Stoccolma, schiaffo al figlio: arrestato consigliere di Canosa

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L’episodio è accaduto martedì scorso, mentre la famiglia si trovava davanti all’ingresso di un ristorante, in compagnia di altri amici con i quali il giorno dopo sarebbero dovuti salpare per una bella crociera lungo i fiordi scandinavi. Un capriccio del 12enne, un rimprovero che non ottiene l’esito sperato e degenera in uno schiaffo: tutto sotto gli occhi di alcuni testimoni che chiedono l’intervento degli agenti di polizia locale. Pochi minuti e Giovanni Colasante si ritrova, incredulo, in manette. Dopo tre giorni di detenzione, la misura cautelare è stata tramutata in obbligo di firma, per cui l’uomo dovrà restare in Svezia fino al 6 settembre, giorno in cui è prevista la pronuncia del giudice sulla vicenda.

A fargli compagnia in questa “vacanza forzata” ci sarà la moglie, mentre la presunta vittima ha già fatto ritorno a casa. Anche i suoi connazionali compagni di viaggio saranno chiamati a testimoniare, per tentare di chiarire al magistrato la differente percezione del gesto esistente tra le due culture e le due legislazioni, sperando forse in un atto di clemenza. Una legislazione molto rigida quella svedese a tutela dei minori: qualunque atto che contempli l’uso delle mani, dallo scappellotto alla sculacciata, integra gli estremi di un reato grave, punibile con l’arresto immediato.Tuttavia, spulciando tra le recenti sentenze della nostra Corte di Cassazione, si scopre che anche in Italia l’orientamento della giurisprudenza si fa sempre più garante dell’intangibilità fisica del minore. Con la sentenza n.2100 del gennaio 2010, la Suprema Corte ha affermato che “anche l’isolato ceffone, quando sia vibrato con tale violenza da cagionare pericolo di malattia è sufficiente a fare avverare l’ipotesi criminosa prevista dall’art. 571 c.p.” cioè l’abuso dei mezzi di correzione, estendendo il principio anche ai “calci nel sedere” e alle “tirate di capelli”.

Intanto, tornando al caso del padre pugliese, il legale del presunto colpevole, l’avvocato Giovanni Patruno, ritiene comunque sproporzionato “infliggere tre giorni di carcere ad un padre per aver rimproverato il figlio”, a ogni latitudine.

Martina Damiani

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