Barletta: Grimaldi “Uffici anagrafe …e poi non ne rimase nessuno!”

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“L’attività degli sportelli anagrafici di viale Marconi sarà temporaneamente (ma si è poi certi?) sospesa a partire dal 1° ottobre e fino al 31 dicembre 2019”. Sarà contestualmente potenziato (invito tutti a verificare il potenziamento) lo sportello anagrafico di via Ofanto, 54 per non arrecare disagi ai cittadini utenti”.

Questo comunicato, con la sua conseguente attuazione, ha creato il caos, nel vero senso della parola, in città. Da quel maledettissimo primo giorno di ottobre, richiedere qualsiasi documento o certificazione, è diventata una vera e propria epopea tra tempi d’attesa infiniti e code interminabili con inevitabili momenti di tensione. Un vero e proprio caos perché, tra le persone in fila, il nervosismo cresce di giorno in giorno e i poveri (in tutti i sensi) dipendenti dell’ufficio comunale (due quando si è fortunati), lì a subire senza averne alcuna colpa.

A complicare le cose e a rendere più indigesta ed incomprensibile tale ordinanza sindacale, è giunta la motivazione che riportiamo così come è stata diramata sui mass media:  “Per consentire lo svolgimento delle attività tecnico-organizzative necessarie al passaggio dall’Anagrafe comunale all’Anagrafe Nazionale Popolazione Residente, a partire dal 2020. Si tratta di una re – ingegnerizzazione dei processi organizzativi e lo svolgimento delle attività di subentro all’ANPR, Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente”. Ma non vi da tanto della famosa “Supercazzola” del film Amici miei?

La surreale situazione del superstite ufficio anagrafe di via Ofanto non può andare avanti così. Code eterne e disservizi costanti per i cittadini. I barlettani hanno tollerato fin troppo. L’anagrafe è un servizio fondamentale per noi tutti, un diritto. O si è in grado di erogarlo o si cambia mestiere.

    Non contento, chi ha pensato questa genialata, ha tentato di spiegare in poche parole la “ratio” dell’ordinanza sindacale affermando che “ […] I vantaggi di questa migrazione riguarderanno il cittadino, che potrà richiedere i propri certificati anagrafici e avrà la possibilità di accedere in tempo reale ai propri dati non solo dal comune di Barletta ma in qualsiasi parte del mondo si trovi e altrettanto sarà per gli operatori dell’Anagrafe e di altri enti amministrativi”.

    Si lo so, chiedo tanto per delle teste “in tutt’altre faccende affancedate” ma chi spiegherà alla nonnina che a mala pena sa usare l’interruttore della luce, che deve collegarsi con il sito ( c’ cos? u’site…d’ ci?) del Ministero per un pezzo di carta?      

Come doveva apparire ovvio a tutti, questo provvedimento metterà in ginocchio soprattutto la parte più debole della popolazione. Qualcuno, con amara ironia,  ha commentato dicendo che la prossima volta, per gli stessi motivi, verranno chiuse le biblioteche, i centri anziani e gli spazi per gli incontri. Invece di potenziare i servizi nelle periferie si sta facendo esattamente il contrario.

Desertificare la città dai servizi (qualcuno ricorda che, sino a pochi anni fa, i punti stato civile ed anagrafe in città erano ben quattro?), significa anche eliminare degli importanti presidi per la sicurezza. Una volta che la frequentazione positiva del territorio sparisce, c’è il rischio che prenda il sopravvento la presenza malavitosa. Per non parlare poi della riprovevole condizione nella quale  si costringono i familiari di coloro i quali non hanno le capacità per assolvere all’incombenza, di supplire ad un dovere dell’ente. Una grave ed irricevibile mancanza di rispetto per chi già vive una situazione difficile.

Mi attendo, ovviamente, che da Palazzo di Città venga diramato un comunicato con il quale si spieghi che la modifica del servizio è solo momentanea in attesa di un efficientamento e una razionalizzazione del Settore Servizi al cittadino, volta al rafforzamento (sia chiaro!) di sportelli che siano il più possibile polifunzionali, per garantire ulteriori servizi.

La (amara) conclusione è che l’idea con la quale è stata partorita la riforma della pubblica amministrazione stride in maniera imbarazzante con la sua attuazione. E il fallimento di tale idea arriva con un emendamento alla manovra approvato in commissione Bilancio. Si prevede che il Viminale potrà stipulare convenzioni “con soggetti dotati di una rete di sportelli diffusa su tutto il territorio nazionale che siano Identity provider e che abbiano la qualifica di certification authority accreditata dall’Agenzia per l’Italia digitale”. In pratica le Poste.

Come diceva qualcuno “Se non sapete lavorare con professionalità, ma solo con riluttanza, allora è meglio lasciare il lavoro e sedere alla porta del tempio e accettare elemosine da chi lavora con competenza.

Meditate gente, meditate!

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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