Barletta, Grimaldi: Diremo, faremo… solo pessime figure

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Karl Heinrich Marx avrebbe sentenziato “La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni” ed io, anche se a malincuore, debbo dargli assolutamente ragione, non per una semplicistica aderenza ideologica che oltretutto non mi appartiene, bensì perché in tanti casi è assolutamente calzante, anzi veste veramente bene!

A cosa mi riferisco? Subito detto. L’affermazione in questione è la seguente “Per troppo tempo non abbiamo saputo (chi?) valorizzare il nostro territorio e i numerosi beni che esso ci offre. Dobbiamo (chi?) attuare un nuovo piano. Parliamo (chi?) di una vera e propria Sfida”. Quando l’ho ascoltata mi ha subito suscitato quel senso di stantio, vecchio o meglio di sentito più e più volte, senza che mai…poi, abbia prodotto un qualcosa di positivo o utile per la Città di Barletta.

Sia ben chiaro, il non aver riportato l’autore dell’affermazione, non vuole essere una colpevole omissione ma ha come scopo, (poco) recondito, quello di accomunare una serie di figure istituzionali di ogni “ordine e grado” che nell’arco di un quarto di secolo hanno sparato all’impazzata una mare di “faremo” e la maggior parte di questi è sempre riferito alla cultura e al turismo. Ed oltretutto, le circostanze strane che colpiscono l’immaginazione collettiva sono, senza dubbio, le location dove vedono la luce questi programmi pluriennali (ma dove è finito lo slogan “Il futuro è già qui”?) e cioè consessi conviviali in stupendi palazzi cinquecenteschi, rendez-vous in suggestivi angoli del bellissimo centro storico cittadino e la ristretta cerchia di esperti (ma di cosa?) accompagnati dai soliti noti i quali, incuranti degli insuccessi collezionati negli anni e che fanno bella mostra nei loro curricula, continuano a trinciare giudizi del tipo “Ma la dura verità è sotto gli occhi di tutti: non sappiamo valorizzare ciò che possediamo”. E lo dici pure ? Le ammissioni di colpe se non sono seguite da ravvedimenti concreti servono a poco, anzi ti fanno rodere il fegato!

Come ripeteva l’indimenticata Sandra Mondani… ah si “ Che barba che noia…che noia che barba”.

Riflettendo sulla questione si è rafforzata in me una convinzione e cioè: ecco di cosa abbiamo bisogno, tante parole e pochi fatti. La parola diventata premessa imprescindibile all’azione.

Visti i precedenti relativamente ad argomenti quali, Porto, Canne della Battaglia (a proposito, passate le feste…gabbati i due operatori A.l.e.s. (Arte lavoro e servizi S.p.a.), ma era più che immaginabile!), Disfida e Certame, valorizzazione litoranee, spinto dalle convinzioni radicate in me che provengono da anni di “faremo” si è rafforzato il convincimento che non bastano le parole, quelle che si possono pronunciare a basso costo, parole banali anch’esse, che non vogliono dire nulla perché non si potrebbe dissentire, ma al contrario serve assolutamente e solo la buona politica nell’eccezione più alta del termine.

Nella politica, che è il luogo delle scelte e delle responsabilità, dovrebbe vigere la regola: tutte le parole e i proponimenti scontati in quanto tali, sono vietati. Non vogliono dire nulla termini lasciati lì a galleggiare nell’aria alla pari di palloncini gonfi solo di aria come riforme, moralità, rinnovamento, innovazione, merito, coesione, condivisione, giovani, generazioni future, vogliamo fare, intendiamo muoverci. Insomma un cumulo di vuota retorica del nostro tempo che tanto più si gonfia di “valori”, tanto più è povera di contenuti. Chi mai direbbe d’essere contro queste belle cose? Alle vuote parole che non costano niente, corrispondono azioni e omissioni nefaste, anzi suicide.

è chiaro quindi che parole e fatti sono complementari, ma i secondi a volte hanno la meglio anche senza le parole. Che valore avrebbe lo storico discorso di Steve Jobs se questo non avesse mai prodotto qualcosa di eccezionale? Zero, anzi come alle elementari di tanti anni fa…zero spaccato!

Non pensate sarebbe eccezionale e scioccante se fra un paio di anni l’assessore al ramo in carica convochi un’assemblea pubblica per rendere noto alla Città “l’avvenuta valorizzazione dei beni culturali” e non annunciare l’ennesimo piano di valorizzazione a futura memoria ?

Quante persone in più (rispetto ad oggi) si ricrederebbero sul fatto che finché non ci sono le realizzazioni, le parole dei nostri amministratori possono considerarsi un mero spreco di fiato?

Purtroppo chi ci amministra, penso, non abbia così tanto tempo da poter studiare e far proprio il pensiero di Niccolò Machiavelli il quale nei “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, III, 43”  affermava che “Gli è facil cosa a chi esamina con diligenza le cose passate, prevedere in ogni republica le future e farvi quegli rimedi che dagli antichi sono stati usati, o non ne trovando degli usati, pensare de’ nuovi per la similitudine degli esempi ”.

Ma, ahinoi, le parole del Machiavelli cadono nel nulla mentre prende sempre più piede lo sport in voga negli ultimi anni, almeno per quanto riguarda la nostra Città, di aggiornare ed allungare sino all’inverosimile la lista dei  “si poteva fare ma non è stato fatto” sempre riferita strettamente ed ovviamente a chi ha preceduto l’attuale.

Evidentemente c’è una parte rilevante di chi ci amministra, politici di nuova forgiatura ma anche anziani lupi di mare e furbacchioni vari di lungo corso, i quali pensano che il lavoro per le comunità possa essere pensato, elaborato ed infine partorito per via mediatica. Purtroppo per loro, però, l’attuazione o se lo desiderate, i fatti non possono essere mediatici.

A questo punto, in maniera asettica, potrei mutuare le parole del presidente di Confartigianato Giorgio Merletti “Basta con la politica del dire, si passi a quella del fare. Perché le imprese artigiane hanno bisogno di provvedimenti concreti”.

Ho iniziato con una citazione e nella stessa maniera desidero concludere riportando un antico proverbio“ Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta 

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