniera del d’Azeglio, ed avere una grande fortuna presso i lettori di intere generazioni, a cominciare dai ragazzi delle nostre scuole.

Da noi, a Barletta, negli ultimi anni, l’Amministrazione Cascella aveva orientato la sua scelta interpretativa sulle corde degli illuminati del Centro Studi Normanno Svevo, gli stessi che sostengono la “fasullità” del busto di Federico II considerato un volgare lacerto di pietra da gettare via, non essendoci testimonianze certe ch’esso appartenga al mitico sovrano.

Una scelta interpretativa secondo la quale il certame fu un banale scontro, uno dei tanti che si combatterono in quegli anni; il personaggio più importante, quello centrale della storia, è Consalvo da Cordova e non più Ettore Fieramosca, un modesto capitano mercenario (e invece è storicamente accertato essere stato un nobilissimo cavaliere); e che la Cantina non è certamente quella dove avvenne la famosa sfida (sia detto per inciso, le telefonate che giungono agli uffici turistici della Città in massima parte chiedono della Cantina, ancor più che del Castello svevo), e così via…

Ricordo a me stesso e a coloro che purtroppo non erano presenti, che un anno fa, in occasione del Maggio dei Libri, venne a Barletta Marcello Veneziani il quale ci propose la lettura del suo ultimo libro incentrato proprio su questo contrasto, fra l’arida, fredda ricostruzione di un evento e invece la vivace fantasia che ne deve riaccendere la ricostruzione narrativa e questo concetto, in sostanza, “gridò” letteralmente al sindaco, nella sala incontri della Pinacoteca De Nittis, cioè da un lato la fortuna di avere, a Barletta, un episodio bellissimo come la Disfida, che si presta ad una rappresentazione scenica “mitica” e invece l’impoverimento per rappresentarla con assoluta “atarassia” (sue precise parole!), cioè con la più completa assenza della partecipazione fantasiosa, del coinvolgimento emotivo. Lo stesso dirà, due mesi dopo, Paolo Rumiz quando ricostruì, nella sala rossa del Castello, la vicenda biografica del grande Annibale. Lui pure riprese lo stesso concetto, incentrando su di esso tutta la parte finale del suo intervento, come pure Raffaele Nigro presentato da Emanuela Angiuli, quando citò la battaglia di Anghiari dove la piccola cittadina sulla fantasiosa ricostruzione della fortunata pittura di Leonardo, ci campa un anno intero… Debbo continuare?

Mi aveva confortato il Sindaco Cannito quando, in apertura della sua prima conferenza stampa, a proposito del rilancio della nostra cultura e dei nostri grandi eventi, proprio su questo tema, aveva puntualizzato di preferire di gran lunga le animate ricostruzioni ammantate di un pizzico di fantasiosa narrazione, piuttosto che le aride disquisizioni accademiche. D’accordo, anzi, d’accordissimo, per cui, quando ho appreso che anche quest’anno la consulenza storica del celebre fatto d’arme è stata affidata a qualcuno del Centro Normanno Svevo, mi è venuto questo dubbio: è l’esponente del centro che si è ricreduto sulle sue accademiche convinzioni, oppure è il Sindaco che ha preferito seguire la strada della fredda interpretazione dei nostri eventi storici, sposando la tesi che le nostre gloriose mitiche storie siano circoscritte a pochi addetti ai lavori, anziché alla stragrande maggioranza di una popolazione, partendo dai ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado, ancora oggi largamente disinformata sulle nostre magnifiche storie e sui loro più immaginifici personaggi?

Meno male che almeno il regista Francesco Gorgoglione, da molti anni ormai, ripercorre la strada di una ricostruzione tradizionale che incontra il grosso favore degli spettatori barlettani e no.

E allora il modestissimo invito che in conclusione rivolgo è quello che, per analoghe manifestazioni tematico – culturali sul piano storico, si punti ad un massivo coinvolgimento “popolare” a cominciare, come appare scontato, dalle scuole, dai nostri ragazzi, dai nostri docenti.

Per i convegni dotti, onerosi e fuori tema ci sarà sempre tempo e (ahinoi!) possibilità.

Quindi Sindaco ora la decisione spetta a te…To be or not to be?

Michele GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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