Canne e le aperture straordinarie… repetita iuvant ad alcuni

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Il paragone (valutato al contrario) potrebbe apparire blasfemo ma, avete fatto caso come sono simili, nella loro diversità, il miracolo di San Gennaro (liquefazione del sangue) e l’apertura di oggi, 2234° anniversario della storica battaglia tra Annibale e i Romani, del sito Archeologico di Canne? Ambedue i casi inspiegabili!

Per tutto l’anno la reliquia del Santo giace densa nelle due ampolle per poi liquefarsi in tre date. Stessa modalità per Canne: tutto l’anno con aperture limitate a quattro giorni a tutto discapito dei visitatori e poi in tre date (a seconda di interessi più o meno istituzionali) si apre “all time” senza se e senza ma.

I se ed i ma corrispondono ad una calendarizzazione degli eventi, con tanto di presentazione ufficiale alla stampa, locandine e quant’altro, ma con solo avviso orale, del tutto informale, agli operatori nonché dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ovviamente questo non meraviglia nessuno perché i precedenti (tutti molto borderline la regolarità legislativa) sono tanti e ripetuti, come detto, periodicamente.

L’auto celebrativo comunicato recita testualmente “Saranno presenti, fra gli altri, oltre alla padrona di casa (a proposito, si che il Ministero Culturale ha mutato da poco per l’ennesima volta il suo nome ma non ero informato e me ne scuso, del cambiamento relativo alle qualifiche e l’introduzione della nuova “Padrona di casa”…non si finisce mai di imparare!) la direttrice dell’Antiquarium e Parco archeologico, Miranda Carrieri e il Sindaco di Barletta, Cosimo Cannito, il presidente di Tpp Giuseppe D’Urso (Carneade…chi era costui?), la dirigente del Settore Cultura del Comune di Barletta, Santa Scommegna, per la Regione Puglia il consigliere regionale Ruggiero Mennea, delegato dall’assessore regionale Loredana Capone. Non potrà essere presente la dottoressa Eugenia Vantaggiato (aggiungo io Segretario Regionale del Ministero cioè massima autorità in Puglia del MIBAC), per impegni istituzionali pregressi, pur non avendo fatto mancare il suo sostegno alle iniziative”.

 

 

 

 

 

Non desidero assolutamente entrare nelle dinamiche complesse e per me non facili da comprendere che hanno portato all’ennesima apertura “estemporanea” del sito ma perplessità, permettetemelo, le devo condividere con voi sull’effettiva utilità (per qualcuno si ed eccome!) per il futuro del sito e del turismo locale. Cioè, come recita il vecchio detto “Passata la festa, gabbato lo Santo”. Gli addetti alla vigilanza tre erano e tre rimangono. E si carissimi, perché il punto focale della crisi e del mancato sviluppo dell’area annibalica e proprio questo. C’è chi, per motivi non comprensibili (agli altri ma non a me) continua a pontificare sul rilancio di Canne grazie a quello o a quell’altro, circumnavigando il problema principe… la mancanza di personale. Ma tanto a noi che ce ne frega, l’importante è fare la parata sotto le stelle che stanno a guardare!

Per non parlare delle omissioni di tanti, specie quelli preposti a svolgere questa incombenza, i quali con scarsa memoria, ignorano quegli avvenimenti che sono vere e proprie pietre miliari della Storia barlettana. Mi riferisco, in questo caso specifico, alla data del 26 giugno 1937, allorquando una illuminata amministrazione comunale, ebbe la fondamentale idea di acquistare il terreno ove sorgeva la cittadella di Canne.

Non è confutabile la dura e cruda realtà che c’è scarsissima attenzione sulla Storia della nostra Città ed in particolar modo quando si tratta lo spinosissimo caso di Canne.

Solo i barlettani non hanno percepito questa grossissima lacuna. Infatti solo pochissimo tempo fa, durante una conferenza organizzata per delineare un bilancio della mostra “Annibale. Un Viaggio”, il giornalista e saggista Paolo Rumiz, profondo conoscitore del patrimonio culturale italiano e soprattutto dei personaggi che quel tesoro dovrebbero curare e gestire, ha immaginato scenari non certo felici se non ci sarà una larga e propositiva “coalizione” che lavori per risollevare le sorti dei luoghi che videro Annibale assoluto protagonista.

Purtroppo Rumiz in quella occasione ha sentenziato che “gli Italiani, dal punto di vista storico, hanno un autostima pari a zero” ed io sommessamente aggiungo che non conoscono affatto la storia!

Ebbene si, signori perché se ottantuno anni fa il Comune non avesse fatto proprio quell’appezzamento di terreno, oggi ma anche ieri e l’altro ieri, non si starebbe a celebrare un bel niente nella nostra città, bensì qualche altro luogo la farebbe da padrone per organizzare simili manifestazioni.

Pensate stia esagerando? Bene, vi porto a conoscenza di una lettera inviata al Commissario Prefettizio del Comune di Barletta il 23 aprile 1935 dal dott. Vito Lattanzio, Presidente dell’ “Associazione fra gli Amici dell’Arte e della Storia Barlettana” il quale avvisava che “…Alla fine del corrente mese di aprile sarà tenuto in Avezzano il consiglio di famiglia dell’interdetto Nicola Cocco, proprietario della Collina di Canne. Per poter con facilità concludere le opportune trattative per l’acquisto della predetta collina da parte di codesta Amministrazione, sarebbe indispensabile inviare di urgenza la relativa proposta di acquisto. Anche perché, da sopralluogo effettuato da incaricati, mi è stato riferito che dalla distruzione delle tombe eseguita dai nuovi proprietari della masseria Cocco” e concludeva “ Solo con l’acquisto potremo avere la possibilità di salvare almeno una parte di una zona di grande interesse nazionale e di compiere il nostro dovere verso quei morti che da duemila anni giacciono inosservati in terra nostra”. Più chiaro di così si muore!

Per fortuna che l’accorato ed illuminato appello lanciato da ogni parte del settore cultura della società civile barlettana (altri uomini e non altri tempi!), venne accolto e il 26 giugno del 1937 il Comune di Barletta nella figura del Podestà dott. Michele Picardi, acquistava dall’avv. Alfredo Tommassetti, tutore del sig. Cocco Nicola proprietario, una zona di terreno denominata “Monte Canne” in contrada omonima, della superficie di ettari 8.79.40 iscritta in catasto alla partita n. 2327, foglio 43, particella 13, per la somma complessiva di £. 9.784,44.

Non si pensi, però, che da quel momento per Canne tutto divenne facile e bello…macchè!

Infatti la sorte del sito archeologico annibalico è stato sempre poco felice (eufemisticamente parlando). Infatti quasi 70 anni fa, il 15 febbraio del 1949, sulle pagine del quotidiano romano Il Messaggero il giornalista e scrittore Aldo Valori, commentatore e storico di fatti d’arme, con un pezzo dal titolo “Allarme a Canne” effettuava una segnalazione al Ministro della Pubblica Istruzione Gonella con la quale lo informava che “… dove si svolse la più famosa battaglia dell’antichità … i contadini stanno rovinando la più impressionante necropoli che esista in Italia, quella di più alto valore storico. Quei poveri villici piantano viti e seminano grano sulle colline dove si svolse la battaglia che mentre cinse di immortali allori il capo di Annibale, diede ancora la dimostrazione della ferrea resistenza morale di Roma e della Lega italica”. E terminava con una richiesta che faccio sicuramente mia “ E tuttavia, se si deve evitare una distruzione totale vada per la recinzione e magari per l’ossario. Ma sarebbe stato tanto più bello, più decoroso, più conveniente anche sotto l’aspetto turistico (tengo a ribadire che si parla di 70 anni fa!) conservare la sterminata necropoli nel suo aspetto originario. Si fa ancora in tempo a rimediare? Al Ministro Gonella (Pubblica Istruzione) uomo di cultura e di studio non sfuggirà questa occasione per acquistarsi una benemerenza presso gli archeologi, gli amatori di storia patria ed anche presso i poeti, se ce ne sono”.

A Barletta, insomma, è purtroppo poco l’interesse a valorizzare e proteggere quel patrimonio culturale che potrebbe, anzi dovrebbe, costituire la prima risorsa economica stante il “famigerato” patto di stabilità.

In tanti, del settore e non, in diverse occasioni hanno fatto notare che la Città appassisce ed arretra culturalmente.

Nasce spontaneo il dubbio se tutti noi facciamo qualcosa per risolvere i problemi dei nostri giovani, mentre si continua ad affermare che l’unica soluzione lavorativa per i prossimi anni è lo sfruttamento del territorio dal punto di vista turistico e dei beni culturali per la promozione.

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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