Ospedale Barletta, Polo Oncoematologico avvia l’attività: intervista al dr. Di Fazio, direttore di Medicina Nucleare

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 D. Dottore, dopo tante vicissitudini, a partire dai 274 mila euro previsti nel 2006, lievitati a 800 mila  nel  2010 come spesa complessiva per la messa a punto del reparto di radioterapia metabolica, fino alla mancanza di personale per l’avvio dell’attività, finalmente dopo 3 anni ovvero  lo scorso 21 giugno 2013, il reparto è stato inaugurato; quante le degenze effettuate finora? Si tratta essenzialmente di pazienti residenti nella BAT o ci sono anche malati provenienti dalle altre province pugliesi?

R. Lo start up di un reparto del genere prevede un reclutamento accurato dei pazienti che possano essere trattati con la radioterapia metabolica. Si tratta di uno strumento terapeutico per il trattamento di alcune neoplasie: le sostanze radioattive  vengono somministrate al paziente e attraverso  il metabolismo della neoplasia stessa o del tessuto che la ospita (da qui il termine metabolica), esercitano una azione sulle neoplasie trattate.
Nella prima fase di attività del reparto stiamo trattando i tumori differenziati della tiroide (carcinoma papillifero e follicolare) mentre in un secondo momento si procederà al trattamento di altre forme neoplastiche come i tumori neuroendocrini e i linfomi.

Per quanto concerne i tumori della tiroide il nostro intervento è richiesto per rimuovere con lo iodio radioattivo i residui di neoplasia eventualmente presenti nella zona dell’intervento (sono tutti pazienti sottoposti ad asportazione della tiroide) e anche di curare le metastasi linfonodali o le metastasi polmonari, ossee o cerebrali da tumore della tiroide.

Per fare questo è necessario che il paziente sia portato in una condizione di ipotiroidismo necessario affinché aumenti la avidità dei tessuti tiroidei verso lo iodio radioattivo. Questa condizione è raggiunta nell’arco di 30-40 giorni dopo la asportazione della tiroide.

Di conseguenza a partire dal 21 giugno 2013 (data apertura del reparto) abbiamo reclutato una serie di pazienti trattabili con lo iodio 131 e il primo ricovero è avvenuto lunedì 29 luglio 2013, ospitando un paziente di sesso maschile, 38 anni,  proveniente dalla ASL di Brindisi.

Sono previsti in media 2 ricoveri a settimana sino a fine settembre per poi raggiungere il dato di 3 pazienti a settimana per la fine del 2013 e 6 a settimana nel 2014. Attualmente il reclutamento dei pazienti ha previsto la programmazione di ricoveri su una popolazione di utenti provenienti prevalentemente dalle ASL di Brindisi, Bari, Lecce e Taranto. Nessun paziente sino ad oggi risiede nel territorio della Asl BT.

D. Dott. Di Fazio,  il ritardo dell’apertura del reparto è stato  dovuto, come evidenziava persino la stampa nazionale,  anche alla mancanza di soli  quattro infermieri e ad un  mancato turn over degli stessi  a causa del  ridimensionamento della spesa pubblica sanitaria voluta dal governo nazionale;  come è stata  poi risolta questa questione e qual è attualmente il livello di efficienza del reparto?

R. Si è provveduto alla assunzione di nuovo personale infermieristico quando si sono sviluppate le condizioni di superamento dei vincoli di gestione delle risorse umane della ASL previste nell’ambito dei cardini del piano di rientro. Si tenga comunque presente che questo è stato possibile grazie alla accurata gestione economica della attuale Direzione strategica aziendale che dal momento dell’insediamento ad oggi ha visto stabilizzare il dato tutt’altro che scontato  di una riduzione significativa del disavanzo: il bilancio di esercizio 2012 è stato chiuso a meno 102 mila euro.
Le due unità infermieristiche assunte vanno a sommarsi alle 4 già presenti nella unità operativa  di medicina nucleare dell’ospedale di Barletta: attraverso un accurato sistema di turnazione è possibile garantire sia il ricovero nel reparto di degenza protetta, sia la assistenza infermieristica nel reparto di diagnostica medico nucleare

D. Venerdì 2 agosto  è stato  inaugurato  il  nuovo reparto di Ematologia a completamento del  polo oncoematologico comprendente le  unità operative di Oncologia medica, Radioterapia, Medicina Nucleare e il servizio di Radioterapia Metabolica. Un reparto, quello di Ematologia trasferito dall’ ospedale di Trani  a quello di  Barletta.   Come  il nuovo reparto di ematologia si interseca con il reparto di  radioterapia  al quale Lei fa capo?

R. Il polo oncoematologico dell’Ospedale di Barletta io lo definirei meglio come il polo della intera ASL BT perché, in tutta evidenza, non è destinato a rispondere al bisogno di salute oncologico della sola Città di Barletta ma della intera ASL e della intera Regione pensando alle potenzialità di servizio di alcune branche estremamente specialistiche come la radioterapia convenzionale e quella metabolica. Un polo come quello creato nell’Ospedale di Barletta fonderà il proprio successo sia nella capacità di integrazione tra le varie branche specialistiche presenti sia nelle capacità delle singole metodiche di erogare prestazioni ad alta specialità non erogate in altri poli oncologici sia regionali che extra regionali.

Con la ematologia è possibile collaborare per la cura di alcune forme di linfoma aggressivo, refrattario alle terapie tipicamente utilizzate dagli ematologi, andando a caricare di radioattività alcuni anticorpi capaci di colpire in modo abbastanza selettivo le cellule linfomatose.
La radioterapia metabolica sarà quindi a tutti gli effetti una arma in più a disposizione dell’ematologo che comunque trova nel trapianto di midollo la forma terapeutica più importante nello sconfiggere molte delle neoplasie di ambito ematologico.

Resta inoltre un riferimento essenziale quello che la Pet\tac offre agli ematologi nella stadiazione e nel follow up dei linfomi.  La Pet/tac consente, durante la somministrazione dei cicli di chemioterapia, di stabilire in modo predittivo se la terapia somministrata al paziente affetto da linfoma sarà o non sarà efficace.  E questo è un dato assolutamente importante sia in termini di salvaguardia dello stato di salute del paziente che può eventualmente evitare una terapia non necessaria, sia in termini di gestione economica di questi farmaci chemioterapici notoriamente molto costosi.

Mi piace però concludere ricordando che ogni risultato raggiunto e ogni traguardo che si andrà a superare nella lotta ai tumori trova nella passione degli operatori tutti, dal Direttore Generale agli ausiliari socio-sanitari , il vero carburante necessario per proseguire e migliorare questo tipo di progetti.

Dora Dibenedetto

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