Giornata della Memoria, Arcigay Bat: «Ricordare fa sempre bene, senza retorica»

0
230

Il regime fascista abolì il reato dell’omosessualità solo per il fatto che persino il suo termine doveva scomparire dal pensiero collettivo, ma lasciava alle forze dell’ordine la discrezionalità dell’accusa e delle sanzioni; di prove e testimonianze storiche ne abbiamo tantissime.

La peculiarità del nazismo fu inizialmente la sua volontà di isolare, punire, correggere l’omosessuale, talvolta arrivando alla “soluzione finale”. Anche Stalin con i suoi gulag non esitò a perseguitare decine di omosessuali, non sapendo che un secolo dopo un suo successore ne avrebbe in qualche modo ripercorso le orme.

Infine nel novero dei nuovi regimi totalitari quelli ispirati dal Wahabismo con leggi persecutorie e contemplanti la pena capitale, per la maggior parte di essi.

Questi brevi cenni di storia li citiamo in concomitanza con la ricorrenza del 27 gennaio, il Giorno della Memoria. Sappiamo bene che la maggioranza dei lettori è a conoscenza di questi eventi e sicuramente li percepirà come scontati, ma riteniamo che anche per noi sia importante ripetercelo così da non rinchiuderli in un angolo sperduto nella nostra memoria storica.

Notiamo con profonda amarezza come alcune persone, che si considerano militanti per la vita e per la famiglia (come se la comunità lgbt fosse per la una cultura di morte e contro la famiglia) ci accusino di metodi totalitari per la nostra richiesta, legittima peraltro, di una legge che tuteli un’ ampia minoranza dal pregiudizio aggressivo e discriminante, fino a usare talvolta nei suoi proseliti inquietanti termini: nazi gay, ideologia gender, totalitarismo gender, lobby omosessuali.

Uganda, Nigeria e altri Stati africani vanno inasprendo le sanzioni nei confronti dei gay fino a minacciarne la vita. In Russia è in corso l’arresto immotivato di giovani accusati del reato di propaganda gay, come se l’orientamento sessuale fosse qualcosa da promuovere e non un mero dato di fatto. L’Ucraina vuole seguirla, mentre in Francia qualche sciagurato del Fronte Nazionale si dice d’accordo con questa proposta. In Lituania da qualche tempo è addirittura proibito parlare a scuola di omosessualità. Alcuni di questi stessi Paesi nel corso dei secoli erano riusciti a depenalizzare l’omosessualità, mentre ora si assiste a un preoccupante indietreggiamento.

E l’immobile Italia che fa? Al di là di effimere dichiarazioni di condanna, ha suscitato sgomento in tutto il mondo la posizione di un delegato italiano del Comitato Internazionale Olimpico, che ha condannato la decisione degli Usa di mandare quattro atlete lesbiche ai Giochi di Sochi.

La situazione è paradossale: i presidenti di Stati Uniti, Germania e Francia hanno da tempo declinato l’invito per la cerimonia inaugurale, mentre l’Italia invece rimane silente o peggio ancora con certe assurde dichiarazioni si rende complice delle violenze su centinaia di giovani russi.

Insomma, il 27 gennaio è la dimostrazione che ricordare fa sempre bene, altrimenti questa occasione rischia di trasformarsi in un ampolloso festival della retorica.

 

 

Marcello Filograsso – Ufficio stampa Arcigay Bat

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here