Barletta, riordino Province. Alfarano, Caracciolo e Pastore: «Grande rammarico, la partita ora a Roma»

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All’indomani della seduta di Consiglio regionale del 22 ottobre in cui si sarebbe dovuto dibattere ampiamente del riordino degli enti provinciali, al fine di formulare una proposta all’esecutivo centrale entro la data ultima del 24 ottobre, i tre consiglieri Giovanni Alfarano (Pdl), Franco Pastore (Psi-Gruppo misto) e Filippo Caracciolo (Pd), assente Ruggiero Mennea (Pd), esprimono tutta la loro amarezza per la pessima gestione del procedimento da parte della Regione. “La legge purtroppo, così come approvata ad agosto, è rigida, non lascia alcuna possibilità a percorsi alternativi. I requisiti demo-territoriali dovevano essere posseduti già a luglio dalle province e se mancanti gli enti locali sono destinati all’accorpamento”, esordisce Alfarano.

“Tuttavia per la Bat si potrebbe ipotizzare una misura correttiva del Governo, poiché si tratta di una provincia che si trova incastrata tra due anomalie: a nord Foggia, un territorio di un’estensione già impressionante, e a sud Bari destinato a trasformarsi in Città Metropolitana. Per questo sarà necessario adesso fare pressione sui nostri parlamentari di riferimento, visto che la partita si sposta a Roma”.

“Quello che è accaduto in Regione non è certo una bella pagina politica”, dichiara Caracciolo. “Su 70 consiglieri, alla fine solo in 20 sono rimasti in aula ad assumersi la responsabilità del voto. Dispiace soprattutto che il presidente Vendola fosse assente, e che il Consiglio regionale ha deciso di non decidere su un decreto scellerato che cancella senza criterio autonomie acquisite in questi anni dai territori”. Il commento si sposta poi sulla relazione dell’assessore Dentamaro, che “si limita a descrivere senza entrare nel merito, per evitare scontri con i singoli comuni”.

Il consigliere Caracciolo è scettico sulla possibilità di ripensamenti del Governo: “Non ho molta fiducia in questo Governo, non penso che lasceranno decidere alla politica dopo le elezioni. Piomberemo nel foggiano, con grande rammarico”.

In conclusione l’intervento di Franco Pastore, il più veemente nei toni e nella sostanza: “Mostruoso, pasticciato e anticostituzionale il decreto sulle province. Abbiamo invitato la Regione a impugnarlo davanti alla Corte Costituzionale, come hanno fatto altre regioni, ma dobbiamo dire che anche enti intermedi come Upi e Anci hanno fatto la loro parte di Ponzio Pilato. Perciò noi consiglieri del territorio abbiamo promosso una serie di iniziative, fino all’ultimo odg di ieri (22 ottobre, ndr) per una rivisitazione del decreto”.

Le strade percorribili nel procedimento che porterà all’entrata in vigore delle norme sul riordino provinciale sono essenzialmente due: “O il Governo Monti fa un decreto e pone la fiducia sul voto, e quindi i parlamentari si assumono la responsabilità a pochi mesi dalla fine della legislatura; oppure presenta un disegno di legge da approvare poi politicamente”.

Il grande rammarico resta comunque la modalità scelta dal Governo tecnico, che ha introdotto una riforma di così grande impatto sul territorio nazionale senza seguire la strada che sarebbe stata più corretta, ovvero quella della revisione dell’intera architettura costituzionale degli enti locali. “Con queste regole imposte da Roma si viola l’art.133 Cost. sull’autodeterminazione dei comuni, si mischia il risparmio col rispetto delle norme costituzionali. Ma così facendo si riduce la democrazia”, conclude il consigliere Pastore.

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