Snoq Barletta su bocciatura legge 50/50: «Grettezza culturale per conservare la poltrona»

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Una doccia fredda che non può essere liquidata semplicemente addossando la colpa alle modalità del voto segreto, richiesto dalla minoranza, ma che racconta di una strenua resistenza trasversale al cambiamento. In merito a questa pessima pagina di civiltà politica, le promotrici del movimento “Se non ora, quando?” di Barletta, Annabella Corsini e Giuliana Damato, esprimono alcune riflessioni:

“Il 27 novembre 2012  è stata bocciata in Consiglio Regionale la proposta di legge popolare 50/50, sottoscritta da 30.000 pugliesi.

A questo punto potrebbe partire una lunga filippica sulla miopia e ottusità della politica al maschile, ma noi dello Snoq – Barletta preferiamo raccontarvi ciò che quella assemblea è stata attraverso le parole dei “nostri” – si fa per dire – rappresentanti istituzionali:

“La politica è cosa solo per uomini”, per la semplice ragione che “una donna di Santa Maria di Leuca non potrebbe guidare fino a Bari per partecipare ai lavori del Consiglio Regionale”, a questo si aggiunga la necessità di “rispettare la sensibilità (nda, dei consiglieri maschi) di fronte alle forme di coercizione delle masse urlanti (nda, cioè noi donne)” (cit. Gatta, PdL).

Va da sè che “Ci devono essere le condizioni reali per favorire la presenza delle nostre donne in consiglio e in politica” (cit Negro, UDC), perché “Non fa parte della democrazia compiuta” favorire l’ingresso delle donne nelle istituzioni. E poi, quello della rappresentanza di genere è un falso problema,“ Le donne sono tante e dappertutto: basta andare negli ospedali, nelle scuole, nei tribunali” (cit. Mazza, Idv).

Per dovere di cronaca va anche detto che a questa tragicommedia hanno partecipato alcune comparse che si meritano di diritto la pubblica vergogna: i sei consiglieri di minoranza che hanno pensato bene di proporre il voto segreto (Zullo, Gatta, Camporeale, Sala, Marti, Boccardi) e alcuni consiglieri di maggioranza presenti in aula che, a quanto pare hanno approfittato della subdola modalità di voto per esprimere voto contrario.

Convinte che le citazioni sopra riportate dicano più della più attenta delle analisi, non intendiamo dilungarci oltre. Purtroppo, la Puglia non ha certo scritto una delle sue pagine migliori, ma confidiamo nell’inserimento di norme che favoriscano fattivamente il riequilibrio di genere , nella nuova legge elettorale prossima alla discussione, sperando che questa volta la disquisizione si fondi su argomentazioni serie e non su luoghi comuni, segni della grettezza culturale di coloro che li pronunciano e la cui massima prospettiva, evidentemente, è conservare il presente (e la poltrona) piuttosto che proiettarsi al futuro.

“E se è una femmina si chiamerà futura”…

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