E’ Giusto il riconoscimento al “Cuore” barlettano.

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Gli italiani ed i Barlettani in particolare, hanno un cuore grande, si sa, e tutta la generosità di cui siamo capaci si fa sentire particolarmente quando il nostro Paese viene colpito da calamità naturali. Così è stato anche per il terremoto che ha colpito l’Irpinia la notte del 23 novembre 1980.

Come è naturale le tristi e non giuste foschie dell’oblio avrebbero continuato a coprire la lodevolissima iniziativa dei nostri concittadini protagonisti in quella luttuosa occasione, se il Cavaliere Ufficiale Vito Dibitonto, Presidente dell’ UNIMRI – Sezione “Ten.Col. Pilota Domenico Senatore” di Barletta, non si fosse adoperato per tenere acceso il ricordo degli avvenimenti di quei giorni, così terribili e incredibili.

E proprio grazie alla meritoria e lodevole opera compiuta da Vito Dibitonto, il 7 luglio alle ore 18.30, nella villa “De Marco”, nel corso di una cerimonia pubblica, Ferruccio Capone, Sindaco di Montella, in attuazione della delibera di Giunta n. 20 del 29 gennaio 2018, approvata all’unanimità, concederà ai fratelli LAVECCHIA e rispettive famiglie, un encomio  ufficiale “per le umane virtù di solidarietà, dedizione, sensibilità, generosità e spirito di abnegazione elargite in favore di Montella”, con scambi di messaggi di amicizia tra i comuni di Montella e quello di Barletta. Tra coloro che parteciperanno, oltre ai fratelli Lavecchia ed ai rappresentanti delle famiglie ospitate nella nostra Città, ci sarà l’assessore del Comune di Barletta Giovanni Ceto, delegato dal Sindaco Cosimo Cannito con i Presidenti nazionale e cittadino dell’UNIMRI  Giovanni Porcari e Vito Dibitonto.

Giusto riconoscimento in ricordo di un avvenimento che ha lasciato il segno nell’intera Comunità Barlettana.

In quei primi momenti, tantissime le raccolte di cibo e di beni di prima necessità in tutta la penisola, tanto da portare a chiedere di fermarle per eccesso di donazioni e questo, alla fine, ci fa piacere. Così come tanti i volontari che prestarono il loro tempo e il loro lavoro per aiutare chi stava soffrendo a causa di quella disgrazia, li chiamarono gli “angeli del terremoto” e tra i tanti anche due Barlettani, i Fratelli Michele e Sebastiano Lavecchia.

“Vedere tutta quella devastazione sul posto è differente dal vederla in Tv. Magari in televisione sì, si prova paura e pena per quelle persone, ma toccare con mano e stare a contatto con il loro dolore, è tutta un’altra cosa!”.

Queste le parole dei due fratelli barlettani i quali, senza pensarci su, organizzarono in tutta fretta una raccolta fondi, tra i concittadini, utili ad acquistare beni di prima necessità. I due, non senza difficoltà, raggiunsero la frazione di Sorbo a Montella e furono i primi soccorsi civili a giungere sul posto del disastro.

Nei suoi ricordi Sebastiano Lavecchia fa sapere che “La popolazione, in modo molto dignitoso si avvicinò al nostro furgone e in particolare ci chiesero beni di primissima necessità quali calzature per coloro che erano scappati da casa scalzi. Trovati, in una grotta, decine di bambini, donne ed anziani ci adoperammo, inutilmente, per portare almeno donne a bambini, al sicuro a Barletta. Il tentativo riuscì invece poche ore dopo di quella stessa mattina allorquando una nuova fortissima scossa anticipata da un boato, scosse la terra. Fu quello che spinse 11, tra bambini e mamme, a salire sul furgone e accettare di trasferirsi a Barletta. Furono accolti nelle nostre famiglie. Si sparse subito la voce che a Barletta erano arrivati i primi terremotati e il giorno dopo ricevemmo la visita del sindaco Michela Frezza, dell’ufficiale Sanitario dott. Angelo Rizzi e dei vertici regionali della Croce Rossa. Furono offerte agli sfortunati, sistemazioni in alberghi ma noi, convinti che quegli sventurati avessero più bisogno di qualcuno che li trattasse come familiari, demmo alle autorità la nostra disponibilità ad ospitare tutti, chiedendo esclusivamente che venissero effettuate visite mediche ed oculistiche perché molti di loro avevano gli occhi arrossati dal fumo. Coerentemente con la nostra scelta d’amore,  rifiutammo anche la somma giornaliera prevista dallo Stato per chi ospitava un terremotato. Sentirono forte anche la solidarietà dell’intera città di Barletta. Fecero Natale con noi, arrivarono anche i capifamiglia e i nonni: in tutto erano sedici persone. Dopo 80 giorni di permanenza a Barletta, quando furono pronte le casette a Montella, le famiglie si ritrovarono nelle zone di provenienza. Ci furono offerti, per ringraziarci, doni ma noi, nello spirito fraterno che ci aveva spinto a correre li da loro per aiutarli, rifiutammo”.

Che dire altro se non che il “Cuore” barlettano, ancora una volta di più, ha dimostrato di battere sempre per chi ha bisogno.

Michele Grimaldi – Archivio di Stato Barletta

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