Canne della Battaglia, proposta di legge regionale

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Rimasta a lungo all’ombra di Canosa, Canne assunse una nuova importanza nel 1100, grazie alla presenza del vescovo Ruggero, in seguito divenuto santo e patrono della città di Barletta. Divenne teatro di battaglie tra Normanni e Bizantini, ebbe un lungo periodo di oblio e dal 1456, perdendo il titolo episcopale, fu poco alla volta abbandonata dai propri abitanti che si trasferirono a Barletta. Dal 1938 in poi, Canne è stata oggetto di scavi archeologici che hanno portato alla luce preesistenze appartenenti sia all’età preistorica come grotte neolitiche, ceramiche, statue ed addirittura un menhir, sia all’età protostorica come sepolture e fondazioni di capanne, sia all’età romana con insediamenti abitativi e sia, infine, all’età medioevale con le rovine della cittadella.

Tuttavia, l’evento di spicco legato a quest’area è sicuramente la battaglia combattuta durante la seconda guerra punica, celebre in tutto il mondo sia sotto il profilo storico sia sotto quello tecnico-militare, per via di importanti novità introdotte durante il combattimento, come l’accerchiamento tattico.L’area di Canne è stata sottoposta al vincolo di tutela ai sensi del D.L.vo n.42/04 ed oggi risulta in gran parte di proprietà dello Stato e del Comune di Barletta e, in misura minore, di proprietà privata. Inoltre, nel 1999 è stato sottoscritto un apposito protocollo d’intesa tra la stessa Amministrazione di Barletta e la Soprintendenza Archeologica della Puglia per la gestione della stessa area e per la pubblica fruizione.

Nonostante tutto ciò, Canne è stata spesso niente più che un’area dimenticata dai barlettani come un’accozzaglia di detriti e murales di vandali, bistrattata dalla sovrintendenza e dalle amministrazioni per difetto di responsabilità dell’una o delle altre, difesa spesso soltanto dal Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia, il cui presidente è il ragionier Vitantonio Vinella. Eliminato il bookshop con il vecchio e minimo servizio di accoglienza, il luogo rischia ormai di diventare tempio di vecchie glorie a cui nessuno bada più.Da qui nasce l’esigenza di dare uno scossone alla cittadinanza, con la proposta di legge di Mennea, la quale consta di quattro articoli: il primo pone in evidenza le finalità della legge stessa, risconoscendo ufficialmente la planimetria del luogo e rivestendolo di dignità giuridica per promuoverne la valorizzazione con interventi sia di conservazione sia di promozione e divulgazione; il secondo articolo costituisce il cuore della proposta, perché fa specifico riferimento ai contributi regionali disponibili per questi scopi: quelli finalizzati al centro-visite, gli itinerari didattico-informativi da percorrere anche in bicicletta, le visite guidate, il recupero di reperti e beni culturali in genere; il terzo articolo riguarda la perimetrazione dell’area interessata e la sua possibile variazione in seguito ad eventuali nuove scoperte archeologiche di importanti reperti, nonché per maggior tutela dell’ambiente e del paesaggio; il quarto ed ultimo articolo indica gli stanziamenti annuali che saranno previsti con le connesse leggi di bilancio.

Da sottolineare sono anche i vantaggi economici che nascerebbero da una valorizzazione del sito di Canne che attragga capitali privati, una volta messo in moto il patrimonio disponibile stanziato dallo Stato per lo sviluppo endogeno. Come ha dichiarato Mennea durante la conferenza stampa, “Questo primo passo ci serve anzitutto per dotarci di un mezzo giuridico per poterci confrontare con la sovrintendenza, che è la controparte della convenzione del 1999. La mia proposta di legge serve permettere ordine su Canne e per affermare che queste finalità a lungo termine possono essere raggiunte non con semplici interventi di pronto soccorso, bensì solo con un iter studiato e formale”.

Un punto di partenza per cominciare a parlare seriamente di cultura, a detta dello stesso Mennea, e un modo per far ripartire l’economia e il turismo della sesta provincia pugliese grazie alla sua valorosa storia, senza gettare nel dimenticatoio i cimeli di guerra né i libri di storia.

Rachele Vaccaro

 

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