Barletta: polemiche sullo sviluppo dei trasporti in provincia

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Anni di chiacchiere, di parole, di avvertimenti lanciati dai giornali, dagli utenti, dai sindacati, per rendersi conto, solo a fatto compiuto, che qualcosa è successo: mai una volta che ci sia chi se ne accorga prima. È il ritardo ad orologeria di un ceto politico, che spesso e volentieri si gioca su questi temi gran parte della propria credibilità.

Ritardi gravi di una classe politica, risucchiata in una sindrome da “Genius capovolto”, con effetti collaterali deleteri, che annullano l’intuizione o la trasformano, nei migliori dei casi, in un ritardo. E il ritardo della politica, si sa, su certe questioni fa più male dei ritardi snervanti di alcuni treni delle Ferrovie dello Stato e risulta goffo come il classico pesce fuor d’acqua.

Poi il silenzio … assordante, silenzio rotto solo da estemporanee uscite di quello o quell’altro a caccia di notorietà sino (ed era ora!) all’iniziativa del Senatore Dario Damiani il quale, dopo il cambio ai vertici di FS e l’audizione tenuta in Commissione Lavori Pubblici al Senato del nuovo Amministratore delegato Gianfranco Battisti, ha affermato che “…Migliorare infrastrutture e servizi di trasporto pubblico al Sud: lo diciamo da sempre, finalmente pare che stia diventando una priorità anche per le aziende del settore”, ribadendo “Sarebbe davvero un’occasione sprecata non provare ad investire su questa innovazione nel percorso del diretto Bari – Roma. Si tratta quindi di una tra le ipotesi a mio avviso da prendere in seria considerazione per una proposta concreta da formulare in occasione della prossima audizione in Senato, stavolta dei rappresentanti di RFI, in vista del rinnovo contrattuale RFI-FS per il servizio di gestione del trasporto pubblico ferroviario”.

A questo punto sorge spontanea la domanda: perché il similare esperimento non viene effettuato con il Frecciarossa nell’intero territorio della 6^ provincia?

Vergognosamente siamo ancora fermi all’inqualificabile e incomprensibile decisione con la quale si è stabilito che il Frecciarossa non fermerà a Barletta perchè “ … Allo stato attuale Trenitalia non prevede ulteriori variazioni alla programmazione del collegamento in questione. Infatti, va considerato che, per quanto concerne i servizi ferroviari di media-lunga percorrenza, la stazione di Barletta è attualmente collegata con il centro nord con 15 coppie di treni e per l’esigenza di rispettare tempi di percorrenza tali da assicurare una maggiore corrispondenza tra “l’offerta” aziendale e la “domanda” delle maggiori località  attraversate”.

Signori, permettetemelo, un’emerita presa per il … fondo schiena. Servizi ferroviari sufficienti, rispetto dei tempi…ma quando mai se il freccia argento (omologo del frecciarossa) che dovrebbe arrivare da Milano a Barletta alle ore 19,01 non giunge mai nella nostra città (per pluri esperienze personali) con meno di 20 minuti di ritardo.

Diciamola tutta fuori dai denti, non avevamo il Santo protettore (con un minimo di credibilità), cosa che parrebbe essere mutata ora che, con tre nostri autorevoli rappresentanti, copriamo l’intero arco costituzionale, da sinistra a destra compresa la forza di governo, con i senatori Messina, Damiani e Quarto.

I rappresentanti del territorio dovrebbero rimarcare l’inaccettabile situazione che vede, esclusa dal traffico nazionale, la fermata in una città capoluogo di provincia che conta un’utenza di circa 600mila utenti. Barletta è il secondo nodo ferroviario dopo Bari e non possiamo permettere che le scelte di Trenitalia continuino a penalizzare il territorio, la Puglia e persino la stessa Società. Per questo andrebbe “sollecitato” il ministro Toninelli affinché spieghi quali iniziative intende intraprendere al fine di porre rimedio a questa decisione incomprensibile.

Oggi, finalmente, il Senatore Damiani trova il coraggio, come il leone della favola “Alice nel paese delle meraviglie” e sbatte i pugni sul proverbiale tavolo per far provare anche a Barletta e al suo territorio se è in grado di sostenere i costi della fermata di un Frecciarossa 1000 Pietro Mennea nella Città del Campione.

E non ci basterebbero, ovviamente, le false ostentazioni di ottimismo, di coloro che ci invitassero, come hanno fatto in precedenza a “ sperare e a non fasciarsi la testa, prima di rompersela”, visto che i tagli ventilati erano “solo presunti”.

Del resto, aveva puntualizzato, il politico di turno, “In caso contrario comunque garantiamo sin d’ora che ci attiveremo ad ogni livello, dalla Regione, al Parlamento, al Governo, per evitare qualsiasi penalizzazione dei cittadini delle nostre terre”. Ma quando mai!

Signori, vi volete rendere conto con chi abbiamo a che fare ?

Chi viene ricordato per sempre non è colui il quale vince la medaglia d’argento o ancor peggio, quella di  bronzo, bensì chi sale sul gradino più alto del podio e speriamo che diventi concretezza quello affermato da Damiani il quale ha saggiamente e realisticamente affermato dicendo che “Un treno, dunque, che non riesce ad esprimere al meglio le sue potenzialità in termini numerici di utenza e per il quale un’ottima occasione di ampliare il suo bacino di fruizione potrebbe essere rappresentata dalla previsione di un’unica fermata a Barletta. Il co-capoluogo della BAT è infatti un hub, uno snodo importante per i viaggiatori (potenzialmente 600 mila unità solo dalla provincia) sia regionali che dell’entroterra lucano.

Spes ultima dea!

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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