Trinitapoli, intervista esclusiva a Donato Piccinino: «Il nostro Comune ha fatto troppo poco per dare un segnale di svolta»

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D: Consigliere Piccinino, partiamo da una fase di estrema attualità: il controllo della Corte dei Conti che chiede chiarimenti e precisazioni in merito al rendiconto di gestione 2010; la domanda è d’obbligo: seconde lei il punto di arrivo quale sarà, avremo un’Amministrazione controllata o ci sarà un percorso definito per evitare il dissesto finanziario dell’Ente?

In un Paese in cui siamo tutti commissari tecnici della nazionale o possibili “saggi”, interpretare quale sarà il deliberato della Corte dei Conti è un esercizio che non credo serva a molto. Dopo l’udienza della scorsa settimana mi pare che in linea di massima alcuni dati siano ormai evidenti: il controllo è stato esteso fino al 31 dicembre 2013 e di fatto è come se fossimo con gli occhi puntati addosso giorno per giorno. Le criticità sono state confermate soprattutto rispetto a due lati della stessa medaglia: l’utilizzo dell’anticipazione di cassa al limite e la scarsa liquidità. Ora bisognerà capire se la Corte dei Conti considererà la nostra situazione come se avessimo i decimi o febbre vera, anche se ha già sottolineato come nell’ultimo esercizio finanziario del 2012 non siano stati presi provvedimenti rispetto alle raccomandazioni già fatte lo scorso anno e recepite dal Consiglio Comunale. Sono convinto che gli Enti Locali stiano pagando troppo le manovre degli ultimi anni e i danni provocati dal patto di stabilità o di stupidità e che servono urgenti interventi per dare ossigeno alle politiche locali ma è anche vero che il nostro Comune ha fatto troppo poco per dare un segnale di svolta; penso soltanto ad una seria attività rispetto alle entrate, siamo fermi da un anno pur conoscendo la reale situazione che stiamo vivendo. Così come solo oggi sento dire che dobbiamo valorizzare il nostro patrimonio oppure che dobbiamo attuare una revisione complessiva della spesa: mi chiedo perché non sia stata considerata da subito come la vera priorità. E’ evidente che è sintomo di cattiva gestione o di mancanza di analisi cambiare Assessore alle Finanze alla vigilia dell’approvazione di ogni bilancio di previsione.

D: Altra problematica attuale è la forte disoccupazione che attanaglia la città di Trinitapoli, a che punto (di fatto) è il lavoro della tanto acclamata Commissione?

Nell’ultima Commissione tenuta martedì 2 aprile c’è stato un cambio di rotta. Il Sindaco ha preso atto, come già fatto nell’ultimo Consiglio Comunale, dell’inutilità della convocazione delle parti sociali senza un minimo di proposta su cui avviare una riflessione e valutare poi le diverse soluzioni. Qualcuno in maggioranza continua a sostenere che dovremmo interessarci a trovare strade che eliminino il fattore disoccupazione senza dare, invece, priorità alle tante situazioni di disagio socio-economico che ben conosciamo. Noi abbiamo posto questo al centro della discussione: capire quali e quante risorse o strumenti abbiamo a disposizione da subito che possano confluire in un vero e proprio Fondo di solidarietà con apposito capitolo nel prossimo Bilancio. Ho chiesto che il percorso sia veloce e non si perda altro tempo rispetto a quello già trascorso invano e con il Sindaco si è concordato un piano di lavoro della Commissione partendo dagli interventi possibili con i finanziamenti del Piano Sociale di Zona per il 2013, dal fondo utilizzato lo scorso anno per i voucher e altre risorse ricavate dalla revisione della spesa tagliando quelle che adesso non sono da considerare come priorità. Su questo ci sarà un confronto e solo, successivamente, torneremo a discutere con le parti sociali e le associazioni di categoria partendo da una proposta di base con dati e strumenti certi.

D: Dopo due anni trascorsi della giunta Di Feo, ci può commentare il bilancio amministrativo?

 Abbiamo detto sin dal primo giorno che senza programmazione non si va da nessuna parte: oggi si intuisce meglio il senso di quelle parole alla luce del fatto che un’Amministrazione non può basarsi sulla politica del vivere alla giornata. Credo che il Sindaco, più di ogni altro, questa sensazione la stia vivendo da vicino prendendo atto che un conto è fare la campagna acquisti per vincere la campagna elettorale e un conto poi è governare con quella squadra con tutti i limiti che ormai sono evidenti in un fase storica che ha bisogno di ben altre risorse. Per questo ho sempre considerato un grave errore della maggioranza chiudersi nel fortino per difendersi dai “nemici” trovando sempre l’alibi del passato. I cittadini questo lo hanno capito e giudicano negativamente l’operato di quasi metà mandato. Dire oggi, arrivati al giro di boa, che si cercherà di dare una sterzata di boa è non rendersi conto che se lo schema di gioco non ha portato risultati fino ad oggi è dannoso continuare con lo stesso. Non vedo come di colpo si possa diventare i “salvatori della patria”. Se si condivide questo passaggio è evidente che siamo di fronte ad un bivio ed è il Sindaco che in primis deve fare alcune valutazioni alla luce anche delle accelerazioni che possono anche venire dal contesto finanziario.

D: E’ diverso invece il giudizio politico?

In questo caso c’è un personale rammarico: stiamo vivendo, forse, la fase politica più complicata e difficile della nostra città e un Consiglio Comunale fortemente rinnovato corre il rischio di perdere una storica occasione. Sin dal primo momento è stata preferita la strada della “forza muscolare e dei numeri” rispetto al dialogo e al confronto, ben sapendo che l’opposizione ha sempre solo 5 voti su 17. Una cosa su tutte rimprovero, se posso, al Sindaco, che non può pensare di rappresentare le Istituzioni come se fosse una partita di calcio in cui le tifoserie sono sempre pronte a sfidarsi e lanciarsi invettive: ci vuole moderazione e capacità di mediazione se si crede veramente di rappresentare tutti e non solo una parte. So anche che su di lui grava tutto il peso di questa amministrazione, ma questo non può essere un alibi perché le responsabilità maggiori sono sempre di chi ne ha di più. Purtroppo, sono costretto a parlare “delle persone”, perché l’altra amara costatazione è che è venuto meno il ruolo di intermediazione dei partiti nella nostra comunità, spesso utilizzati solo come scudo, paravento o semplici sigle, ma non più come luoghi di elaborazione e analisi. Così come mi auguro che qualcuno, che conosce le regole della democrazia, rigetti l’incosciente piano o il tentativo di avvilire il lavoro e il ruolo del Consiglio Comunale perché così facendo finiremo con il delegittimare le Istituzioni che vanno, invece, sempre salvaguardate.

D: Stiamo assistendo alla nascita di gruppi, di movimenti  cittadini per rilanciare la macchina locale ,cito Il Laboratorio di Idee: qual è la sua considerazione in merito?

Ogni fermento di buona politica è un messaggio positivo per la nostra comunità. Il Laboratorio credo sia nato, soprattutto, in risposta ad un uso distorto dei mezzi di informazione e comunicazione che stanno facendo credere che la politica si faccia nell’etere quando, invece, è vita di ogni giorno, nella città, per le strade, nei luoghi di lavoro, nelle piazze. Così come forte è il loro disappunto, come di tutti, verso forme di linguaggio e di costume politico che vanno condannate e messe all’angolo. Sentirsi parte del centrosinistra lo dico con chiarezza, nella nostra realtà locale, è voler attuare il cambiamento in un percorso di unità che è appena iniziato e che deve proseguire attorno ad un dibattito su nuove idee e progetti che si trasformino in prospettive per Trinitapoli. Così allontaneremo una vecchia malattia di certa parte della sinistra secondo cui “altri migliori di noi non ce ne sono”. Il centrosinistra non è una formula magica e sono convinto che dando fiducia e coraggio al rinnovamento, che deve continuare, saremo pronti quando ci presenteremo, con la nostra proposta, ai cittadini. Del passato mi interessa solo una cosa: imparare dagli errori.

 

 

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