Barletta, medaglia d’oro alla cittadinanza per soccorsi crollo via Canosa: Quirinale avvia iter

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A renderlo noto a nome  del gruppo di lavoro che riunisce i parenti delle famiglie decedute, é il giornalista Nino Vinella, quale portavoce e destinatario della lettera ufficiale indirizzata dal capo di gabinetto della Prefettura, dott. Lastella: “Con propria nota e facendo seguito alla sua richiesta, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, che alla questione rivolge grande attenzione, ha chiesto a questo Ufficio di valutare l’opportunità di procedere all’avvio delle procedure tese al conferimento di una ricompensa al Valore e al Merito Civile al Gonfalone del Comune di Barletta, a seguito dei fatti verificatisi il 16 settembre 1959, in via Canosa, da Lei segnalati. Tutto ciò premesso, si comunica che le necessarie procedure sono state avviate e richieste al Comune di Barletta, alla Provincia di Bari e al Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari”.

 Il notevole materiale storiografico e documentaristico raccolto dal Gruppo di lavoro istituito nel 2009 in occasione del 50° anniversario della più cruenta e dolorosa tragedia della mala edilizia nel secondo Novecento italiano è dunque a disposizione delle Autorità quale ossatura delle successive fasi procedurali.

Il libro-dossier presentato a novembre scorso dal titolo “Quando il giornalismo fa la storia. Il crollo di via Canosa a Barletta, 58 morti e dodici feriti. Mercoledì 16 settembre 1959” riunisce già in oltre cento pagine gli articoli e le fotografie apparsi sulla grande stampa nazionale all’indomani dell’avvenimento di cronaca destinato a segnare il destino della città anche negli anni successivi. Preceduta dal crollo in via Magenta dell’8 dicembre 1952 con diciassette morti.

“Trascorso nel 2009 mezzo secolo dall’avvenimento su cui titolarono tutte le prime pagine nazionali dei quotidiani italiani, con vasta eco anche all’estero, il Gruppo (in partenariato col Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia quale organizzazione di volontariato in ambito storico-culturale) ha elaborato una precisa ed accurata “strategia del ricordo” per la piena legittimazione storica di un episodio fra i più drammatici del secondo Novecento Italiano nel capitolo della mala edilizia speculativa e d’azzardo.

Già poche ore dopo il crollo, con una sola gru ma con le mille mani nude dei militari (soldati delle Casermette, vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, vigili urbani) e dei tantissimi volontari accorsi sul luogo (il sindaco di allora Giuseppe Palmitessa, operai, contadini, giovani, semplici cittadini, perfino sacerdoti e frati francescani), si portarono via i mattoni uno ad uno nel coraggioso tentativo di salvare anche un solo sopravvissuto, Luigi Superti, estratto vivo dopo ben trentasei ore dalle macerie ma deceduto per le gravi lesioni interne. Singoli episodi tutti documentati fin nei minimi dettagli, fotogrammi scanditi da quelle frenetiche ore, ed oggi rivissuti dalle commosse parole dei testimoni di allora in una sequenza dove al dolore si mescolarono la rabbia e l’operosità di una intera popolazione sulle famiglie distrutte dal crollo.

La mobilitazione dei sanitari dell’Ospedale civile Umberto I, guidati dal primario chirurgo Prof. Ruggiero Lattanzio, completa il quadro storico nella documentazione ufficiale riemersa dopo paziente ricerca anche dagli archivi dell’Istituto Luigi Sturzo dov’è conservato il carteggio riservato del Quirinale all’epoca della presidenza di Giovanni Gronchi, il Capo dello Stato che volle visitare il luogo del disastro all’indomani durante la sua visita alla Fiera del Levante a Bari e che seguì gli sviluppi giudiziari del processo conclusosi con esemplari condanne a carico dei responsabili (costruttore, progettista, faccendiere, dirigente dell’ufficio tecnico comunale). Sull’onda emotiva delle vittime di mala edilizia e delle 58 vite spentesi tutte insieme quella mattina del 16 settembre 1959 nel crollo in Via Canosa numero 7 a Barletta, il Parlamento votò immediatamente nuove leggi nelle costruzioni in sicurezza con più severi controlli da parte del Genio Civile.

Di particolare interesse documentario ai fini dell’apertura del fascicolo ufficiale con la richiesta della medaglia al merito civile, oltre al materiale proveniente dal Tribunale di Trani purtroppo in forma assai ridotta causa le precarie condizioni di conservazione, i faldoni del Comune di Barletta custoditi nella sezione di Barletta dell’Archivio di Stato di Bari e soprattutto la ricchissima, ma finora dispersa, rassegna stampa a carattere nazionale di tutte le testate giornalistiche dell’epoca che documentarono coi loro inviati speciali (grandi firme dell’informazione: Zatterin, Stille, Bocca, Eco, Cervi, Montanelli e tanti altri ancora) quella che venne subito da tutti definita come “una tragedia italiana” in prima pagina. Centinaia gli articoli raccolti anche in altri centri culturali di tutta Italia dal Gruppo di lavoro, quali ad esempio presso l’Università di Padova, come pure presso le Teche della RAI, la televisione di stato che all’epoca muoveva i suoi primi passi ma che fu diretta testimone delle fasi dei soccorsi in tutta la realistica drammaticità del bianco e nero”.

 Dopo aver invano atteso che la richiesta fosse veicolata dall’amministrazione comunale, nonostante le ripetute sollecitazioni allo stesso sindaco Maffei ed al suo staff, fu a novembre del 2011 che l’istanza rivolta al Capo dello Stato venne personalmente consegnata al Presidente Giorgio Napolitano in Prefettura nelle ore delle sua visita con la moglie signora Clio, un mese dopo,  sul luogo dell’ultimo crollo in via Roma, col bilancio delle cinque giovani donne vittime e l’apertura dell’inchiesta giudiziaria in corso.

 

Fonte: comunicato stampa

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