La Regione Puglia sperimenta lavoro di cittadinanza nel Salento, Caracciolo: «Anche nella Bat»

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La sperimentazione riguarda l’area del Salento con in particolare alcuni comuni che hanno aderito alla sperimentazione. L’Accordo Quadro prevede l’attivazione di tre misure come di seguito specificate, cui si darà attuazione con specifici e successivi provvedimenti: Cantieri di Cittadinanza; Lavoro Minimo di Cittadinanza; Contratto di collocamento e/o ricollocamento.

Faccio appello agli assessori regionali Caroli, Sasso e Capone – scrive il consigliere regionale Filippo Caracciolo – affinché insieme si possano porre le condizioni per la sperimentazione del ‘lavoro minimo di cittadinanza’ anche nei comuni della provincia di Barletta-Andria-Trani. Prendendo come spunto il protocollo d’intesa firmato tra Regione Puglia ed alcuni sindaci dei comuni del Salento mi rendo da subito disponibile per attivare il collegamento tra Regione Puglia e istituzioni e parti sociali del territorio”.

“Le finalità del “Secondo Piano Straordinario per il Lavoro – per il lavoro di cittadinanza” hanno come obiettivi di potenziare il livello di efficacia del sistema della formazione professionale, coinvolgere gli attori istituzionali e socio-economici nella identificazione e nell’attivazione delle leve di crescita del sistema produttivo territoriale ed infine promuovere percorsi di sussidiarietà e responsabilità sociale e civile delle imprese per promuovere occupazione e sviluppo sostenibile del territorio. Il lavoro di cittadinanza – sottolinea Filippo Caracciolo – sarà finanziato in maniera prioritaria attraverso le risorse della nuova programmazione 2014-2020”.

L’intero territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani continua a segnare primati negativi in termini di disoccupazione a causa delle difficoltà dovute alla crisi ma anche perché colpita in settori chiave della propria economia come è per esempio nel caso del tessile-abbigliamento-calzaturiero (TAC). La possibilità di sperimentare il ‘Lavoro di Cittadinanza’ darebbe la possibilità a lavoratori prima impiegati in quei settori di acquisire nuove competenze professionali”.

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