18 agosto 1946: La strage di Vergarolla: ricordare per conoscere

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Ci troviamo, quest’oggi a riflettere su di un eccidio, il più grave della Repubblica italiana dal dopoguerra ad oggi, taciuto e sconosciuto agli italiani avvenuto nella città di Pola da sempre legata al territorio istriano che, dopo esserne stata a lungo la capitale, fu ridotta fino al Trattato di Parigi del 10 febbraio del 1947 ad un enclave occupata dalle truppe alleate, dopo che, il 16 giugno del 1945, l’esercito jugoslavo era stato costretto a ritirarsi momentaneamente da Pola, Trieste e Gorizia, mentre permaneva l’occupazione titina in tutto il resto dell’Istria, a Fiume ed a Zara.

Ebbene, il 18 agosto del 1946 sulla spiaggia di Vergarolla (Pola) furono dilaniate da una esplosione dolosa oltre 100 persone di cui soltanto 64 furono ricomposte e identificate.

Nel mese di giugno del 1946 era nata la Repubblica Italiana, si era in tempo di pace, la guerra era finita un anno e mezzo prima e quella di Vergarolla fu la prima e la più sanguinosa strage terroristica della storia della Repubblica ancor più della strage di Piazza Fontana, della stazione di Bologna, ecc. ecc.

Quest’oggi è giusto mantenerne vivo il ricordo ed approfondire la conoscenza di quella dolorosa realtà per chi ha vissuto, come il sottoscritto, per motivi di tradizioni familiari, questa vicenda cercando, nei limiti del possibile, di fare chiarezza su un evento  doloroso che ha profondamente scosso e caratterizzato una certa epoca ma che volutamente, per decenni, è stato tenuto nascosto pur rientrando, a pieno titolo, nella storia nazionale.

In quell’anno le mire espansionistiche di Tito e dei suoi sgherri partigiani comunisti stavano per completarsi a Pola come in tutto il Friuli.

Documenti inglesi datati negli anni 1945-1946 riferiscono che, prima di Vergarolla, da parte filo Jugoslava era stata espressa la volontà di boicottare qualsiasi manifestazione, anche sportiva, filo italiana. Non a caso una bomba fu rinvenuta a Trieste sotto la tribuna della giuria di una gara di canottaggio. E le gare natatorie previste per la mattina del 18 agosto del 1946 davanti alla sede della società “Pietas Julia” di Pola avevano una chiara connotazione patriottica. Era domenica e vi accorsero centinaia di famiglie italiane italofile.

Pola si trovava sotto l’amministrazione anglo-americana, il circolo canottieri “Pietas Julia” aveva organizzato una festa sportiva che prevedeva anche gare di canottaggio (Coppa Scarioni) nei pressi della spiaggia di Vergarolla, zona molto frequentata per i bagni. Quel giorno, inoltre, c’erano anche molti chioschi enogastronomici, si trattava di una grande festa popolare.

Su quella spiaggia erano state accatastate numerose bombe e materiale bellico della seconda guerra mondiale, disinnescate da artificieri italiani e quindi rese innocue. Purtroppo di nascosto l’OZNA, la polizia segreta di Tito, eludendo la sorveglianza delle truppe britanniche di occupazione, pensò a reinnescarle ( dati resi noti quando furono aperti gli archivi inglesi e pubblicati dal Gazzettino del 10 agosto del 2014).

Questi ordigni, diventati così un deposito di esplosivi a cielo aperto, alle 14,10  esplosero scatenando l’inferno  e trasformando l’allegria, la gioia di una festa in grida di dolore, in cupi lamenti . L’ospedale cittadino divenne il luogo principale della raccolta dei feriti e nell’opera di assistenza medica si prodigò, in particolare grazie al dott. Geppino Micheletti che, per 24 ore consecutive, non lasciò il suo posto di lavoro nonostante nell’esplosione avesse perso i figli, un fratello e la cognata.

Mi raccontava mia nonna materna, che all’epoca abitava in via Marconi, che sembrava fossero riprese le incursioni aeree con i bombardamenti alleati degli anni della guerra 1944-1945.

La città fu oscurata da una nube di fumo nero per circa 1 ora ed i vetri delle finestre di tante abitazioni andarono in frantumi. Inoltre mi ha più spesso parlato dei funerali che furono un corteo interminabile di 17 carri funebri  con lo strazio dei familiari delle vittime e dei superstiti.

I funerali furono un plebiscito concesso alla popolazione di Pola prima dell’Esodo.

Gli italiani di Pola interpretarono la strage di Vergarolla come un messaggio politico ben preciso: non si poteva più restare per salvarsi; bisognava partire per conservare la vita, gli affetti, la propria identità. Concludo affinchè anche nel nostro territorio  (che ha ospitato negli anni “50” un campo profughi di istriani in via Manfredi nella fatiscente Caserma Ettore Fieramosca, ricordato con una lapide sulla parte dell’edificio rimasto, che ogni anno viene vilipesa come frutto dell’ignoranza e di un ideologismo retrogrado) venga dato doveroso omaggio a questi italiani, primi martiri della Repubblica italiana in tempo di pace.

Giuseppe Dicuonzo Sansa – Esule istriano di 1^ generazione – Cittadino del Libero Comune di Pola in Esilio

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