Andria, tangenti rifiuti condannato in primo grado a 6 anni ex assessore Lotito

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Il tribunale di Roma ha condannato a 6 anni di reclusione Francesco Lotito, ex assessore all’Ambiente del Comune di Andria.

L’assessore è stato coinvolto nelle indagini, nel marzo 2011,  riguardanti una tangente per garantire l’appalto per il servizio di raccolta rifiuti porta a porta voluta ed attuata nella città di Andria, le indagini condotte dalla Procura di Trani, videro come accusa una “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” e “concussione”.

Nello stesso periodo, in Andria fu fatto esplodere un ordigno fu fatto esplodere ai danni del mobilificio di Lotito. Le indagini condotte dalla Procura di Trani videro come accusa una “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” e “concussione”.

Il Lotito nel dicembre del 2013, fu arrestato assieme ad altre 25 indagati, dalla Guardia di Finanza di Monza tra la Lombardia, Piemonte, Lazio e Puglia e che lo videro coinvolto con accuse di corruzione, turbativa d’asta, truffa ed emissione di false fatture.

Tra la documentazione della Guardia di Finanza, oltre alla consegna della tangente, vi sono agli atti processuali, anche alcune intercettazioni su alcuni dipendenti della Sangalli.

Lo stesso filone di indagini, vide l’ex assessore del Comune di Andria, Francesco Lotito, tratto in arresto su ordine del G.I.P. di Monza del dicembre 2013, poiché “ritenuto al centro di un sistema di tangenti relative all’aggiudicazione dell’appalto di servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti bandito dal Consorzio ATO Rifiuti BA-1 tra i Comuni di Andria e Canosa, del valore di oltre 90 milioni di euro“.

Dalle indagini svolte dalla Guardia di Finanza di Monza, era emerso, infatti, che Lotito, nella sua qualità di assessore all’Ambiente del Comune di Andria, “favorì l’aggiudicazione dell’appalto alla Sangalli & C. S.r.l., dietro promessa di una dazione di denaro in suo favore e l’assunzione presso la società di circa 30 persone dallo stesso indicate“.

Gli accertamenti svolti dalla GdF, consentirono di individuare, presumibilmente, le modalità di aggiudicazione dell’appalto, costruite “su misura” il Bando per favorire la Sangalli & C. S.r.l., e successivamente di filmare l’incontro nel corso del quale è avvenuta la consegna di “una tranche da 70.000 euro” (il totale pattuito era di 1 milione di euro) corrisposta al ridetto amministratore pubblico, nonché di accertare le modalità di aggiudicazione dell’appalto.

L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Monza tra la Lombardia, Piemonte, Lazio e Puglia che lo videro responsabile delle accuse di corruzione, turbativa d’asta, truffa ed emissione di false fatture.

L’anno successivo, su indicazioni della Corte di Cassazione, le indagini passarono a Roma, stessa città dove, secondo l’accusa, Lotito avrebbe intascato la tangente.

Nel marzo del 2015, intervenne anche la Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari, la Sezione Giurisdizionale per la Puglia, che dispose il sequestro conservativo di un appartamento ubicato nella città di Trani di proprietà dell’ex assessore del Comune di Andria, Francesco Lotito.

La Corte dei Conti di Bari sequestrò per la stessa motivazione, al Lotito, tutte le somme a lui spettanti, per la attività professionale prestata nell’ambito dell’Unione di Comuni denominata “ARO 2 Barletta-Andria-Trani”, istituita per l’esecuzione in forma associata del ciclo integrato dei rifiuti urbani ed assimilati, sempre a seguito di una svolta dalla Guardia di Finanza di Monza e diretta dalla Procura della Repubblica a quella sede, in ordine ad appalti aggiudicati dal Consorzio ATO Rifiuti Ba-1 alla ditta Sangalli & C. S.r.l. di Monza.

Tra le mani degli inquirenti, risulterebbe agli atti, una intercettazione del 14 giugno 2012, Giorgio Sangalli chiarisce al padre Giancarlo: «Come non c’entriamo? Per forza abbiamo vinto la gara». Giancarlo: «I soldi a chi l’hai dati?». Giorgio: «All’assessore!». Giancarlo: «Li dai in mano tu?». Giorgio: «Sì». Giancarlo: «Solo a lui, c’era solo lui?». Giorgio: «No, c’era anche sua moglie…».

I finanzieri fotografano Giorgio Sangalli con Lotito a Roma, alla stazione Termini, documentando la consegna dei 70mila euro in contanti.

Agli atti in un’altra conversazione tra Giorgio e sua sorella Daniela, anche quest’ultima tra gli arrestati, «Lui non c’era perché io gli avevo dato il numero del treno con cui sarei arrivato no… Faccio un giro e dopo dieci minuti ci siamo trovati, siamo andati in un angolo del Mc Donalds».

I Finanzieri documentano che Sangalli aveva i soldi in una valigetta, li ha messi in una busta della Coin che Lotito aveva in mano.

Uscì fuori anche il nome di Caputi, il faccendiere, che rivendicava la sua parte: «Lotito poi mi ha detto che vi siete incontrati», riferiva a Giorgio Sangalli.

Nella relazione dei Finanzieri si legge: «I due parlano poi del potenziale coinvolgimento nella vicenda di altri politici di Andria», quindi Caputi chiedeva a Sangalli un po’ di soldi: «Il momento è di merda… Io ti voglio fare una richiesta, vedi un po’ se puoi, insomma per le questioni di Andria o che altro in Puglia staccare, fare una consulenza».

L’assessore Lotito, oltre ai soldi, segnala e chiede assunzioni: elencando 50 persone alla Sangalli, che ne assume solo 31, e la Finanza documenta anche con altre intercettazioni,  «È ingestibile, poi son proprio, guarda son proprio.., praticamente ce lì ha dati e ce li ha dati come, non è che ci ha detto per cortesia…» continuano, anche perché due dei raccomandati, non avevano nemmeno bisogno di essere assunti in quanto avevano già un impiego, «Cioè sono, lavorano da un’altra parte e non hanno dato le dimissioni in tempo. Cioè voglio dire, brutto testa di cazzo, neanche due che non avevano lavoro, no?».

La Guardia di Finanza accerta che quelle 31 assunzioni (presumibilmente si tratta di netturbini) alla fine le ha pagate il Comune di Andria, scrive il GIP: «Zanini suggerisce una variante del contratto d’appalto, tale da farne lievitare l’importo di 800.000 euro, tramite raccolta del vetro porta a porta anziché con l’utilizzo delle campane: variante prodromica al recupero delle spese dei trentuno lavoratori ” raccomandati” ».

L’inchiesta coinvolge anche Giovanni Antonicelli, assessore all’Ambiente di Monza ma originario di San Giorgio Jonico, e Oronzo Raho, leccese, e presidente della società pubblica Brianzacque: entrambi finirono ai domiciliari.

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