Trinitapoli, sindaco Di Feo su Ici Atisale: «Una battaglia di legalità, tutti devono pagare le tasse»

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“Non può sfuggire che il Comune di Trinitapoli con la mia amministrazione ha intrapreso una vera e propria battaglia di legalità, aggredendo le sacche di abusivismo, l’evasione, le illegittimità all’interno e fuori del Palazzo di Città –ha spiegato il primo cittadino trinitapolese-. La mia amministrazione ha dovuto riparametrare i propri obiettivi, avendo come principale finalità il risanamento delle finanze dell’ente locale, proprio per salvaguardare il futuro della comunità cittadina, dei dipendenti comunali, delle imprese che rischiavano di fallire per i crediti vantati verso il comune. Sono orgoglioso di non aver guardato in faccia a nessuno e di aver agito per avere una città moderna, dinamica, i cui pilastri fondamentali sono appunto la legalità, l’efficienza e l’efficacia amministrativa”.

Rispetto al tema dei lavoratori il sindaco di Feo ha voluto precisare: “Nel mio dna vi è senza tema di smentita alcuna la lotta contro la discriminazione, contro il caporalato, il lavoro nero, l’arroganza e lo strapotere dei padroni. Ragion per cui mai e poi mai potrò mettere in atto azioni che possono ledere i diritti proprio dei cittadini e dei lavoratori –ha proseguito il sindaco-. La sentenza dell’Atisale ha fatto giustizia, comprovando che non ci sono cittadini o aziende di serie A e di serie B. Tutti sono uguali di fronte alla legge. Tutti devono pagare le tasse, perché pagare le tasse è un principio di civiltà che assicura la ridistribuzione al reddito ed è la garanzia per assicurare i servizi essenziali in favore di tutti i consociati ed in particolar modo delle fasce più deboli. Non consentirò a nessuno di poter avallare tesi fantasiose, erronee quanto populistiche e pericolose al fine di strumentalizzare posizioni marginali, borderline per ottenere tutela padronale, o peggio ribalta sociale”.

Il primo cittadino di Trinitapoli è intervenuto anche sulla vicenda sindacale, raccontando la propria esperienza da professionista e avvocato del lavoro: “Quando io difendevo i lavoratori anche per conto della CGIL certi personaggi non avevano neanche la più pallida idea di quale fosse il ruolo del sindacato, o magari aspiravano nella migliore delle ipotesi a costituire sindacati gialli all’interno delle aziende per curare gli interessi del padrone in danno dei propri colleghi di lavoro –ha proseguito di Feo-. L’Atisale ha impugnato le cartelle esattoriali emesse dal comune di Trinitapoli, sostenendo impropriamente che tale imposta non fosse dovuta in quanto le vasche insisterebbero su terreni di natura demaniale, senza che dalle stesse vi fosse profitto, anzi vi sarebbe soltanto il passaggio di uccelli migratori e quindi la costituzione di oasi naturali. Su questo i giudici sono stati chiari, inequivocabili e hanno decretato che le vasche sono aree connesse alle attività produttive delle saline e che pertanto produttrici di cospicuo reddito e quindi soggetto a tassazione. Le paure di qualche precario della verità sulla possibile crisi aziendale dell’Atisale, non può avallare la tesi o giustificare che non pagare le tasse sia una cosa giusta”.

Il sindaco ha voluto spiegare anche bene la questione legata alle accuse di sperpero e al bilancio comunale. “Non si può mistificare la realtà richiamando i dati di un bilancio comunale come quello di Trinitapoli in maniera distorta, con venatura polemica e partitica, travolgendo in tal modo la stessa CGIL che ha fatto delle battaglie di legalità l’emblema della sua storia, seguendo gli insegnamenti di Giuseppe Di Vittorio –ha spiegato il primo cittadino trinitapolese-. Il comune di Trinitapoli oggi è un esempio per come risanare le finanze di un ente sull’orlo del dissesto finanziario, riportandolo nell’alveo della legalità, non soltanto attraverso la necessaria imposizione tributaria, ma, soprattutto, attraverso un netto e radicale taglio alla spesa e una forte riorganizzazione della macchina amministrativa e della gestione politica della cosa pubblica. È falso dire che i debiti sono passati da 1milione e 700mila del 2010 a 5 milioni di euro di oggi. È vero invece che quei debiti prima erano occulti e questa amministrazione non soltanto li ha fatti emergere ma li sta onorando tant’è vero che la maggior i creditori ad oggi sono stati regolarmente pagati. A riprova di ciò basti ricordare che il comune di Trinitapoli ha utilizzato 2milioni di fondi vincolati, più 2 milioni di anticipazioni di tesoreria al di fuori della previsione di legge, che sommati a quel milione e settecentomila euro vanno ben oltre quei 5 milioni, sta in tutto ciò la straordinarietà della mia amministrazione, nell’aver ricostruito la legittimità, certificata non dalle chiacchiere da bar ma dalla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti di Bari”.

In conclusione il sindaco ha voluto lanciare un messaggio: “Io sono abituato a parlare sempre con dati certi ed incontrovertibili e, soprattutto, dando l’esempio e non posso accettare lezioni da chi travolge il proprio sindacato per esaltare le qualità datoriali di chi chiede utopicamente di non pagare le tasse per non licenziare i lavoratori –ha concluso il primo cittadino di Trinitapoli-. Resterà ferma l’azione dell’amministrazione comunale nel riscuotere quanto dovuto alla nostra città, ma è d’uopo ricordare che la polemica sollevata oltre ad essere totalmente sballata afferisce a delle somme che il comune di Trinitapoli sta già incassando a seguito di un piano di rateizzazioni già concordato con Atisale che agevola un colosso come la società del sale di Margherita di Savoia, altro che assalto alla diligenza. Quindi chi mette a rischio il posto di lavoro dei dipendenti dell’Atisale è colui il quale si lancia in strali ed anatemi che distruggono il tessuto connettivo sociale, delegittimando la CGIL e avallando possibili ipotesi di flessibilità in uscita nel nostro territorio”.

 

Michele Mininni

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