“Andria per Vendola”, l’appello al voto di uno “stabilizzato” della Sanità pugliese

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“La parola stabilizzato per descrivere una situazione lavorativa sottintende per forza di cose uno stato antecedente precario. Un vocabolo che nel neologismo del mondo del lavoro ha difficoltà ad entrarci e a sostituire quella flessibilità del tutto precaria che le politiche degli ultimi anni ci hanno riservato.

Gli ultimi governi a colpi di entrate populiste e liberiste, tramite i mass media ci hanno fornito e servito un’idea di lavoro stabile come una roba senza stimoli, un peso per le tasche delle imprese e soprattutto per la macchina della pubblica amministrazione sino ad arrivare a Elsa Fornero che pensa ai giovani lavoratori come “choosy”, che in realtà potrebbe anche far sorridere, ma non è altro che il risultato di politiche liberiste che hanno allontanato la politica dal lavoro, i lavoratori dai politici ma soprattutto la gente dalla ricchezza. Una ricchezza non personale di ogni singolo individuo, ma una ricchezza del paese, una ricchezza economica e sociale da redistribuire.

Quello che è avvenuto in Puglia dal 2007 con le stabilizzazioni nella sanità è quel cambiamento, ostacolato da un governo centrale (a volte composto da nostri conterranei) incapace di vedere oltre il proprio naso e di osservare con quel giudizio politico della realtà che ogni governo dovrebbe avere, che sa di normalità, che sa di stabilità, che attraversa fasce di lavoratori assai vaste e che assume attraverso il contesto in cui si svolge un ruolo sociale e di tutela della salute assai importante. Appunto la sanità. Un luogo dove la precarietà non dà stimoli, non ti dà competizione ma ti dà quella sensazione parecchio percettibile di esser schiavo di una scadenza mentre magari devi salvare vite e tutelare la salute dei cittadini quale bene costituzionale inviolabile.

Io sono uno dei 4000. Sono un uomo o una donna, ho 25 o 45 anni, ho dei figli o voglio averne. Posso decidere della mia vita come comprare una casa, formarmi e rendere il lavoro non solo competitivo ma soprattutto competente. Posso entrare in banca ed accedere ad un mutuo, non sono ostaggio di un contratto a termine che non mi fa respirare, non mi fa pensare con la mia testa ma con la logica di un mondo del lavoro isterico. La stabilità mi porta addirittura ad avere una sorta di spensieratezza capace di immergermi senza paura nei problemi della società, di fare politica, sindacato e solidarietà. Quindi essere libero è quindi partecipare come diceva Gaber.

Ecco perché io sostengo Nichi Vendola come canditato premier del centrosinistra. Perché sono una prova tangibile e assai concreta delle sue politiche sul lavoro e della sua idea di economia sociale e di come il precariato e le sue mille forme di contratto a tempo indeterminato hanno creato uno squarcio nella società, un buco nero d’instabilità dove i lavoratori sono finiti.

Lo sostengo perché c’è bisogno che la politica si riavvicini al lavoro, al sindacato, alla società, alla vita, alla gente, alla realtà.

Lo sostengo perché ne voglio altri 4000 e suoi multipli”.

 

1 COMMENTO

  1. Scusa, ci sei o ci fai? Sono contento per te e per i colleghi della BAT che hanno conciliato, ma é bene che ti ricordi, e che i lettori sappiano, che ci sono centinaia di altri nostri colleghi, nelle altre ASL, centinaia di famiglie, che pure loro avevano creduto al miraggio che descrivi, ma sono rimasti trombati. Se la Corte Costituzionale ha annullato la legge di stabilizzazione é perché era fatta coi piedi e meritava di essere bocciata.

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