Barletta Consiglio comunale, il primo discorso del sindaco Cascella

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“Gentile Presidente del Consiglio, signore e signori consiglieri, autorità, cittadine e cittadini,

mi sia permesso – una volta adempiuta la formale comunicazione della nomina degli assessori componenti la giunta –  di rivolgere a tutti voi un sentito augurio di buon lavoro,  e – attraverso ciascuno dei presenti tra il pubblico – di indirizzare all’intera città  un  concorde omaggio.
Credo di poter condividere con ciascuno di voi, signore e signori del Consiglio comunale, l’emozione di questo momento.
Oggi riconsegniamo la città all’esercizio pieno della vita politico-istituzionale e della partecipazione democratica, anche facendo i conti con tensioni che nel passato hanno già mortificato la dignità del Consiglio e la volontà degli elettori. Non mi nascondo la gravità di quanto qui è appena accaduto, ma è importante che certe manovre siano state vissute e affrontate in modo aperto, all’aperto, in questo luogo così carico di richiami e di suggestioni storiche, perché sentiamo il dovere di misurarci con lo straordinario patrimonio che fa appartenere Barletta alla migliore storia nazionale piuttosto che con la cronaca di certe meschine operazioni.

 Non per questo possiamo tacere la preoccupazione, se non il vero e proprio allarme,  per l’attualità di una crisi che non è più soltanto economica e sociale ma è diventata anche crisi politica e istituzionale.

È un  intreccio di cui  vediamo quotidianamente gli effetti sulla vita concreta di tanti nostri cittadini e preme sull’Amministrazione. Avremmo potuto attendere che altri  – il Commissario prefettizio, in primis – si facessero carico di portare a compimento la ricognizione dei debiti pregressi che graveranno sul bilancio di cui pure dobbiamo farci interamente carico.

Avremmo potuto venire qui  operando una sorta di soluzione di continuità, rivendicando, per dire, di fare bene la nostra parte solo quando si potrà definire – se pure tramite concorsi pubblici – il numero di dirigenti, funzionari, impiegati, vigili e operatori corrispondente almeno alla pianta organica prevista nel 2009, superiore di un centinaio di unità allo stato attuale (e consentitemi in questa sede di rivolgere un saluto grato ai dipendenti che compiono il proprio dovere sopperendo alle carenze). Oppure attendere quando saranno coperti gli 8 milioni (se non più) di debiti fuori bilancio calcolati ad oggi. O ancora, rinviare a quando sarà superato il patto di stabilità che comprime la spesa per investimenti. E magari metterci a cercare anche noi espedienti per far fronte all’ineludibile impegno di avviare le opere di urbanizzazione nella 167, aggirando ogni vincolo, cumulando nuovi debiti ai debiti fuori bilancio già in essere, dilapidando l’avanzo di amministrazione, persino scaricando su strutture e società esterne operazioni clientelari e assistenziali. Sarebbe stato facile ma retorico, comodo ma fallace, perché così avremmo rischiato la paralisi, il collasso, un default che l’intera città prima o poi sarebbe chiamata a pagare, con conseguenze drammatiche innanzitutto per chi già soffre pesantemente la crisi.

Non accadrà, sia chiaro, perché abbiamo assunto per primi il vincolo del rispetto delle regole. E’ una garanzia per tutti. Non ignoriamo il disagio sociale, nel quale possono crescere forme di distacco, di sfiducia, persino di ribellione. Sappiamo quanto amaro sia esporre al sindaco, al consigliere, al sindacalista, al sacerdote, al famigliare la propria condizione di bisogno perché si è perso il lavoro o non lo si trova, e non si ha la possibilità di contare su adeguati ammortizzatori sociali.  Ma dobbiamo chiederci se si sa anche quanta amarezza si provi nel dover rispondere ai cittadini che espongono i loro drammi che neanche il Comune ha la possibilità di contare su autonome fonti finanziarie, che non ha “posti” da distribuire ma solo politiche e scelte conseguenti da compiere per rilanciare lo sviluppo e così creare occasioni di lavoro reali, solide.

Non possiamo sottrarci dal dare risposte autentiche, di verità, altrimenti diffonderemmo illusioni e faremmo solo demagogia. Con danni ancora più gravi, ripeto, a scapito dei più deboli e indifesi. Come, lo voglio dire con estrema franchezza, è accaduto con l’occupazione abusiva di case destinate agli anziani, quasi considerata qua e là una mera espressione del diffuso disagio sociale, al più una ricaduta nella guerra tra poveri, dimenticando quella cultura mutualistica del movimento operaio e bracciantile –  che proprio qui a Barletta ha avuto in Carlo Cafiero uno dei suoi più alti esponenti – che induce a solidarizzare con il più debole opponendosi a ogni sopraffazione.

Quali azioni ne conseguono? Chi e come sostenere nelle dinamiche sociali? Quale corretta evoluzione finanziaria ed economica favorire?  In questi giorni siamo stati chiamati a compiere scelte che hanno un costo politico, come con l’anticipazione – primo Comune della Puglia – di una cospicua parte del contributo casa utilizzando tutte le risorse disponibili, così da colmare il ritardo nella corresponsione da parte  della  Regione. E a riprendere il filo dei problemi e delle soluzioni per salvare quanto di buono pure è stato fatto –  si tratti della convenzione per la casa di riposo, dei servizi nei nuovi quartieri, del bando per la gestione dell’Orto botanico o della manifestazione di interesse per l’incubatore di imprese , della segnalazione di rischi di inquinamento a mare o del varo di progetti fin troppo datati alla Marina – che ci imponevano la responsabilità di scegliere e non lasciar correre per non disturbare chissà chi, rischiando non solo di perdere tempo e finanziamenti ma di mettere a repentaglio le regole di convivenza civile, i vincoli di coesione sociale e i valori di solidarietà morale.

La città con il voto ci ha presentato il conto dei bisogni e delle aspirazioni, delle attese e delle volontà. Ha così offerto alla politica l’occasione per fare ammenda dei propri errori e rigenerarsi. Dobbiamo coglierla . Non possiamo sprecarla, non possiamo più attardarci nell’assumere le responsabilità che il momento richiede, proprio per il rispetto del  segnale lanciato dai cittadini. Nelle urne non hanno trovato posto le polemiche, i pregiudizi, persino le maldicenze personali, ma la netta consapevolezza della criticità della situazione economica e sociale, del logoramento delle relazioni politiche e istituzionali, dei rischi di regressione delle condizioni di vita di strati sempre più larghi della cittadinanza, e quindi delle necessità di invertire la tendenza mobilitando ogni risorsa ed energia con la partecipazione, il senso del bene comune, del bene pubblico, del bene futuro della città.

A questa sfida abbiamo inteso corrispondere, cominciando a misurarci con la complessità e con le compatibilità di un bilancio in dodicesimi,  non contando su alcuna indulgenza, anzi sapendo bene di rischiare l’impopolarità, ma  puntando sulla comprensione della necessità  di non vanificare i sacrifici che i cittadini hanno fin qui compiuto, mettendo a repentaglio la stabilità finanziaria e quindi l’affidabilità istituzionale del Comune. Di questa sfida dobbiamo essere all’altezza. Noi tutti, maggioranza e opposizione:  perché su questa sfida ognuno sarà giudicato alla scadenza del mandato.  Non c’è, insomma,  alternativa al confronto, certo con spirito critico, ma  anche con capacità propositiva sul merito delle scelte.

Qui oggi abbiamo dato conto della costituzione della giunta. È stata definita in tanti modi. Io stesso ho parlato di “giunta smart”, con un  riferimento alla capacità di efficienza e di innovazione che l’Europa richiede agli enti locali, insieme alle forze sociali, imprenditoriali e culturali, per centrare gli obbiettivi di sviluppo sostenibile fissati per il 2020. Una scadenza lontana? La politica non può mancare di visione. E questa giunta è nella sua composizione e nella sua natura, una giunta con una chiara impronta politica, perché si propone di rilegittimare e riconciliare  le istituzioni cittadine – che comprendono questo Consiglio nella sua interezza – con il valore della politica che tradizionalmente la nostra città è capace di esprimere.

Attenzione, però: è una giunta politica, non partitica. Dobbiamo fare i conti fino in fondo con le lezioni del passato: ai partiti si deve riconoscere, e riconosciamo, la funzione essenziale della formazione dell’indirizzo politico. Per questo, alle forze politiche che compongono la maggioranza abbiamo chiesto di concorrere, sul piano della pari dignità, al governo cittadino, insieme a espressioni della società civile autonome ma rispettose del ruolo e della rappresentanza politica nella formazione dell’interesse generale.

Altra cosa e’ la gestione della cosa pubblica, che la legge attribuisce a chi ha ricevuto la diretta investitura popolare. Al nostro rispetto dell’autonomia delle forze politiche non può che corrispondere, dunque, il rispetto dell’autonomia dell’Amministrazione cittadina. E la nostra autonomia la faremo rispettare, perché  su di noi possono comandare solo gli elettori e noi abbiamo il dovere di rispettare solo il voto.

Non per una formale ripartizione dei compiti, ma perché questo è il modo corretto per fare ciascuno la propria parte e poi risponderne agli elettori.

Vogliamo affrontare questo compito con coerenza e determinazione. Senza immaginare di poter  fare da soli, di essere autosufficienti. Anzi, chiediamo all’opposizione di far sentire la propria voce sul governo della città, proponendo, anche richiamandoci e correggendoci quando dovesse ritenere che si stiano compiendo errori. Perché se il punto di riferimento comune è l’interesse generale, e non può che essere questo, allora anche il confronto trasparente, leale, nelle sedi istituzionali proprie, può concorrere a compiere la scelta giusta, quella che serve a cambiare davvero.

Ecco la strada che andremo a indicare, nella prossima riunione del Consiglio presentando il programma collegato alla verifica delle condizioni di bilancio. Per percorrerla, cercando di essere coerenti, fino in fondo”.

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