Barletta: Grimaldi “i Religiosi e lo Show Business”

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Alzi la mano chi nei giorni scorsi non ha letto o meglio, cliccato sulla grancassa mediatica chiamata youtube, per visualizzare il filmato riguardante Carmen D’Agostino, 27enne di origine lucane che è diventata la clarissa Suor Maria Vittoria della Croce indossando l’abito da sposa prima di mettere quelli da suora con la benedizione di Mons. Leonardo D’Ascenzo Vescovo dell’Arcidiocesi di Trani Barletta Bisceglie e Nazaret. Suor Maria Vittoria si è presentata all’altare della concattedrale di Barletta come in un vero e proprio matrimonio, accompagnata dal padre fino all’altare, con bouquet in mano e un lungo abito bianco con velo, sfilando tra gli scroscianti applausi di amici e familiari  seduti tra i banchi.

La cosa ha ottenuto un incredibile numero di visualizzazioni tant’è che qualcuno pensa già alla trasposizione, in pellicola, della storia riguardante la novella Suor Cristina (ricordate la vincitrice di “The Voice 2”?).

Scusatemi ma ci terrei tanto che qualcuno spiegasse a me che ignoro tutto quello che avviene all’interno di un ambiente monastico o comunque religioso, se ancora si insegnano o perlomeno si leggano i testi sacri perché in questo caso sia alla cantante che alla neo sposa devono essere sfuggite le parole di Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme “Vanità delle vanità, tutto è vanità”. Al contrario sembrerebbero, le due giovani donne, ferratissime sul concetto che oggi tutto deve far spettacolo oppure non esiste.

Questa surrealistica (mica tanto!) introduzione mi è utile per affrontare un tema che ha poco di scherzoso e cioè i religiosi one man show.

L’argomento non nasce dal nulla e questo perché, durante l’udienza alla Congregazione per il Clero del 3 ottobre scorso, Papa Francesco, riferendosi ai preti, aveva sentenziato “Più che il rumore delle ambizioni umane, preferirà il silenzio e la preghiera” ed ancora “Preti che siano un segno di speranza e che si trovino ad affrontare insieme gli ostacoli, senza cedere alle tentazioni del protagonismo o del fare carriera. Sarebbe bello mettere all’ingresso delle Chiese il cartello: niente chiacchiere”. A chi lo dice Santità!     

Pensate che il chiarissimo messaggio del numero uno della Chiesa è stato recepito e fatto proprio? Ma non scherzate! Uno degli esempi (non inventato) è proprio quello che vi ho raccontato all’inizio.

E non è la prima volta che Papa Francesco bastona i preti che fanno spettacolo tant’è che, in altra occasione spiegava “La Messa non è uno spettacolo. A me da’ tanto fastidio quando celebro in basilica o in piazza e vedo tanti telefonini alzati. Ma non solo fedeli, anche preti e vescovi. La liturgia dice: In alto i nostri cuori e non in alto i cellulari”.

Questo detto in una piazza San Pietro gremita da migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, ai quali ha ribadito l’importanza della liturgia eucaristica e quanto sia fondamentale, per un credente, non distrarsi mentre il sacerdote consacra il pane e il vino. Cosa difficile in presenza di un celebrante che sposta l’attenzione, dal momento sacro, con canto irricevibile, mosse continue e fastidiose proprie di un attore da avanspettacolo, accompagnato da trombe, tromboni e batterie.

Ovviamente tutto il mio rispetto va ai bravi cristiani e ai sacerdoti che continuano ad esser fedeli alla Messa nonostante il loro sensus fidei faccia loro intuire che c’è qualcosa che non va. L’agire segue l’essere, insegna la buona filosofia. La perdita del soprannaturale nelle Messe e nelle azioni liturgiche in genere di molti sacerdoti, testimonia, troppo tragicamente, che se la loro fede nello stesso mondo soprannaturale non è spenta del tutto è almeno più che assopita

Ammiro e rimpiango il modo spirituale con il quale i sacerdoti, da San Pietro a Padre Pio, hanno sempre celebrato la Messa.

Da laico sarei tentato di lanciare una sorta di monito ai sacerdoti. Attenti, non sappiamo che farcene (ne abbiamo già troppi) di sociologi, sindacalisti, politologi, psicologi, ecologisti, sessuologi in una sola parola, di tuttologi! Perché non c’è bisogno di preti, frati, monaci che esercitino i mestieri che dicevo, per giunta spesso da improbabili orecchianti. Non si dimentichi mai: quella che soltanto il consacrato può esercitare, quella dove non ha e non può avere “concorrenza” è la funzione di tramite, di legame, tra l’uomo e Dio, nell’amministrazione dei sacramenti.

A questo proposito sempre Papa Francesco aveva consigliato “Non è mai il pastore a dover dire al laico quello che deve fare e dire, lui lo sa tanto e meglio di noi. Non è il pastore a dover stabilire quello che i fedeli devono dire nei diversi ambiti. Vi raccomando perciò di non cadere nella tentazione di voler essere “showman” sul pulpito, magari parlando in modo sofisticato o abusando dei gesti; nemmeno però devono essere così noiosi da spingere le persone ad andare fuori a fumare una sigaretta durante l’omelia”.

Quindi il problema non è più il dilettante allo sbaraglio sul presbiterio o cose simili, tanto che diversi interlocutori mi hanno confessato “Scusa, ma a volte non so più dove mi trovo, se in un luogo sacro o all’avanspettacolo”, bensì una sciatteria tanto diffusa e così radicata, che ormai pochi riescono a percepirla. Qualche esempio banale che riguarda i preti: messa che ha inizio con oltre un quarto d’ora di ritardo, scarsa cura personale, uso improprio dei paramenti, abitudine a inframmezzare il parlato con battute e commenti in qualsiasi momento della liturgia, momento degli avvisi equivalente alla relazione di una riunione di condominio. D’estate poi c’è gente (uomini e donne, maturi e non) che sembrano provenire dalla piscina con zoccoletti e prendisole, seno bene in vista, calzoncino corto o pantalone basso con vista al fondoschiena specie se seduti sul banco davanti. Sai che ispirate meditazioni?

Certo la deriva negativa è in atto, più o meno marcata, ma è in atto.

Che dire oltre se non amen e che il Signore ci perdoni!

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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