Barletta, Grimaldi: a chi giova questa rievocazione della disfida?

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L’insegnamento della storia locale nelle scuole, nonostante l’ampia rivalutazione ottenuta in questi ultimi tempi, è ancora tabù mentre dovrebbe essere un diritto dello studente, eppure vi sono ancora numerosi problemi che ne impediscono l’insegnamento. Uno di questi è il tempo e l’incontenibile necessità, insita in molti professori, di “completare il programma”.

Effetto di tale insopprimibile esigenza di chiudere, ricordando la famosa canzone di Mina (lo ha fatto anche il Papa) “L’importante è finire”, è che quando si chiede ad un ragazzo di terza media o ancora peggio, ad un professore liceale, che insegna storia, si badi bene non matematica…eppure, se ha informato i suoi alunni sul nome del “titolare” della prima medaglia d’oro della Grande Guerra (un certo Giuseppe Carli) mi sento rispondere “Ma sa, non è nel programma…” e per chiudere in bellezza, mostrando vecchi manifesti che annunciano la rievocazione del Certame Cavalleresco della Disfida di Barletta, rivolgo la fatidica domanda “…conoscete Ettore Fieramosca?”. Ascolto, con le braccia già finite sul pavimento, che lo ignorano assolutamente.

Con queste premesse tutti (o quasi) si attenderebbero che, quando c’è una “celebrazione” annuale della Disfida, chi ci amministra, incarichi storici e quant’altri ad intrattenerci, in particolare, sulla Disfida ed Ettore Fieramosca e non sulle loro tracce, cioè sulle loro lontane propaggini o racconti riferiti a quei tempi. Invece, da qualche anno a questa parte (troppi purtroppo!), il richiamo storico è stato soprattutto indirizzato a temi che con la Disfida hanno avuto poco a che vedere se non usarne il “marchio” come esca.

Proprio per non sorvolare e a conferma di quanto vado dicendo, desidererei invitarvi a valutare e riflettere sul programma “culturale” della Disfida 2018 (515° anniversario) rendendovi noto il titolo di un convegno: “La coscienza del presente e la percezione del mutamento. La Disfida di Barletta e la fine del Regno”. Il desaparecido e buon Tonino Dipietro commenterebbe con il suo classico “ch’ c’azzecc mò”.

Tutto interessantissimo (poi, per chi, qualcuno lo spiegherà!) ma, la “Storia” di Ettore Fieramosca che a colpi di ascia abbatte La Motte (monumento dello Stocchi) chi e quando la racconterà dopo il magnifico D’Azeglio? Après moi le déluge! Dopo di me il diluvio, come sentenziava Luigi XV.

Penso che non riesca assolutamente a farlo neanche una pubblicazione che tratta dell’ “esercizio della guerra, i duelli e i giochi cavallereschi” con un allusivo riferimento, come sotto titolo, alla Disfida.

So benissimo che i paragoni sono quasi sempre impossibili, ma come dovremmo considerare quello successo nel febbraio del 1965, allorquando mons. Giuseppe Damato (mitico Don Peppuccio), Cosimo Damiano Daddato dettero vita al “Comitato religioso Madonna della Disfida” che si occupò di “inventarsi” la geniale riproposizione del certame cavalleresco svoltosi 450 anni prima con il decisivo apporto dell’amministrazione comunale dell’epoca, Carlo Ettore Borgia Sindaco ed assessore comunale allo sport, spettacolo e turismo  e Presidente della Pro Loco il rag. Vittorio Grimaldi ?

L’approccio alla storia riferita alla propria Città, dovrebbe produrre una voglia di conoscenza meno superficiale che passa, questa si, necessariamente attraverso l’avvicinarsi in maniera sempre più “sfacciata” ai libri di storia locale i quali, per fortuna, nella nostra Città non mancano ma che purtroppo non sono corredo irrinunciabile delle biblioteche presenti in ogni ordine e grado di Istituti scolastici.

La lodevole ed ultima iniziativa di rifocillare le smagrite biblioteche scolastiche barlettane, per fortuna (meglio tardi che mai!), è stata abbracciata dall’ente Comune il quale, oltre a rendere un servizio a coloro i quali saranno i prossimi amministratori locali, si rende autore di una proficua azione di marketing turistico che spingerà intere famiglie locali a visitare i propri tesori storici e non disperdere attenzioni ed economie in siti che hanno molto meno appeal dal punto di vista storico, fuori dalla Città.

Ed in questo discorso potrebbe essere inserita l’idea del Comune che gli scorsi anni ha acquistato copie di un testo sulla Disfida di Barletta per i nostri ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado. Cosa buona e giusta con l’unico piccolissimo neo che, in questa pubblicazione, oltre al titolo (forse è quello che ha invogliato ad acquistare la pubblicazione), delle gesta di Fieramosca e compagni se ne parli, come dicono i giovani con il loro slang, solo di striscio.

La conclusione ovvia è che l’attenzione di tutti alla storia sociale e locale, in primis scuola ed ente Comune, dovrebbe avere, come orizzonte più ristretto ma più significativo, una storia focalizzata non tanto e comunque non soltanto, sulla narrazione o sulla descrizione di eventi epocali isolati nel tempo e nello spazio, quanto piuttosto sulla conoscenza delle vicissitudini dei nostri antenati e sulla fitta trama delle loro azioni, precisando i comportamenti dei “nonni” per chiarirne le azioni, gli intendimenti, le convinzioni e gli effetti trasmessi, nel tempo, fino a noi in modo da chiarirne le differenze ed analogie, vicinanze e distanze rispetto all’oggi.

E allora il modestissimo invito che in conclusione rivolgo è quello che, per analoghe manifestazioni tematico – culturali sul piano storico, si punti ad un massivo coinvolgimento “popolare” a cominciare, come appare scontato, dalle scuole, dai nostri ragazzi, dai nostri docenti.

Per i convegni dotti, onerosi e fuori tema e gli squallidi bookshop ci sarà sempre tempo e (ahinoi!) possibilità e per rispondere al quesito iniziale, non certamente alla popolazione né tanto meno al nostro turismo forse…chissà a chi.

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta 

1 COMMENTO

  1. Sig. Grimaldi lei non me ne voglia ma predica bene e razzola male anzi malissimo.
    La questione Disfida è molto complessa, assai complessa e rapportarla ad una mera incidenza causa-effetto è forviante.
    La Disfida è una questione di COMUNITA’. Se l’individuo non si considera COMUNITA’ le belle parole non servono a nulla.
    In tanti parlano di Disfida, sarebbe meglio dire “SPARLANO”, ma quanti HANNO LA DIGNITA’ di ammettere semplicemente di NON SAPERE di che diamine sparlano. Lei è topo d’archivio ma DI RIEVOCAZIONE STORICA cosa ne sa?.
    Non è critica a NESSUNO, è OGGETTIVITA’: Tra il CARNEVALE e la STORIA c’è un ABISSO.
    I ragazzi che vanno in piazza a fare “la disfida” SONO UNIVERSITARI non sono ANALFABETI: I risultati sono LAPALISSIANI.
    OCCORRE IL BATTESIMO DI UMILTA’ CHE NON C’E’ MAI STATO!! OCCORRE APPROCIARCI DEL SENSO DI COMUNITA’! OCCORRE RISPETTARE LA NOSTRA STORIA, LA NOSTRA IDENTITA’, IL NOSTRO DNA!

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