Bat, Uffici della Provincia: “13 anni di omissioni”

0
2168

Sarebbe fin troppo scontato mutuare il ritornello di una famosa canzone del “Mimmo” nazionale ma…scusatemi la tentazione è forte e quindi lo propongo “E l’Archivio dove lo metto?”.

No, non state vivendo un deja vu, infatti non siamo tornati indietro di una ventina di anni allorquando si discuteva di dove allocare gli uffici della istituenda Sesta Provincia pugliese, bensì ci troviamo di fronte ai disastri provocati dalla sciagurata iniziativa del caro amico delle genti ofantine Graziano Delrio. 

A mio parere vanno affrontate con cautela iniziative che, in nome del risparmio, possono provocare tensioni e inefficienze, soprattutto in quelle Amministrazioni dove le funzioni, i compiti e le attività sono particolari, peculiari e specifiche.

Intervenire in modo confuso sui livelli di governo, pensando solo a tagliare o eliminare attività e servizi pubblici, senza aver chiaro in mente quali di questi è indispensabile siano assicurati ai cittadini, individuando chi e in quale modo debba svolgere queste funzioni, è sbagliato e si configura come una riforma al contrario, una controriforma.

Ma come recita un vecchio detto “Il diavolo (incarnato da Renzi) fa le pentole ma non i coperchi” ed il coperchio, preparato dal duo Renzi-Boschi, è stato fatto saltare dal Referendum con la vittoria del No. Come sta già accadendo, si attendono ricorsi ed ennesime bocciature della Consulta. Perché? Perché nella legge qualche solone presuntuoso, ha voluto scrivere “in attesa della riforma” e ora la riforma non esiste più.

A questo proposito nei giorni scorsi è venuta fuori la criticità in cui è incappata la sede della Questura, prevista dalla legge e già progettata ma che vedrà la sua realizzazione…quando?

La domanda non sarebbe sussistita se, nel momento istitutivo della Sesta Provincia pugliese (figlia del disegno di legge 2562 del 6 giugno 2001 firmato dai deputati Sinisi-Rossi), gli spartitori anti-campanilismo (poi rivelatisi ultra campanilisti) avessero rinunciato a quell’aborto chiamato “principio di policentricità amministrativa funzionale” che costringe i residenti della Provincia a un tour turistico tra i dieci comuni per sbrigare una semplice pratica, per optare in favore delle linee guida tracciate, nel suo discorso di insediamento, dal primo Prefetto della nuova Provincia, sua Eccellenza il dott. Sessa, il quale era stato molto chiaro nell’affermare che il criterio da seguire per la dislocazione degli uffici statali nel nuovo Ente territoriale, sarebbe stato esclusivamente quello del primario ed unico interesse dei cittadini.

Naturalmente questo pensiero era rafforzato dal parere n.716 della Prima Sezione del Consiglio di Stato che aveva chiarito “ … la regola per cui gli uffici periferici statali di livello provinciale (tra questi vi sono anche Questura, Archivio di Stato e l’Ufficio Scolastico presente, per legge, in ogni capoluogo di provincia) debbono avere sede nel Capoluogo, inteso questo dal Consiglio di Stato come sede legale, vale a dire nella stessa Città in cui ha sede la Prefettura. Dunque la regola non è derogabile se non mediante un’apposita fonte legislativa”. Ma, ahinoi, l’interpretazione di una legge è spesso la sua tomba, tant’è che oggi ci troviamo di fronte all’enorme punto interrogativo del “che fine fanno gli uffici della Provincia?”.

Purtroppo parrebbe che i nostri amministratori, di ogni ordine e grado, sono in tutt’altre faccende affaccendati tant’è che i dipendenti di istituti scolastici della BAT presenti nelle ex province di Bari e Foggia, a tutt’oggi, devono fare capo ancora ai due Provveditorati fuori territorio, così come le Sezioni di Archivio di Stato di Barletta e Trani sono dipendenti dell’Archivio di Stato di Bari.

E qui nasce spontanea la domanda: perché la Sezione di Archivio di Stato della consorella città di Fermo, diventata Provincia con Barletta, è stata soppressa e con il medesimo decreto, del 28 dicembre 2007 (incredibile!), passata allo status di Archivio di Stato? Quando si parla dei dogma della Pubblica Amministrazione!

Marx affermava che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Dopo che il governo Renzi ha orchestrato la tragedia mettendo mano alla Costituzione repubblicana snaturandone alcuni principi cardine e portando a compimento il disegno “autoritario” che non era riuscito a Berlusconi nel 2006 (bloccato dai cittadini con un referendum), ora siamo alla farsa.

In conclusione posso soltanto sperare che nelle amministrazioni comunali, di destra o di sinistra che siano, nei nostri rappresentanti presso tutti gli Organi amministrativi, ci sia un immediato ravvedimento e una vigile attenzione alle sorti delle nostre Città per non trovarci, all’indomani del depauperamento delle fondamentali istituzioni statali, a piangere per quello che si è perso.

Pretura docet… meditate gente, meditate!

Michele Grimaldi

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here