Barletta, Michele Grimaldi: Le Foibe, il “ricordo” offeso

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Non penso che qualcuno, oggi, possa negare che la Storia viene affrontata con modalità differenti in base al momento politico-culturale nel quale si vive. L’avvicinarsi di ogni 27 gennaio, giorno della memoria della Shoah, mette in fibrillazione reti e TG nazionali, per non parlare dei “rimembratori” i quali, grazie a quella giornata, si sono costruite vere e proprie professioni.

In quella data c’è un sovrapporsi di servizi nei telegiornali, dibattiti nei talk show, programmazione di film e sceneggiati. Tutti corrono per intervistare almeno uno degli ultimi sopravvissuti. Intervista che spesso si risolve con la trasmissione di qualche frase per un pugno di secondi. Poi passa (dopo aver speso belle cifre!) e se ne riparla l’anno successivo.

Del giorno della memoria del genocidio armeno, Metz Yeghern, non se ricorda nessuno, niente servizi. Anche perché cade il 24 aprile e in quel giorno, se c’è qualche spazio disponibile nelle scalette dei telegiornali viene dedicato al “25 aprile anniversario della liberazione” e alle polemiche che lo hanno accompagnato negli ultimi settanta anni.

Il 9 maggio, giorno dedicato alle vittime del terrorismo, spinge a programmare qualche nuovo sceneggiato o replica e costringe i TG a realizzare servizi almeno sulla cronaca delle cerimonie.

C’è poi la produzione di sceneggiati su eventi e personaggi (i soliti noti) della grande storia. Si tratta di fiction decisamente apprezzate dal pubblico e infatti le TV, sia pubbliche che private, ne propongono in continuazione.

Il 10 febbraio, “Giorno del ricordo” delle Foibe e dell’Esodo istriano, non crea la stessa fibrillazione. Quasi nessun film o sceneggiato (“Il cuore nel pozzo” non è stato mai più replicato), rarissimi servizi nei notiziari, per lo più, legati alle cronache delle cerimonie al Quirinale o nelle aule consiliari di pochi comuni, con sporadiche (o nulle) presenze nei talk show.

E sapete a cosa porta il non sapere? A quello che è accaduto lo scorso anno allorquando, nella notte tra il 9 e il 10 febbraio, alla vigilia del “Giorno del Ricordo”, è stata danneggiata, da pavidi idioti, la lapide commemorativa dedicata ai martiri delle Foibe fatta apporre meritoriamente, nel 2010, dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Nicola Maffei in via Manfredi sulla facciata dell’ex Caserma Stennio, prossima sede dell’Archivio di Stato di Barletta, all’interno della quale nel 1949 furono ospitati i profughi provenienti dalle terre Dalmate-Giuliane, scampati alla pulizia etnica messa in atto dal dittatore comunista Tito.

Mi chiedo come sia possibile che (e la situazione mi rattrista ed indigna), almeno in questi casi, non si metta da parte la propria idea politica e si lasci spazio solo al rispetto e al ricordo di stragi assurde e inconcepibili le quali vanno doverosamente ricordate affinchè non si permetta l’oltraggio di dimenticare tutto, per colpa dell’esecrabile oblio dell’indifferenza.

E invece no! Quelli di una parte cercano, in proprio e sottolineo in proprio, di ricordare e commemorare le vittime delle Foibe, mentre i nostalgici di un certo atteggiamento, ormai non più proponibile, organizzano, a spese della collettività, di tutto e di più. Sia chiaro ogni cosa lecita e giusta, ma spesso troppo di più!

E’ noto a tutti, i figli e i figliastri hanno sempre e comunque un genitore, autore di queste ingiustificabili preferenze.

Debbo ammetterlo controvoglia ma sono molto contrariato perché non ho mai potuto iniziare un mio intervento con la frase “Ora che i clamori della “Giornata del Ricordo si sono sopiti”. Ebbene si, purtroppo, per il 10 febbraio non c’è mai stato alcun clamore e parlo in riferimento a quello che in genere succede qui da noi dove, per quella giornata, invece di ricordare con grande risonanza quello che abbiamo vissuto da protagonisti interessati quel lontano 1949, vengono esposte, tuttalpiù, bandiere a mezz’asta a Palazzo di Città per celebrare la giornata o addirittura, beffa delle beffe, un associazione organizza, per la data in questione anzi, il giorno dopo, un “evento commemorativo delle vittime dell’Olocausto e (se avanza un po’ di tempo) delle Foibe”.

Come considerare il comportamento? Sufficiente, giusto o non commentabile?

Facendo un paragone con i precedenti, abbastanza offensivo il non programma delle iniziative, pubbliche e private.

Negli anni passati aveva fatto scalpore l’iniziativa del dott. Giuseppe Dicuonzo il quale, in una lettera inviata al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, aveva denunziato il “vergognoso atteggiamento di rimozione e negazione legislativa, sociale e storiografica che si è consumata in oltre cinquant’anni di prima repubblica” e il mancato accoglimento unito alle non celebrazioni, da parte dei dirigenti scolastici della provincia Barletta Andria Trani”.

Nel 2008, l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ribadì l’importanza del Giorno del Ricordo lanciando un monito a tutti gli amministratori con scarsa propensione a ricordare alcuni avvenimenti, affermando che  “A subirne l’oltraggio sarebbe in primo luogo la memoria delle vittime delle tragedie che ricordiamo oggi e il cui sacrificio si rivelerebbe vano”.

Il dottor Giuseppe Dicuonzo,Vice Presidente Nazionale dell’Associazione degli Esuli Istriani “Famiglia Dignanese” e profugo di prima generazione, da anni lotta, in maniera strenua e purtroppo solitaria, per non far cadere nell’oblio un’immane tragedia quale fu quella delle foibe che non solo viene ignorata dalle generazioni più datate, testimoni in prima persona degli avvenimenti accaduti nella nostra Città, ma è del tutto sconosciuta alle nuovissime generazioni. Il pensiero del Dicuonzo è da sempre rivolto a tutti i familiari delle vittime infoibate ed ai rappresentanti delle associazioni che mantengono viva la memoria di quella tragedia e dell’esodo di intere popolazioni, portatrici di identità culturali e tradizioni che non devono essere cancellate. Coltivare la memoria di quanto è accaduto è indispensabile per ristabilire la verità storica.

La maggior parte degli Italiani giuliano-dalmati  è morta senza avere non dico giustizia, ma almeno il sacrosanto diritto di veder riconosciuto il proprio immane sacrificio.

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta 

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