Canne della Battaglia e le parole…

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Sito archeologico Canne della Battaglia (Barletta). Foto concessa dalla Segreteria del Polo Museale della Puglia

Un innocente consiglio: se avete un po’ di pazienza e possibilità, andatevi a rileggere tutto quello che viene detto e scritto ogni anno, da qualche tempo a questa parte, nell’approssimarsi del 2 agosto, ovvero ricorrenza dell’anniversario della Battaglia di Canne (216 a.c.) e vi rendereste conto che l’enormità di parole scritte e pronunziate, sembrano “copiate” con l’ormai scomparsa carta carbone. In definitiva una tristezza senza fine, mentre la sorte del sito annibalico assume un colore sempre più tendente al nero tetro.

Si assiste alla solita parata di nani, ballerine e menestrelli che hanno il poco recondito obiettivo di rientrare nella citazione di rito “alla manifestazione erano presenti”.

Seneca, nella Medea, faceva formulare l’interrogativo “Cui prodest?” e mai, come in questo caso, bisognerebbe porsi e soprattutto porre la domanda: a chi giova o a cosa giovano queste estemporanee rappresentazioni teatrali di fronte a incredibili situazioni conferma di negligenza, noncuranza per la cultura, ritardi e contro qualunque valore di senso civico e di bene comune piuttosto che di decoro?

Quindi di tutto quanto “ridetto” resterà soltanto qualche foto, pubblicata sui mezzi di comunicazione e da inserire nel proprio curriculum, di amministratore o personaggio di varia estrazione.

    E mentre c’è il famoso (o famigerato?) rimpallo o se preferite, chiarimento sulle competenze e sulla “spartizione” dei meriti (ma quali?), il mese di agosto 2018 ce lo siamo giocato, come anche i turisti che proprio in questo periodo affollano i luoghi della cultura della nostra Terra e la soluzione dei problemi è rimandata … a quando?

In questi giorni si è veramente ascoltato di tutto e di più con figure istituzionali e non, che si sono ed hanno posto domande legittime, per carità, ma ripetitive sul futuro di Canne e la sua valorizzazione, bensì nessuno ha fatto il seppur minimo cenno alle voci, strane, che circolano su tanti dipendenti del MiBACT ai quali, in questi periodi critici (quelli estivi), vengono chieste prestazioni straordinarie che poi non vengono retribuite come da contratto o che siano stati dimenticati i pagamenti delle indennità di turno nel calcolo delle retribuzioni. Sarebbero questi i temi su cui dibattere e pensare seriamente a delle soluzioni.

Il fu Ministro dei Beni Culturali Franceschini un po’ di tempo fa, sull’onda della indignazione nazional-popolare per la chiusura del Colosseo, ebbe a tuonare “Ora basta! Proprio nel momento in cui la tutela e la valorizzazione dei beni culturali sono tornate dopo anni al centro dell’azione di governo, proprio mentre i dati del turismo sono tornati straordinariamente positivi, una nuova assemblea sindacale, questa volta al Colosseo e ai più importanti siti archeologici di Roma, fa restare turisti in fila davanti agli occhi di tutto il mondo”.

E questa indignazione cosa ha prodotto se non palloni gonfi di parole senza alcun risultato? Ovviamente un beneamato nulla.

La situazione è ancora più grave soprattutto in un momento storico come questo che vede i lavoratori del MiBACT con un incremento stipendiale a sostegno del reddito che è stato un vero e proprio insulto e di contro solo giri di vite a tutto campo, con ulteriori limitazioni alle progressioni economiche e la negazione in assoluto per il personale interno di poter scorrere in graduatoria per i passaggi d’area.

Nei vari incontri avuti con i responsabili del Ministero, tutte le sigle sindacali di settore, hanno evidenziato il caos e l’incertezza che penalizza molti Istituti periferici nonostante gli sforzi di colleghi e dirigenti seri e responsabili. La carenza di organico in tutte le aree e relativa a tutti i profili professionali, è ad oggi superiore alle 2.550 unità (non una decina!). Le stime dei prossimi pensionamenti, già effettuate fino al 2020, porteranno la cifra ad oltre 6.000 unità.

Non valgono nemmeno come le   Non valgono nemmeno come iti) classiche soluzioni tampone (quasi niente) le assunzioni “temporanee e straordinarie” di un paio di addetti perché il punto cruciale della critica (a voler essere ottimisti) situazione di Canne, non sono i lavori che non si sa quando, come e perché verranno terminati, bensì il nodo gordiano è quello della gestione post termine dei lavori visto che attualmente il personale di custodia incardinato a Canne è di soli e miseri tre addetti alla vigilanza. Credete stia scherzando? è molto facile verificarlo, basta recarsi sul posto e chiedere al personale stesso.

Se si continua così, andrà sempre peggio e sarà ulteriormente più difficoltoso continuare ad usare i dipendenti della cultura come bassa manovalanza (se non peggio!) senza aspettarsi reazioni forti.

Il Consigliere regionale Ruggiero Mennea intervenendo alla lodevole manifestazione tenutasi il 21 scorso presso l’Antiquarium di Canne, alla presenza dei pochissimi irriducibili nostalgici delle gesta annibaliche, ha affermato “L’unione fa la forza e mai come in questo caso, determinante è risultata la collaborazione tra le strutture del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, dal Segretariato Regionale al Polo Museale della Puglia e dell’Amministrazione comunale. Il sito archeologico di Canne rappresenta un patrimonio da valorizzare e riscoprire, ogni sforzo messo in atto va dunque in questa direzione”.

Sapete qual è il pesantissimo dubbio che mi rimane dopo queste affermazioni? Ma in quale direzione sono indirizzati gli sforzi? Un’idea forte l’ho, ma la tengo per me.

Sino ad oggi l’unica immagine, fissata nella mia memoria, di un politico che fattivamente si è speso per la nostra Città e Canne della Battaglia, è, come ha ricordato nella su citata manifestazione lo storico Renato Russo, quella del Ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro immortalato mentre, il 20 aprile 1958, inaugura l’Antiquarium. Poi 60 anni di inutili parole, degrado, parata di stelle e nulla più.

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta 

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