Sgarbi “Tatarella, ovvero della fantasia al potere”.

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Commemorazione a Bari nel 20° della scomparsa dello statista pugliese.

Gli orfani in Puglia di Pinuccio Tatarella, come uomo, praticamente tutti. Quelli invece di lui, nel senso dello stesso orientamento politico, almeno mezza regione e città di Bari. E, non fossimo stati ormai in piena campagna elettorale, si potrebbe star sicuri che la enorme “scuderia – congressi” di Villa Romanazzi Carducci non sarebbe bastata a contenere neanche i suoi sopravvissuti amici, o coloro che con lui si sentivano veramente tali, in occasione di questo 20simo dalla sua scomparsa. Cosa che non è certo avvenuta questo venerdì scorso. Quasi paradossale, ma chi mancava in forma ufficiale all’appello, tra centinaia di convenuti, erano proprio gli eredi più diretti di quel « piccolo partito di grandi uomini » come pure amò definire il suo MSI; quelli che in definitiva  non hanno saputo rinunciare alla loro identità, ma hanno sempre seguito Pinuccio nello sforzo di continuare, nelle regole della più assoluta democrazia, il grande sogno, abortito solo dalla guerra, dell’indimenticabile ex ministro barese del ventennio fascista, Araldo di Crollalanza: fare di Bari, nel Mediterraneo, la splendida ed importante “Porta d’Oriente” dell’Italia verso l’Est dell’Europa. Nessuna presenza né di spicco né in forze, infatti, di Fratelli d’Italia. Non un’assenza per le eterogenee partecipazioni al tavolo dei relatori (con in primis gli attuali amministratori locali e regionali di netto segno contrario) quanto e piuttosto una grande forma di rispetto per lo statista scomparso. Per tutti il miglior ossequio a lui ad evitare il minimo sospetto di voler strumentalizzare la commemorazione a fini elettorali ma anche, e soprattutto, la maniera per lasciare il massimo spazio possibile ad un ricordo a più voci di un politico di cui nemmeno i suoi più accaniti avversari potevano parlar male.

In perfetta consonanza, peraltro, con quanto contenuto nello straordinario libro “Pinuccio Tatarella – Passione ed intelligenza al servizio dell’Italia” in anteprima a Bari, dopo l’esordio alla Camera dei Deputati alla presenza del Presidente dello Stato Sergio Mattarella, e ricco di testimonianze autorevoli ed appassionate anche di molti dei suoi antagonisti in vita; ma pure con ben più di qualche curiosa sorpresa come, per esempio, scoprire che – e ben sei anni prima della famosa svolta di Fiuggi! – il nome di Alleanza Nazionale fu probabilmente dovuto al genio indiscutibile di Vittorio Sgarbi (che pur non lo seguì nella sua avventura in quella nuova formazione) durante un suo incontro, insieme a Pinuccio, con Vittorio Feltri e Barbara Berti. Dunque operazione di raffinata sensibilità il defilarsi dei seguaci della Giorgia Meloni, ecco poi ricordato Tatarella, nel saluto del sindaco metropolitano Antonio Decaro, come “l’uomo dell’armonia” che evitò la secessione del Nord Italia ai tempi di Bossi, oppure emergere come possente figura di giornalista, nel ritratto a tutto tondo sull’informazione fatta dal moderatore, nonché direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso; tutto ciò prima dell’accorato amarcord di Emilio Buccico e del forbitissimo eloquio dell’on. Francesco Paolo Sisto. Un’efficace introduzione affidata a Fabrizio Tatarella e Francesco Giubilei,  pressoché scontato, comunque, che  il piatto forte della serata non poteva che essere il discorso di Vittorio Sgarbi prima dell’intervento finale affidato al Governatore Emiliano.

Né le attese sono andate deluse anche per il lucidissimo confronto tra la politica ai tempi di Tatarella , di cui Sgarbi era stato testimone diretto ed interessato, e quella attuale, in cui ora coinvolto in prima persona quale parlamentare in carica. Un’analisi accuratissima e senza scampo per nessuno, sempre nella sua incomparabile maniera capace di strappare applausi a ripetizione, ed in cui non sono mancate battute ironiche anche nei confronti dell’ «amico» Michele Emiliano. persino paragonato al “S. Felice in Cattedra” di Giovinazzo – e figuriamoci se poteva astenersi da qualche citazione colta sull’Arte nel territorio – ovvero la stupefacente tela  del 1542 dell’immenso Lorenzo Lotto e che lui ha voluto portare agli onori di un Expo, a Milano nel 2015. Peccato solo che lo splafonamento dei tempi ed  il suo impegno al Teatro Palazzo per una rappresentazione del suo imperdibile “Leonardo” (un costante tutto esaurito praticamente in ogni piazza d’Italia, NdR) non abbia potuto poi fornire ai tanti presenti la gioia di un piacevole duetto finale SgarbiEmiliano. Concludendo, un evento memorabile, ben organizzato e partecipato ma che  non ha goduto, almeno a nostro avviso, di tutta l’attenzione che meritava da parte della grande e piccola stampa locale. Ma, a ridosso delle confuse primarie del centro destra e nella frenetica attività di ricerca di consensi ed alleanze di ogni schieramento  per le incerte elezioni di fine maggio, forse sarà sembrato un po’ pericoloso parlar troppo di Tatarella: in fin dei conti era stato un importante leader, e non certo di sinistra, che «benché morto non è finito, poiché è molto più vivo e vegeto di quanti gli sono succeduti…. ed è ancora attuale, mentre tutti gli altri ormai appartengono solo ad un passato che non può più ritornare». Insomma un termine di paragone scomodo, pur a venti anni di distanza,  con quanti si apprestano a voler amministrare una città cardine, qual’è Bari, per gli stessi equilibri  politici nazionali.

Enrico Tedeschi

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