Barletta, festa della donna. La consigliera Dascoli: «Parità di genere non come concessione ma diritto»

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“Nel momento in cui la politica ha ceduto il passo agli accordi e chi comanda, da troppo tempo oramai, non è più realmente scelto dagli elettori, esautorati da una legge elettorale blasfema per una democrazia, le donne in questa “politica” sono aumentate. E questo è un fatto.

Quello che, però, trovo esecrabile, è che qualcuno, in questo, è capace di trovare il lato positivo.

Tutto questo ha il sapore della concessione, non della democrazia, né tantomeno assomiglia o si avvicina all’obiettivo della parità di genere o delle pari opportunità.

Addirittura i timorosi politici uomini, faccio l’esempio del consiglio regionale pugliese, quando sono arrivati al dunque per approvare la legge sulla doppia preferenza al voto, per la quale tanto mi sono battuta insieme alle donne della consulta regionale, si sono tirati indietro in modo meschino e vigliacco. Salvo poi approvare la legge sull’uso terapeutico della cannabis, provvedimento che condivido, autoproclamandosi politici coraggiosi e illuminati.

Stiamo assistendo a quel che accade a livello nazionale, i deputati uomini stanno cercando di arroccarsi e mantenere le vecchie regole, mentre le donne, per fortuna di tutti gli schieramenti, superando gli steccati politici e partitici, sono unite nella volontà di avere le stesse possibilità di accesso alla vita politica e pubblica del paese, con la doppia preferenza.

Ho parlato di concessione all’inizio, ed è vero che questa potrebbe sembrare una sorta di “quota rosa”. In realtà si tratta di eliminare le disparità, fare partire uomini e donne ponendoli sulla medesima linea. 

Si tratta di quello stesso coraggio che noi donne abbiamo da sempre, quello che ci fa riuscire a conciliare la famiglia e il lavoro, le cure parentali e le riunioni politiche o in ufficio, le faccende domestiche e la cura dei figli con i lavori più pesanti. Questo senza che attorno ci sia, soprattutto al sud, una rete sociale capace di sorreggerci e sostenerci.

Solo chi è insicuro teme i cambiamenti, anche perché quando nel nostro paese le donne hanno raggiunto incarichi apicali, hanno dimostrato di essere più che all’altezza dei propri compiti”.


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