Barletta, riconoscimento del parto extraospedaliero in Puglia: raccolte le firme

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“Siamo un gruppo di mamme che hanno avuto la possibilità di vivere l’esperienza più forte e stravolgente della propria vita: dare alla luce i propri figli nel calore delle mura domestiche. Alcune di noi hanno scelto di partorire anche dopo un pregresso cesareo, conoscendo le raccomandazioni espresse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui “Non c’è nessuna prova che dopo un precedente cesareo sia richiesto un ulteriore cesareo per la gravidanza successiva” e che quindi “I parti vaginali, dopo cesareo, dovrebbero venir incoraggiati” (OMS, Tecnologia appropriata per la nascita, Maggio 1985).”

Comincia cosi il testo della petizione promossa dall‘associazione “Rinascere al Naturale” da porre all’attenzione dell’ente regionale,  per la  “Richiesta di un riconoscimento normativo per il parto extraospedaliero in Puglia” che ieri  a Barletta su corso Vittorio Emanuele,  dal tardo pomeriggio e sino alle 21, è stato distribuito e divulgato (allestendo un gazebo  per la raccolta firme a favore della petizione)   dalle attiviste della sezione locale del movimento “Se non ora quando?”  dai membri dell’associazioni “Mente Interrativa”  e “Centro per la Famiglia” avvalendosi del  sostegno del Comune di Barletta.

Un centinaio il numero di donne e anche di uomini che ieri sera  hanno scelto di sostenere l’iniziativa firmando la petizione, dopo che le attiviste hanno spiegato l’importanza di avallare l’iniziativa, vista da alcuni passanti come un “passo indietro nel tempo” ma allo stesso tempo – cosi come hanno spiegato le attiviste – di fondamentale importanza laddove si  voglia dare la possibilità alla gestante di decidere il modo più naturale  per poter dare alla luce i propri figli,  partorendo anche  presso il proprio domicilio.

“Affianco alle donne, per sostenerle:  affinché tutte coloro che lo desiderino possano dare alla luce i propri figli fra le mura domestiche, godendo di assistenza domiciliare e scegliendo un parto protetto, intimo e sereno; affinché questa pratica possa avere in Puglia, come già avviene in altre regioni, un riconoscimento normativo, con conseguente possibilità di un rimborso da parte dell’Ente locale, tenuto conto che si pone come via alternativa rispetto all’onerosa pratica del parto medicalizzato, peraltro spesso inutile; a fronte dell’eccessivo incremento dei parti cesarei, pari al 47%, chiedendo un cambiamento nelle pratiche, che possa riportare il parto fisiologico al primo posto, nel rispetto del nascituro e della donna; per l’attivazione, nelle strutture pubbliche, di percorsi per il rispetto della nascita, al fine di rendere ogni donna più consapevole della scelta che si troverà a fare al momento del parto – si legge  nel documento informativo messo a punto e divulgato  ieri sera  dalle attiviste “Snoq”.

“Siamo consapevoli che una scelta del genere possa sembrare anacronistica o incosciente agli occhi di qualcuno, ma noi abbiamo valutato i pro e i contro, con consapevolezza e senza superficialità, e siamo sicure di aver dato ai nostri figli una nascita degna di questo nome, in un ambiente sereno, protetto, intimo, senza tensioni e inutili medicalizzazioni. Non abbiamo avuto paura perché siamo sempre state accompagnate, con empatia e professionalità, dalla nostra ostetrica durante tutta la gravidanza, il parto e il post-parto. Riteniamo che, al giorno d’oggi, l’ospedale sia il luogo più sicuro per partorire in una situazione di patologia, che richieda tutta l’assistenza medica necessaria o in presenza di reale pericolo per la mamma e/o il bambino. Al contrario, in presenza di gravidanza fisiologica, il contesto ospedaliero spesso non favorisce una nascita serena, nel rispetto della donna e del bambino.

 Il 90 % dei parti non richiede cure mediche e dunque l’ospedalizzazione della gestante non è, nella maggior parte dei casi, doverosa.  Il parto domiciliare assistito, peraltro già ampiamente diffuso in alcuni Paesi del Nord Europa, presenta, per le donne a basso rischio, un elevato grado di sicurezza, com’è attestato da numerosi studi recenti (H. Tyson, 1991; O.Olsen, 1997; MP Aikins et al, 1998; EK Hutton, 2009; PA Jassen et al., 2009; A. De Jonge, BY Van der Goes, et al., 2009).

La pratica del parto a domicilio consente al sistema sanitario regionale di realizzare notevoli economie di spesa, tenuto conto che la tariffa DRG regionale in vigore per un parto fisiologico senza complicanze è pari a € 1.489 e per un parto cesareo senza complicanze è pari a € 2.360.

Chiediamo: che sia varata una delibera che possa garantire un giusto contributo economico per chi desidera ricorrere al parto a domicilio con l’assistenza di liberi professionisti.

E inoltre che venga attuato ogni intervento utile a facilitare i parti vaginali dopo cesareo e che alle donne che abbiano subito cesarei, in presenza di gravidanza fisiologica, venga effettivamente garantita l’assistenza al travaglio ed al parto con modalità rispettose della naturalità.” –si legge ancora nel testo della petizione.

Tuttavia, la raccolta firme  di ieri, è stata l’occasione per informare la cittadinanza che il prossimo mercoledì 17 giugno, verrà proiettato a Barletta presso la sala rossa del Castello, il documentario intitolato “Micro Birth”  in occasione del quale si discuterà  insieme al dott. Antonio Belpiede (Direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia P.O. Dimiccoli Barletta)  in merito all’ odierno approccio medicalizzato alla nascita visto  sotto una nuova prospettiva.

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