Canne della Battaglia, Grimaldi: il regalo di Aldo Moro dopo 60 anni!

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Tutti noi abbiamo una caratteristica, innata e spesso inconsapevole: giudichiamo le cose in base alla nostra esperienza. Le nostre opinioni e la percezione della realtà sono costruite su quello che vediamo, su come viviamo la vita.

Credo che la mente di tanti (specie chi ha in mano le nostri sorti), abbia volontariamente rimosso tutto il passato, perchè evidentemente per loro era fonte di imbarazzo o erano episodi che proprio non andavano giù.

La mia personalissima convinzione, forse distorta da 40 anni di lavoro tra la “Storia”, è che  la memoria storica è un diario, un salvadanaio dello spirito e racconta i fatti più pregnanti della vicenda umana: ecco perché la storia diventa la memoria vivente del mondo intero. Non c’è futuro senza memoria.

La memoria storica è testimonianza del passato: consiste, in estrema sintesi, nell’organizzare il passato in funzione del presente. Tutto ciò che oggi noi siamo ha le sue radici nel passato e dimenticare queste radici è come condurre una vita priva di riferimenti.

Si ha fame e sete di memoria storica, non per una sterile nostalgia del passato, ma perché essa orienta una visione positiva della vita e dei rapporti umani, educa alla convivenza pacifica. Bisogna ricordare! Si sa che le famigerate SS tedesche, quando si ritiravano dai campi di concentramento, distruggevano il più possibile, proprio per uccidere la memoria, sostenendo che tanto nessuno avrebbe creduto…

Ecco perché il vero storico, da qualcuno, è stato autorevolmente definito un veggente che guarda all’indietro.

Sono persuaso che il miglior modo di valorizzare la memoria storica non consista nell’indulgere in espressioni magniloquenti e nemmeno nella comunicazione di un bagaglio d’informazioni tanto cospicuo quanto scollato dai temi decisivi della nostra epoca, bensì nel tentativo di far scaturire le ragioni di un concreto innovamento.

Ora, per dare concretezza ai pensieri espressi, vi propongo un personaggio che ha influito in maniera determinante sulla vita della nostra Città. Sto parlando di Aldo Moro che, 40 anni fa, veniva barbaramente ucciso.

Aldo Moro a Barletta non era così estraneo, tutt’altro!  L’elenco delle sue, sempre concrete, venute nella nostra Città sarebbe sin troppo lungo quindi mi limito a riportarne alcune. La prima in assoluto in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno ’46 con il comizio in piazza affiancando il primo Sindaco repubblicano di Barletta Isidoro Alvisi. Proseguendo con l’inaugurazione della Scuola Elementare “Rione Tempio” nel 1952 che fu solo l’iniziale “aiuto” dell’on. Moro a beneficio del progetto ricostruttivo dell’edilizia scolastica cittadina favorendo il finanziamento di due scuole, una elementare nel rione Tempio la “S. Domenico Savio” e l’altra, la scuola media “Giuseppe De Nittis”. Altra importantissima presenza a Barletta, nel 1958, per l’inaugurazione della Biblioteca Comunale nel foyer del Teatro “Curci”,  riaperta al pubblico dopo un lungo periodo di restauro, in seguito all’occupazione da parte delle truppe alleate nel primo dopoguerra che l’avevano gravemente danneggiata.

E dopo la cultura il lavoro con l’avvio, nel 1964, della costruzione della Cartiera Mediterranea, in rispetto di una promessa fatta nel 1961 dall’avv. Pietro Sette, presidente della Breda, il quale Convinto dall’on. Aldo Moro, si era impegnato per la industrializzazione della nostra regione, attraverso la costruzione di alcuni grandi stabilimenti: a Bari il Pignone e le Fucine Meridionali, a Giovinazzo la Brema, a Taranto l’Italsider e a Barletta la Cartiera.

Ma il top, per la Cultura barlettana, si ebbe quando Aldo Moro, nella veste di Ministro alla Pubblica Istruzione, inaugurò domenica 20 aprile 1958, l’Antiquarium di Canne. Tutto fu reso possibile grazie ai buoni auspici di Moro e dei conseguenti finanziamenti concessi dalla Cassa del Mezzogiorno per la creazione della innovativa struttura museale nel territorio che per la prima volta permetteva la diretta fruizione, in loco, da parte dei cittadini del materiale archeologico scavato fin dal 1937 ad opera dell’archeologo “scopritore dei sepolcreti” prof. Michele Gervasio e che le varie e luttuose vicende belliche  non avevano fino ad allora consentito di vedere esposte.

Una folla incredibile partecipò all’apertura dell’Antiquarium alla presenza del Prefetto S.E. Leoluca Longo, del gen. Fanelli comandante della III Regione aerea, del soprintendente di Puglia e Lucania Nevio Degrassi, del capo compartimento delle FF.S. ing. Bastianelli, dei sindaci di Barletta avv. Palmitessa e di Canosa prof. Vito Rosa, del provveditore agli Studi prof. Cassano e del dott. Vito Antonio Lattanzio.

Toccò al Sindaco di Barletta spiegare l’importanza di quel momento seguito dal generale Domenico Ludovico, presidente del Comitato pro Canne della Battaglia, il quale rievocò le tappe della valorizzazione della zona archeologica. Ovviamente la parte del leone spettò al prof. Michele Gervasio che rappresentò, ai presenti, la difficile storia del parco cannese ed infine intervenne il soprintendente alle Antichità Nevio Degrassi. La cerimonia si concluse con il gradito ed applauditissimo intervento del Ministro Moro, il quale auspicò un grande rilancio culturale e turistico del sito e dell’intero territorio ofantino.

Oggi, a 60 anni di distanza, in pochissimi hanno ricordato quel fondamentale regalo fatto alla cultura del territorio da Aldo Moro e quindi quell’auspicio sembrerebbe esser stato disatteso ma, come si ostina a ripetere qualche testa dura come la mia, la speranza è l’ultima a morire e nel caso contemporaneo la “spes” di latina memoria, è rappresentata dalla responsabile del sito archeologico, la collega Miranda Carrieri la quale così bene opera seppur in tante e a volte insuperabili, difficoltà. L’ultima? I giorni 25 aprile e 1° maggio tra tutti i siti sotto l’egida del Polo museale pugliese, indovinate un po’ quale resterà desolatamente e vergognosamente chiuso? è Inutile anche dirvelo.

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta 

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