Trinitapoli, diritto di cittadinanza ai nati in Italia: lettera aperta di Piccinino a Tedesco

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Caro Giustino Tedesco,

mi permetto di scriverti questa lettera aperta dopo aver ascoltato la dichiarazione che hai rilasciato in Consiglio Comunale per giustificare il tuo voto contrario alla mozione che abbiamo proposto per sostenere i disegni di legge per il diritto di cittadinanza italiana a chi nasce in Italia.

Mi sto interrogando ancora su cosa dovrebbe portare in dote un bambino che nasce tra noi perchè possa essere riconosciuto italiano. I bambini non hanno una dote, ma doti e capacità sì. Frequentando i nostri asili nido imparano a parlare, a disegnare, a fare i bastoncini e i cerchi, colorano le mani, iniziano a camminare e poi a correre e ballare con la nostra musica. Poi a scuola leggono e scrivono sui nostri testi, seguono ciclicamente anche le nostre feste, conoscono il nostro credo, giocano, festeggiano, socializzano tutti insieme. Da oggi poi impareranno anche l’inno di Mameli in classe e poi magari faranno sport giocando per una maglia in un oratorio o in uno società sportiva, sognando un giorno (ma spero prima dei 18 anni) di diventare come Mario Balotelli o conquistare una medaglia alle Olimpiadi per l’Italia (e chissà per l’Europa).

Sono gli stessi bambini che acquistano le cose che compriamo noi, negli stessi negozi, che mangiano e cucinano i nostri prodotti nelle mense scolastiche, che utilizzano i mezzi di trasporto pubblici come gli scuolabus, che frequentano luoghi pubblici, vanno al cinema la domenica pomeriggio, che leggono, scrivono, parlano in italiano (e credo conoscono anche qualche altra lingua).

Rientrando a casa ho trovato questo messaggio di Antonella che mi ha scritto: “I confini sono linee sottili ma potenti; linee che, separando, uniscono; linee definitore che spesso non riusciamo a vedere perché non risiedono nelle cose, ma solo nei segni a matita dei cartografi e nei vomeri immaginari degli amministratori, e dalle quali tuttavia dipende il nostro senso di appartenenza a un luogo. A volte la penna è davvero più forte della spada, ma quand’anche fosse stata la spada a decidere questi confini, quegli stati non sarebbero mai esistiti se non si fossero tracciati” (Mark Monmonier).

Ti conosco per il metodo che cerchi di darti in ogni cosa e la caparbietà. Mi aspettavo da te che sei, uno tra più anziani in Consiglio Comunale per età e anni di consiliatura, una capacità di approccio alla questione che spingesse i tanti giovani presenti (nascosti e pietrificati dietro ideologie e chiusure strumentali) a lanciare un messaggio di civiltà, di democrazia, di integrazione e accoglienza.

Così non è andata e, proprio da te, ho ascoltato una frase che mi ha raggelato: “nascere in Italia è una condizione necessaria ma non sufficiente” senza immaginare, forse, che questo modo di pensare ha provocato fenomeni pericolosi che iniettati in una società creano divisioni, steccati, fossati.

Oltre mezzo milione di bambini e ragazzi, con genitori immigrati, sono nati in Italia: è il 10% della popolazione scolastica. Sono i nuovi italiani, non quelli che, secondo la tua idea, per esserlo devono “dimostrare” qualcosa, nè quelli che ci “tolgono valori” ma che, anzi, arricchiscono la nostra cultura.

Negare questo diritto è un’assurdita, ha ragione Giorgio Napolitano quando dice che i bambini figli di immigrati hanno questa aspirazione. Hanno questo sogno, che è la parola più bella di tutte.

Quella sera stessa, per fortunata coincidenza, Barack Obama, un afroamericano, di colore, è stato riconfermato Presidente. Perchè i sogni si possono realizzare.

Caro Giustino,
se fossimo stati ancora dalla stessa parte, condividendo idee e scelte, mi sarei preoccupato e non poco. Ma hai evitato, scegliendo un’altra strada, che mi trovassi in questo dubbio atroce e ti ringrazio per aver fatto chiarezza.
Rispetterò sempre le tue convinzioni, ma permettimi di dire che la tua esuberante voglia di distinguerti sempre non ti ha fatto guadagnare punti alla voce: cultura democratica”.

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