Pac e olivicoltura, Presidente Ventola: «Rischiamo la bancarotta del settore»

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«Sono crescenti le preoccupazioni e gli interventi in materia da parte dei nostri produttori olivicoli, organizzazioni, rappresentanti politici. E’ di queste ultime ore l’appello del Sindaco di Andria Nicola Giorgino – ha sottolineato il Presidente Ventola -, con il quale abbiamo condiviso molte riflessioni ed iniziative sul tema. In questo delicato ed importante momento, se non si prende il toro con le corna, rischiamo la bancarotta delle nostre aziende agricole con tutti i risvolti ad esso collegati».

I dati sono noti. Nel 2010, secondo i risultati del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura, il settore olivicolo conta 902.075 aziende. Di queste, la maggior parte si trovano al Sud, con Puglia che da sola ne ha 227 mila – operanti su una superficie di 383 mila ettari, il 33,2% di quella nazionale -. E’ chiaro, perciò, l’importanza del settore all’interno di tutta la filiera produttiva pugliese e sulla nostra economia.

«Il problema del settore olivicolo – ha continuato il Presidente della Provincia – si è sinora giovato degli interventi in sede europea di autorevoli nostri rappresentanti: dall’ex europarlamentare Sergio Silvestris, componente della Commissione Europea dell’Agricoltura, allo stesso suo Presidente Paolo De Castro, all’on. Raffaele Baldassarre. E’ stata loro la battaglia vinta che ha consentito di attribuire gli aiuti agli Stati dell’Unione in ragione della tipologia delle colture e non dell’estensione dei terreni, aspetto che ci avrebbe messo alla pari degli estesi pascoli del nord Europa. Ora la questione è nelle mani dello Stato centrale per le politiche di attuazione della nuova PAC. Scelte sulle quali un ruolo importante viene svolto dall’Assessore regionale pugliese Nardone, grazie alla funzione da lui esercitata di coordinatore degli Assessori di tutte le Regioni italiane. Se l’orientamento sosterrà indistintamente il settore agricolo o, peggio, favorirà allevatori piuttosto che produzioni diverse dalle nostre, i nostri operatori agricoli rischieranno molto. Alle criticità di filiera, della frammentazione aziendale, commerciali e via dicendo, la contrazione degli aiuti alla produzione costringerà molti a scelte radicali che, tra l’altro, potrebbero intaccare la nostra identità.L’ulivo è nel nostro dna, è pianta simbolo alla quale siamo legati indissolubilmente: storia, cultura, tradizioni, vocazione, “trait d’union” tra passato, presente e futuro, vorremmo sperare.

Affinché ciò possa essere, come dicevo inizialmente – ha dichiarato infine il Presidente della provincia Francesco Ventola -, delle due l’una. L’ulivo non può essere la pianta simbolo dello stemma della Regione Puglia, la pianta protetta da norme che tutelano il paesaggio e l’ambiente, la pianta che produce l’alimento pregiato più rappresentativo della dieta mediterranea, se non si mette gli agricoltori in condizioni tali da poterne sostenere la coltivazione. Si concentrino attenzione e sforzi, si faccia fronte comune. Questa è una battaglia che la Puglia non può e non deve perdere».

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