Le Foibe: il negazionismo al di sopra della legge

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Sono trascorsi pochi giorni dalla chiusura della mostra documentale – fotografica sulle Foibe e l’esodo Giuliano Dalmata, prima volta nella Città della Disfida, dal titolo “Le Radici, il Ricordo…il Futuro” allestita presso Palazzo della Marra a Barletta dal 7 al 25 febbraio e gli echi di questa rassegna non sono ancora sopiti, tutt’altro!

L’esposizione ha riscosso un atteso e positivo riscontro tant’è che la mostra verrà riproposta, con molta probabilità, dal 17 aprile al 1° maggio presso l’Archivio di Stato di Bari con il Patrocinio del Comune di Bari.

La riuscita dell’iniziativa, oltre ad essere “certificata” dal gradimento dei numerosissimi visitatori i quali hanno apprezzato l’originalità e completezza dell’esposizione, è stata attestata dalla larga partecipazione di alunni delle scuole, di ogni ordine e grado, del territorio della Provincia Barletta Andria Trani e dal significativo riconoscimento, voluto dal dott. Carmine Faggella Presidente del Rotary Club Barletta, conferito a Cosimo Damiano Cannito Sindaco di Barletta, al Senatore Dario Damiani, a Michele Grimaldi  Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, a Giuseppe Dicuonzo, Vice Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Culturale “Famiglia Dignanese”, a Vito Dibitonto Presidente dell’UNIMRI Sezione “Ten Col. Pilota Domenico Senatore”di Barletta e a Ruggiero Dibenedetto Presidente della FIOF, i quali hanno ricevuto una targa che nella motivazione recita “Per l’impegno nel promuovere conoscenza e memoria delle Foibe e dell’Esodo giuliano dalmata, tragedie dimenticate nelle Storia italiana del Novecento”.

    Come argomentavo, il riverbero dell’eco è stato così prolungato da ricevere l’interesse non solo di chi ha apprezzato in maniera incondizionata il tutto ma anche di coloro i quali, stretti da una visione distorta, partigiana e condizionata dal “morbo di Caino” ( Caino uccise Abele per invidia), si sono spinti così oltre nei commenti da non accorgersi di aver rasentato il reato di vilipendio al Capo dello Stato e inosservanza di una legge dello Stato e precisamente la n. 92 del 30 marzo 2004.

Infatti giungere a sminuire vittime della follia umana facendo irricevibili paragoni ed etichettando le iniziative del Giorno del Ricordo come rigurgiti razzisti e fascisti, parrebbe proprio che trasudino di invidia mal celata.

Ovviamente per confutare le deliranti parole di costoro non serve altro che riportare gran parte di ciò che è stato detto, in modo rigorosamente bipartizan, il l0 febbraio scorso.

Assolutamente per primo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha espresso concetti inequivocabili: “Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni. Solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso, ma purtroppo non l’unico simbolo della divisione europea, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione. Le foibe furono un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente”.

A seguire il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani il quale, alle celebrazioni svoltesi a Basovizza, vicino Trieste, deponendo corone d’alloro al Monumento della Foiba di Monrupino ha affermato che “I negazionisti sono stati sconfitti dalla Storia, chi nega è complice di quello che è accaduto. Ci sono migliaia di vittime innocenti, uccise perché italiane. Rendere onore ai caduti è parte della nostra civiltà”.

    Nella stessa occasione il Ministro dell’Interno Matteo Salvini con un twitter si è espresso così “Oggi qui per onorare il sacrificio di migliaia di connazionali torturati, massacrati e gettati nelle Foibe spesso ancora vivi, dai comunisti. La colpa? Essere Italiani. Chi nega uccide due volte. Noi non dimentichiamo”. Per poi aggiungere: “I bimbi morti nelle foibe e i bimbi di Auschwitz sono uguali. Non esistono martiri di serie A e vittime serie b. Non esiste un però per Auschwitz e un però a Basovizza. Sono criminali gli uni e sono criminali gli altri”.

    Parole di condanna del negazionismo anche dal presidente della Camera Roberto Fico: “Una tragedia immane per troppo tempo taciuta e relegata nella dimensione privata degli esuli che, per molti anni, hanno portato da soli il peso enorme di quei tragici eventi: questa giornata risponde a quell’imperativo morale e civile di coltivare e trasmettere la memoria: occorre assicurare un’adeguata e approfondita conoscenza, in particolare alle nuove generazioni, di quanto avvenuto al confine orientale del nostro Paese”.

Ed infine, nel pieno rispetto della par condicio, dal centrosinistra sono arrivate le parole del neo Segretario PD Nicola Zingaretti il quale, su twitter, ha scritto “Ricordare le Foibe che sono parte integrante della storia del nostro Paese, significa rendere giustizia a chi morì solo perché italiano”.

    Per concludere, il pensiero espresso da Alberto Laggia che il 10 febbraio scorso, in un articolo pubblicato sul settimanale Famiglia Cristiana intitolato “Il negazionismo è un reato”, spiega che “Finalmente anche in Italia chi nega genocidi e crimini contro l’umanità come l’Olocausto o pulizie etniche come le Foibe sarà perseguibile e punibile. Questo grazie al recente voto del Senato a larghissima maggioranza (234 voti a favore,  3 contrari e 8 astenuti) col quale s’è dato il via libera alla legge che punisce il negazionismo della Shoah e dei genocidi.  Il disegno di legge prevede la reclusione fino a tre anni per “chiunque ponga in essere attività d’apologia, negazione, minimizzazione dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra così come definiti dagli articoli 6,7 e 8 dello Statuto della Corte  penale internazionale. Il nostro Paese in questo modo si adegua alle indicazioni dettate già nel 2008 dall’Unione europea contro il negazionismo attraverso la Decisione quadro 2008/913/Gai. Intanto c’è chi insulta la memoria delle vittime pochi giorni dopo la Giornata del Ricordo. “Viva i partigiani jugoslavi”, ovvero viva i carnefici e gli aguzzini degli italiani giuliano-dalmati infoibati. L’insulto a vernice nera, firmato con falce e martello, è comparso a Roma sul muro della Casa del Ricordo, inaugurata pochi giorni prima proprio  per commemorare quelle vittime assieme agli esuli giuliano-dalmati.  A dire che quella pagina di storia “negata” è ancora capace di provocare, a distanza di oltre sessant’anni, deliranti rigurgiti ideologi”.

Altri commenti sarebbero inutili, mi basta riportare il motto stampato sul labaro dell’UNIMRI Sezione “Ten Col. Pilota Domenico Senatore”di Barletta e cioè “Acta non verba”.

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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