Il 25 aprile ricordato da un esule istriano di 1^ generazione

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Il 25 aprile si festeggia in tutta Italia il termine della  2^ Guerra Mondiale e la liberazione dal giogo nazifascista. Purtroppo, però, la guerra continua, con episodi gravissimi, nella Venezia Giulia. Infatti, in quella martoriata terra italiana stava per scatenarsi una ondata di odio e ferocia “Titina” e comunista, supportata anche dai partigiani comunisti italiani ed ancor più grave perché avvenuta a guerra finita e per giunta su cittadini inermi.

Tito, quale capo indiscusso del movimento partigiano jugoslavo e personaggio di grande influenza sugli uomini forti del P.C.I. , prefigurava la creazione di una grande Jugoslavia socialista che riunisse in un’unica entità i popoli balcanici e che fosse dotata di un sufficiente “spazio vitale”.

In tale ottica usufruendo tanto dell’appoggio di buona parte del mondo “garibaldino” quanto dell’attendismo anglo-americano, al 25 aprile 1945 l’entourage titoista era pienamente persuaso ad annettere alla Jugoslavia tutti i territori friulani ad est del fiume Tagliamento e del fiume But, inglobandoli nella “Settima Repubblica Federativa di Jugoslavia”.

E’ interessante notare come l’ortodossia comunista italiana, dai vertici del P.C.I. alle locali cellule garibaldine, concretamente nulla fece in contrasto alle ambizioni espansionistiche del compagno Tito: anzi, sconfessò coloro che, pur marxisti, protestavano lo sciovinismo slavo.

Ciò premesso, in questo giorno, vanno rispettati anche coloro che associano il 25 aprile non già ad una liberazione, bensì alla brutale e sanguinaria occupazione comunista che fu foriera di infoibamenti, uccisioni, deportazioni, esili e violenze perpetrati da nazionalisti sloveni e croati affiancati dai partigiani del P.C.I. per portare a compimento il progetto espansionisitco sotto l’egida della bandiera rossa.

Il 25 aprile non deve essere di polemiche e speculazioni sulla tragedia istriana. Infatti, alcuni, a sinistra, sono indignati per la freddezza dei giuliano-dalmati nel giorno del ricordo della liberazione dal nazifascismo. Altri, a destra, si affrettano a contrapporvi il Giorno del Ricordo delle foibe e dell’esodo, quasi a giustificazione della loro freddezza ( o addirittura l’ostentata assenza) nella celebrazione della Liberazione. Trattasi di posizioni storicamente, moralmente e politicamente errate e deplorevoli entrambe. I due ricordi non sono alternativi e non devono essere contrapposti perchè, anzi, sono ambedue l’espressione della consapevolezza del male radicale dei regimi.

Comunque mi voglio augurare che questa ricorrenza si possa trasformare in una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani. Voglio auspicare che l’Unità d’Italia sia un tesoro nel cuore di tutti e di ciascuno, a cui tutti vogliano contribuire, anche in modo diverso, ad una nazione unita nel segno della libertà!

Giuseppe Dicuonzo Sansa – esule istriano di 1^ generazione

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