La Carta Di Identità Elettronica? Un’odissea; è caos alle anagrafi!

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La carta d’identità elettronica manda in tilt una intera comunità: è caos alle anagrafi della città.

Da quando è stata mandata in pensione la vecchia versione cartacea, in favore del documento elettronico, richiedere la carta d’identità è diventata una vera e propria epopea tra tempi d’attesa infiniti e code interminabili.

Un vero e proprio caos, perché tra le persone in fila la tensione cresce di giorno in giorno e i poveri (in tutti i sensi) dipendenti degli uffici comunali, lì a subire senza averne alcuna colpa.

A complicare maledettamente le cose, qualche giorno fa, alla maniera della risorgimentale “Carboneria”, era stata fatta circolare, quasi sussurrando, la notizia che, se fino a qualche giorno fa era prevista la possibilità per gli utenti di recarsi direttamente (con tanta difficoltà) ad uno degli uffici comunali e assicurarsi un appuntamento.

La nuova procedura prevede che l’unico sistema di prenotazione utile per il rilascio della  Carta d’Identità Elettronica (CIE) è quello istituito dal Ministero dell’Interno, con il collegamento diretto mediante il tasto “Prenota”.

Il nuovo sistema di prenotazione on line delle carte di identità elettroniche avrebbe dovuto semplificare la procedura accelerandola, peccato, però, che il sito del ministero dell’Interno funziona a singhiozzo. Morale della favola? Impossibile prenotare un appuntamento.

La surreale situazione dei superstiti due uffici anagrafe di Barletta non può andare avanti così. Code eterne e disservizi costanti per i cittadini. I barlettani hanno tollerato fin troppo. L’anagrafe è un servizio fondamentale per i cittadini, un diritto. O si è in grado di erogarlo o si cambia mestiere.

Tento di spiegare in poche parole la “ratio” dell’ordinanza sindacale        “ […] emanata con l’obiettivo di abbreviare i tempi di consegna del nuovo documento e garantire il buon funzionamento del servizio”.

Cioè si è pensato, come ai tempi del ventennio, durante la parate ufficiali, di spostare le truppe dalla testa in coda così da far sembrare consistente il numero dei militari e mezzi.

In pratica gli addetti alle postazioni (tre in totale) adibite alla bisogna, cinque erano e cinque rimangono, spostati quando serve, dalla sede di via Ofanto (chiusa il martedì e giovedì pomeriggio quando prima opportunamente era operativa) a quella di viale Marconi.

Sapete quale è la straordinaria scoperta che viene fuori dopo la fantascientifica pensata? L’intero popolo cittadino non ha mai saputo che dietro l’identità degli anonimi e bistrattati impiegati, si celano 5 Superman.

Non ci credete? Fatevi due conti, alla maniera della famosa massaia e vi renderete conto che è così.

Praticamente gli amministratori locali, avendo acquisito anche le prerogative di nostro Signore, hanno tentato di moltiplicare non i pani e i pesci ma gli impiegati e questo perché per loro è più facile pensare ad un miracolo che a formare e spostare personale di altri settori, al servizio delle carte di identità.

Si lo so, chiedo tanto per delle teste “ in tutt’altre faccende affancedate” ma chi spiegherà alla nonnina che a mala pena sa usare l’interruttore della luce, che deve collegarsi con il sito ( c’ cos? u’site…d’ ci?) del Ministero per prenotare l’andata all’ufficio anagrafe?      

Come doveva apparire ovvio a tutti, questo provvedimento metterà in difficoltà soprattutto la parte più debole della popolazione.

Qualcuno, con amara ironia,  ha commentato dicendo che la prossima volta, per gli stessi motivi, verranno chiuse le biblioteche, i centri anziani e gli spazi per gli incontri. Invece di potenziare i servizi nelle periferie si sta facendo esattamente il contrario.

Desertificare la città dai servizi, significa anche eliminare degli importanti presidi per la sicurezza. Una volta che la frequentazione positiva del territorio sparisce, c’è il rischio che prenda il sopravvento la presenza malavitosa.

Per non parlare poi della riprovevole condizione nella quale  si costringono i familiari di coloro i quali non sono hanno le capacità per assolvere all’incombenza, di supplire ad un dovere dell’ente.

Una grave ed irricevibile mancanza di rispetto per chi già vive una situazione difficile.

Mi attendo, ovviamente, che da Palazzo di Città verrà diramato un comunicato con il quale verrà spiegato che la modifica del servizio è solo momentanea in attesa di un efficientamento e una razionalizzazione del Settore Servizi al cittadino, volta al rafforzamento di sportelli che siano il più possibile polifunzionali, per garantire più servizi.

La (amara) conclusione è che l’idea con la quale è stata partorita la riforma della pubblica amministrazione stride in maniera imbarazzante con la sua attuazione.

E il fallimento di tale idea arriva con un emendamento alla manovra approvato in commissione Bilancio.

Si prevede che il Viminale potrà stipulare convenzioni “con soggetti dotati di una rete di sportelli diffusa su tutto il territorio nazionale che siano Identity provider e che abbiano la qualifica di certification authority accreditata dall’Agenzia per l’Italia digitale”. In pratica le Poste.

Come diceva qualcuno “Se non sapete lavorare con professionalità, ma solo con riluttanza, allora è meglio lasciare il lavoro e sedere alla porta del tempio e accettare elemosine da chi lavora con competenza.

Meditate gente, meditate!

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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