La Principessa D’Assia a Barletta per onorare la Memoria di Mafalda Di Savoia

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  1. Domenica 3 marzo, a cura del Lyons Club di Barletta e dal Movimento Monarchico Italiano, Presidente nazionale il barlettano dott. Nicola Barile, del comitato d’accoglienza composto da Alfredo Lonoce, Antonio Luzzi e Alberico Tullio presso il Brigantino 2, si terrà un interessante incontro con S.A.R. Mafalda Margarethe Principessa von Hessen d’Assia, figlia di Maurizio D’Assia primogenito della Principessa Mafalda di Savoia figlia del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena.
    Il fascino della cultura e della Storia di Barletta ha stregato la Principessa d’Assia tanto da portarla a visitare la Città della Disfida ed incontrare autorità civili del territorio ma soprattutto ad essere la madrina per l’inaugurazione del nuovo club Lyons che sarà intitolato alla sua ava Mafalda di Savoia.
    La manifestazione organizzata in collaborazione con la FIDAPA, i Club Zonta, UNESCO di Trani ed Andria ed il Circolo Unione di Barletta e Corato, sarà l’occasione ideale per ricordare la figura della Principessa di Casa Savoia morta nel lager di Buchenwald ed oggi in odor di santità. Più di centocinquanta vie, piazze, giardini pubblici intitolati a lei come a Forlì o Modena, un comune che porta il suo nome in provincia di Campobasso, cippi e monumenti eretti in suo onore, diverse scuole italiane e club dedicati alla sua memoria
    Mafalda Maria Elisabetta Anna Romana, in famiglia chiamata Muti, nata a Roma il 19 novembre 1902, è la secondogenita dei Sovrani d’Italia, Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena.
    Il 23 settembre 1925, nel castello di Racconigi, sposa con rito cattolico il Langravio Philipp von Hesse (1896-1980). La felice coppia ebbe quattro figli: Maurizio 1926, Enrico 1927, Otto 1937 ed Elisabeth 1940.
    Pochi giorni prima dell’armistizio tra il Regno d’Italia e gli Alleati, nessuno poteva lasciare Roma. Mafalda, molto legata alla sorella Giovanna, decide di andare a Sofia per sostenerla e rappresentare la Dinastia ai solenni funerali dello Zar, suo cognato.
    Mafalda venne informata dell’armistizio nel suo viaggio di ritorno dalla Regina Madre Elena del Montenegro, che fece fermare appositamente il treno per tentare di farla desistere dal rientro in Italia. Mafalda rifiutò e continuò un viaggio terribile che la portò a Roma il 22 settembre. Subito andò in Vaticano a vedere i figli affidati a Mons. Giovanni Battista Montini. Il futuro Papa Paolo VI propose alla Principessa di fermarsi con i figli ma Mafalda voleva parlare con il consorte senza sapere che era stato arrestato su ordini di Hitler da oltre due settimane.
    Il 23 settembre Mafalda venne arrestata e imbarcata su un aereo con destinazione Monaco di Baviera, poi trasferita a Berlino e deportata nel Lager di Buchenwald, dove venne rinchiusa nella baracca n. 15 sotto il falso nome Frau von Weber.
    La dura vita del campo e il freddo invernale intenso la provarono molto. Il 24 agosto 1944 fu ferita dal bombardamento degli anglo-americani e riportò gravi ustioni e contusioni. Fu ricoverata nell’infermeria della casa di tolleranza dei tedeschi del lager, ma senza cure le sue condizioni peggiorarono. Dopo giorni di tormenti, spirò il 28 agosto 1944. Le sue ultime parole, dirette a connazionali che con lei erano prigionieri, furono: “Italiani, io muoio, ricordatemi non come una principessa ma come una vostra sorella italiana”.
    Il suo corpo, grazie ad un sacerdote boemo del campo, Padre Tyl, non venne cremato, ma messo in una bara di legno e seppellito in una fossa comune a Weimar. Solo un numero, il 262 ed una scritta “Eine unbekannte Frau” cioè Donna sconosciuta.
    Trascorsi alcuni mesi, sette italiani di Gaeta, già appartenenti alla Regia Marina e rinchiusi come lei nei campi di concentramento nazisti, non appena liberi seppero trovare fra mille la sua tomba anonima e si tassarono per apporvi una lapide identificativa. Nel 1951, la salma della Principessa Mafalda fu trasferita nel piccolo cimitero della Casa d’Assia, nel castello di Kronberg in Taunus a Francoforte-Höchst.
    Michele GRIMALDI
    Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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