Barletta, Lella Costa e “La sindrome di Gertrude”

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Un folto pubblico eterogeneo, di donne interessate in prima persona all’argomento, ma anche di uomini e tanti ragazzi e ragazze,  ha applaudito l’ultima opera dell’attrice “La sindrome di Gertrude” nella quale la Costa (con la collaborazione di Andrea Casoli) tende a svelare la sua “quasi” autobiografia:“L’idea che a qualcuno possa interessare un libro su di me, continua un po’ a turbarmi. in fondo mi piace, e anche tanto, e mi lusinga un po’, anzi parecchio” ha affermato l’artista.

Perché sindrome di Gertrude, ovvero della monaca di Monza? “Perche ha risposto di sì a uno che invece avrebbe fatto meglio a ignorare. Per passione, per noia, per ribellione, per curiosità, per sfinimento, perché sapeva resistere a tutto tranne che alle tentazioni. Ecco, io più o meno funziono così: quando mi chiedono qualcosa, tendo a rispondere di sì” conclude la Costa. Conversando con il giornalista Rai Costantino Foschini, la signora dei monologhi ha soddisfatto le curiosità del suo pubblico; spaziando dai diritti civili (Lella Costa è testimonial per Emergency), all’importanza delle quote rosa e della sua prima esperienza con “Amici” di Maria De Filippi.

Autoironica e a tratti riflessiva, Lella Costa racconta nel suo libro di carcere, cinema, scarpe e solidarietà, teatro e teiere, musica e memoria, doppiaggio e diritti civili; ma anche di musicisti, attrici, cantanti, scrittori, poetesse, stilisti, soubrette, registi, chirurghi, e soprattutto di quegli esseri di sovrumana generosità che vanno sotto l’etichetta riduttiva di “pubblico”.

Dora Dibenedetto.

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