12 settembre, quel sacrificio che rese possibile la rinascita della “Patria”

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Una vecchia regola, che un pò arriva da Aristotele, un pò dall’Umanesimo e un pò dalla cinematografia, dice che una storia è divisa in tre atti. Il primo in cui si presentano luoghi e persone mescolandoli insieme e creando le basi di una tensione. Il secondo in cui c’è l’esplosione del conflitto, il terzo cui spetta la risoluzione della crisi. Ovviamente, in quanto norma, può essere sfruttata o disattesa, ma la tensione data dallo svilupparsi di una storia ne crea il movimento e quindi la capacità di catturare l’attenzione di chi legge o ascolta, in questo caso incarnato dalle nuove generazioni che di storia conoscono ben poco.

Il disattendere questa regola non scritta è ciò che succede in questi giorni nei quali si parla tanto del dopo 12 settembre a Barletta, dei figli di e così via, senza informare, le variegate platee, di ciò che ha portato a quella nefasta data, praticamente adottare la linea cinematografica di presentare prima il sequel (seguito) e poi il prequel (antefatto). Ma siete proprio sicuri che l’auditorio sia a conoscenza delle cause che portarono all’eccidio di Piazza Caduti? Io non ne sarei così certo ed allora proverò a riportarvelo.

Nel raccontare quei “giorni di terrore e di sangue” Don Peppuccio Damato commentava “Se memorabile e indimenticabile è per la nostra Città il 24 Maggio 1915, primo giorno della nostra entrata in guerra contro l’Austria…altrettanto memorabile e indimenticabile è il 12 Settembre 1943 giorno in cui si ebbe il bombardamento aereo e l’occupazione tedesca della Città che durò esattamente dodici giorni, sino al 23 dello stesso mese”.

 

 

La genesi di tutto quanto ebbe il suo prologo all’alba dell’11 settembre in via Trani e soprattutto nel pomeriggio dello stesso giorno in via Andria dove le truppe di stanza nelle casermette si scontrarono con la divisione corazzata “Göering”, proveniente dalla direttrice Altamura-Andria.

Il combattimento arrivò ad assumere i caratteri di una vera e propria azione bellica tra i due nuclei combattenti. L’intenzione della divisione corazzata tedesca, avanguardia del grosso delle truppe in risalita, era quella di entrare in città per poi guadagnare l’arteria della Statale 16 e continuare verso nord per poi congiungersi con il concentramento tedesco che si trovava al Bosco dell’Incoronata. Lo scontro produsse, tra i tedeschi, 3 morti e 7 feriti, mentre gli italiani contarono 3 feriti. Precedentemente, alle prime ore dell’11 settembre, si era verificato un altro scontro ed anche in quella occasione, la peggio l’avevano avuta i tedeschi che, in un faccia a faccia con le nostre truppe, videro prigionieri 22 dei loro, di contro riuscirono solo a disarmare un soldato e un carabiniere italiano.

Fin qui tutto era andato secondo le regole dello scontro ma, verso le 13, si verificò quello che poi determinerà, secondo chi ha assistito a quegli eventi, la reazione spropositata e terribile dei tedeschi.

Poco dopo mezzogiorno, una motocarrozzetta tedesca, forse porta ordini, con a bordo quattro militari, alcuni feriti in modo non grave, riuscì a forzare, nonostante il fuoco dei nostri soldati, prima il passaggio sul ponte Ofanto presidiato dai fanti italiani e poi quello presso la Cabina Parilli per poi dirigersi verso Barletta. Visto che dai due scontri i tedeschi ne erano usciti malconci, pensarono di far rotta verso l’ospedale militare territoriale per farsi curare. Ma per diversi motivi, cambiarono idea e rotta decidendo di dirigersi verso il centro cittadino cosa che però costò la vita a tre di loro mentre il quarto si consegnò prigioniero.

La conseguenza di questi scontri fu che il Colonnello Haurick, comandante delle truppe tedesche ubicate nella zona di Foggia, decise che il giorno 12 settembre fossero colpiti obiettivi sensibili di Barletta quali il porto, la stazione ferroviaria e ovviamente le casermette.

Tra l’azione militare aerea e l’avanzamento delle truppe germaniche nell’occupazione della Città, si contarono un totale di circa 60 morti tra militari e civili.

Prima di giungere in piazza Caduti, i tedeschi trucidarono 4 militari italiani di servizio alla stazione ferroviaria per poi dirigersi verso quel luogo che vedrà l’accadere dell’avvenimento che rimarrà tra gli atti più crudeli ed ingiustificabili della storia mondiale.

L’incredibile ed efferata azione tedesca, sembra scaturire (per me non plausibile perché troppo atroce e sproporzionata) dal ferimento leggero di un ufficiale tedesco da parte di un non mai identificato attentatore. Si attribuisce a questo ultimo episodio, aggiunto ai precedenti scontri, lo scatenarsi della feroce rappresaglia che porterà all’uccisione dei dieci (più uno) Vigili Urbani e i due Netturbini.

Desidero, fortemente, riportare i nomi degli eroi massacrati in maniera così bestiale, sperando che qualcuno (la mia aspettativa che siano in tantissimi) possa rimarcarmi che è inutile ripeterli perché sono noti, allora vorrà significare che quel sacrificio non è stato inutile e soprattutto non siano, i nomi dei dodici,  soltanto delle lettere scolpite su una fredda targa.

Gli eroi sono: De Re Pasquale di anni 45; Falconetti Antonio di anni 45; Forte Michele di anni 35; Gallo Luigi di anni 39; Gazia Francesco di anni 37; Guaglione Pasquale di anni 49; Monteverde Cosimo di anni 23; Paolillo Vincenzo di anni 33; Spera Michele di anni 45 e Torre Gioacchino di anni 22 (il più giovane) tutti Vigili Urbani. Inoltre Cassatela Nicola di anni 32 e Iurilli Luigi di anni 36 Netturbini. A questi va aggiunto Falconetti Francesco Paolo di anni 28, Vigile Urbano aggiunto, che solo il caso e l’incredibile gesto di vero e proprio eroismo compiuto da due donne barlettane le signore Addolorata Sardella e Lucia Corposanto, vorrà che fosse l’unico superstite dell’eccidio. La vita del Falconetti terminerà il 3 marzo 1959, segnata nel corpo e nell’anima dal ricordo di quei momenti terribili e dei suoi amici.

I resti mortali delle eroiche vittime furono pietosamente sepolte nel nostro Cimitero prima nel campo area 15 e successivamente, i familiari, si prodigarono perché i loro cari fossero trasportati in loculi perenni ubicati nelle varie cappelle di proprietà.

Il particolare più sconvolgente ma allo stesso tempo gratificante fu che, per tantissimo tempo dopo l’orrendo avvenimento, l’area 15 del Camposanto fu meta di un sacro pellegrinaggio silenzioso e incredibilmente numeroso, da parte di tantissima gente barlettana che voleva, con quel semplice gesto, rendere omaggio ai loro fratelli che avevano perso la vita a vantaggio di un futuro migliore per tutta la comunità e come recita la targa posta sul luogo del martirio “ …E ne rifulse in Cielo un auspicio di tempo migliore”.

Dopo 60 anni il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, per gli avvenimenti e le eroiche azioni compiute in quel tragico 12 settembre, concedeva “motu proprio” la medaglia d’oro al Valor Militare alla Città di Barletta, riconoscendo il grande significato patriottico degli aspri combattimenti ingaggiati con i tedeschi dopo l’8 settembre e che “Quel sacrificio rese possibile la rinascita della Patria”.

Michele  GRIMALDI – Responsabile della Sezione Archivio di Stato di Barletta

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