Barletta, Piano di Protezione Civile. Spadafora (Pd): «Subito tavolo tecnico e aggiornamento»

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Le tematiche legate alla tutela del territorio dovrebbero essere, infatti, “priorità comuni e non semplici adempimenti burocratici”, scrive Spadafora nella nota di cui si riporta il testo integrale:

““ANCH’IO SONO PROTEZIONE CIVILE” questo è il titolo del campo scuola, rivolto ai ragazzi, che annualmente il Dipartimento della Protezione Civile organizza per rendere i ragazzi consapevoli del ruolo attivo e partecipe che ognuno può svolgere nella tutela dell’ambiente, del territorio e della vita umana.

La recente attività sismica che ha colpito i comuni dell’Emilia Romagna ha dimostrato, se mai ce ne fosse bisogno, l’estrema fragilità strutturale della penisola italiana, un territorio geologicamente giovane compresso tra placche in movimento, e allo stesso tempo il fondamentale ruolo che può svolgere la Protezione Civile sia nelle fasi di emergenza che in quelle successive di ricostruzione. Ciò appare ancora più efficace laddove si realizzi un buon coordinamento tra i vari livelli, dal nazionale al comunale, passando per quello regionale e provinciale, così come sancito dalla normativa vigente. Proprio quest’ultima dimostra la strategica importanza relegata ai sindaci in quanto autorità massima di Protezione civile locale e quindi responsabili delle funzioni ad essa riconosciute, che vanno dalla prevenzione, alla gestione dell’emergenza, dalla previsione degli scenari di rischio, alla ricostruzione.

Il territorio comunale di Barletta non è esente da numerosi rischi, quali quello sismico (Barletta ha vissuto diversi terremoti storici fino all’ottavo grado della scala Mercalli, come quello dell’11 maggio 1560), quello idraulico legato all’esondazioni del Fiume Ofanto, del Canale Ciappetta-Camaggio, del Canale Tittadegna e del Canale Rasciatano, quello geomorfologico legato agli sprofondamenti per presenza di cavità sotterranee (voragine di San Procopio, antiche fosse granarie nel centro storico), quello meteorologico, oltre al rischio incendi e a quello di maremoti che non è possibile escludere a priori, come dimostrano gli studi compiuti a partire dal 2005 dai ricercatori dell’Università di Bari (cfr.http://www.diritticittadino.it/archivio_2005/NOTIZIE57.htm).

L’ultimo piano disponibile è stato adottato dalla Giunta nel lontano 1995, nonostante fosse previsto un suo aggiornamento biennale attraverso la convocazione di una commissione ad hoc prevista nel piano, non vi è stato mai alcun incontro che permettesse di avviare una seria discussione in merito ai cambiamenti territoriali, al recepimento delle nuove normative, alla predisposizione dei Presidi e Centri operativi Comunali o intercomunali; questa vacatio ha fatto si che la città si trovasse impreparata dinnanzi al tragico evento del crollo del 3 Ottobre.

Alla luce di quanto sopra nonché delle dichiarazioni rilasciate dal Comandante della Polizia Municipale Filannino in occasione del Convegno “Diffondere la cultura della Protezione Civile” organizzato dall’Associazione Verità e Giustizia lo scorso Marzo, nonché cogliendo lo spirito che sottende alle iniziative del Dipartimento di Protezione Civile rispetto al ruolo del cittadino, si chiede:

a)     di convocare al più presto un tavolo tecnico aperto a tutti gli operatori e i cittadini interessati affinché il Piano possa diventare uno strumento di “prevenzione partecipata” e si diffonda realmente quella “cultura della Protezione Civile”;

b)     quale sia lo stato di aggiornamento del Piano Comunale di Protezione Civile del Comune di Barletta, anche nell’ottica di poter usufruire di un recente finanziamento legato ai fondi POR 2007-2013 (scadenza 2 Luglio) che prevede la possibilità di finanziare il completamento o l’aggiornamento del Piano di Protezione civile comunale (al Comune di Barletta spetterebbero 70.000 Euro) oltre alla possibilità di arricchire la dotazione dei mezzi di soccorso, qualora fosse necessario;

Il fine ultimo di queste nostre istanze è quello di garantire che le attività di tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni causati da  disastri naturali e da altri eventi calamitosi, ovvero quelle poste in capo alla Protezione civile, divengano “priorità comuni” e non semplici adempimenti burocratici”.

 

 

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