Morte Aldo Moro, Damato (Centro Democratico): «Convergenze parallele: politica e generazione liquida»

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“La Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge n. 2.489 riguardante l’istituzione del 9 MAGGIO come giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale estrazione. Questa stessa data coincide con la tragica fine di una figura chiave della storia d’Italia: Aldo Moro.

 L’istituzione di una data dedicata alla sua memoria e alle vittime del terrorismo è importante per le nuove generazioni, consente di salvaguardare sempre la verità relativa agli eventi, all’impegno assunto da tali vittime e aiuta i più giovani a capire come la Storia del nostro Paese sia stata determinata dal sacrificio di molti cittadini.Parlare di Moro alle giovani generazioni, dopo quasi trenta cinque dalla sua tragica fine, non è facile, sia per la complessità e ricchezza della sua figura, sia per l’insieme di incomprensioni e pregiudizi sulla sua autentica personalità. Riflettere, però, sul pensiero che Moro ci ha lasciato rappresenta un obbligo morale e politico per cercare di capire i segni del nostro tempo.

La morte dello statista ha condizionato tutta la storia politica posteriore e l’immagine che di essa è stata trasmessa alle nuove generazioni. Ma, la sua straordinaria ricchezza resta e tocca alle giovani generazioni che vogliano contare e costruire una nuova idea della politica, riscoprirla con i loro occhi, con la freschezza delle loro domande e non solo con la rabbia dettata da questa nefasta crisi.

 Una generazione liquida, galleggiante e incerta, affacciata al nuovo millennio, figlia dell’offensiva lanciata da qualche anno al mondo del lavoro e accompagnata da altre forme più subdole di precarizzazione che colpiscono tutti, quindi anche le persone che hanno un lavoro stabile. Precarietà è insicurezza sotto tutti i punti di vista: da quello sociale, culturale a quello dei valori universali, in primis la famiglia. Oltre a non avere un lavoro sicuro, precario è chi non riesce ad avere un’abitazione stabile a causa dei bassi redditi e dagli affitti, chi non può avere un’istruzione o un’assistenza sanitaria adeguata per il costante e progressivo smantellamento del servizio pubblico. Precaria è la cultura alimentata da un sistema d’informazione che genera paure e insicurezze.

 Tutto questo crea ciò che oggi è un modo di pensare universale dei giovani, basato su elementi quali l’individualismo e l’incertezza, il qualunquismo, e non ultimo il grillismo che funge da apparato di cattura sfruttando emozioni e debolezze di una generazione frantumata, atomizzata e liquefatta nella precarietà.

 La generazione liquida ha perso la “memoria” e quella memoria intesa come anello di congiunzione fra passato e presente, elemento di trasposizione di esperienze, storie collettive e ideali. Ma non deve perdere la speranza. Ai decisori pubblici il compito di dare una risposta strategica di progetto e di futuro, perché la precarietà singolare non si trasformi in una rinuncia globale di milioni di giovani alla speranza.

Il linguaggio di Moro ci ha educato un po’ tutti al rispetto della complessità del reale, a riconoscere le contraddizioni della vita per quello che sono, a riconoscere le difficoltà oggettive. Ci ha educati infine alla pazienza e alla umiltà con la serietà del suo agire e la sua capacità di guardare non al domani ma al dopodomani le problematiche dei nostri tempi, le problematiche di una società sempre più complessa.

 Le vicende, così spesso tragiche, legate alle stagioni del terrorismo e alle ampie infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata su larga scala, rappresentano una ferita, per l’Italia, difficile da rimarginare. Un’ ardua sfida, che sarà possibile vincere solo ridando una grande forza alle istituzioni della Repubblica ed educando ai principi costituzionali, ai valori della legalità, al senso del bene comune, i giovani italiani, cittadini di un futuro migliore.Adoperiamoci perché il ricordo di quanti si sono sacrificati sia sempre vivo.

 Vengono forse alla mente, per alcuni aspetti, gli anni Settanta, quelli che spinsero allora Aldo Moro ad interrogarsi profondamente sulla capacità della politica di capire e di essere in sintonia con i cambiamenti profondi della società, con le nuove generazioni.

Nel suo ultimo intervento, Aldo Moro asserì: “Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma cari amici questo non è possibile; si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà”.

Queste nobili parole risuonino, oggi, nei nostri cuori e ci diano la forza di guardare al domani con la sola volontà del bene del nostro Paese. La politica è chiamata ad intervenire sempre più spesso con competenza, lungimiranza, responsabilità, moralità nei confronti delle giovani generazioni in un rapporto di convergenze evolutive”.

 

 

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