Riforma Province, Consiglio di Stato rigetta ricorso. La palla in Parlamento, Pastore: «I rappresentanti della Bat facciano valere le nostre ragioni»

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Si legge nel dispositivo della sentenza del Consiglio di Stato: “…per la riforma dell’ ordinanza cautelare del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE I n. 03669/2012, resa tra le parti, concernente determinazione dei criteri per il riordino delle province, considerato che appare del tutto condivisibile l’approccio del giudice di prime cure, che ha rilevato la carenza di lesività dell’atto impugnato attesa la sua naturale destinazione ad essere sostituito da un provvedimento di rango legislativo; considerato che il sopravvenire del decreto legge 5 novembre 2012 n. 188, relativo al processo di riordino delle Province, lungi dal giovare all’argomentazione della parte appellante, lascia trapelare addirittura il venir meno dell’interesse alla coltivazione del ricorso anche in prime cure P.Q.M. il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) respinge l’appello (Ricorso numero: 7664/2012). Condanna la Provincia di Treviso a rifondere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’interno ed al Ministero per la pubblica amministrazione e la semplificazione, le spese della presente fase di giudizio che liquida in complessivi €. 3.000,00 (euro tremila) oltre I.V.A., C.N.A.P. e rimborso spese generali, come per legge”.

A tale proposito, il Coordinamento delle associazioni Civiche Andriesi commenta: “Alla luce della situazione che, come da noi già ampiamente preannunciata, anche dal punto di vista giuridico appare del tutto sfavorevole a qualsiasi azione oltremodo dispendiosa per l’Ente, ancora una volta invitiamo i rappresentanti del territorio a smetterla di menarsela tra di loro e ad adottare con la massima urgenza i provvedimenti necessari per evitare che veramente fra qualche giorno ci troviamo nella Provincia di Capitanata senza aver avuto noi Cittadini la possibilità di operare scelte democratiche, legittime, condivise e previste dalla legge, lontane da posizioni politiche o parti-partitiche o addirittura personalistiche che fanno male soprattutto a chi le sta ponendo in essere e crea un precedente imperdonabile per una classe dirigente e politica che ama autodefinirsi nuova ed operativa.

Si abbia almeno il coraggio di andare immediatamente in consiglio comunale perchè ora sono caduti tutti gli alibi ed è giunta l’ora delle scelte, anche a costo di rompere quel fantomatico idillio fumoso che cinge chiome e capocce”.

Come evidenziato dal Consiglio di Stato, il secondo tempo della patita si gioca adesso nelle aule parlamentari, chiamate a convertire in legge il decreto di riordino territoriale provinciale approvato dal Consiglio dei Ministri. Fondamentale sarà, pertanto, il ruolo e l’iniziativa dei rappresentanti nazionali del nostro territorio, come auspica il consigliere regionale Franco Pastore, che in una nota dichiara: “Il piano del Governo per il riordino delle Province è incentrato su un sistema che accentra funzioni e frammenta servizi, non tiene conto delle peculiarità territoriali, delle differenze, appiattisce il Paese, le sue potenzialità ingenerando crisi su crisi.

Questi sono danni seri, ma che riguardano solo alcuni territori e la Bat è uno di essi, dei più colpiti. La nostra Provincia viene soppressa dopo anni di lotte e rivendicazioni, legittime, storicamente fondate e giuridicamente contemplate dalla costituzione che prevede l’autodeterminazione delle popolazioni.
Ma neppure il Governo regionale pugliese è stato incisivo nel tutelare questo ventaglio di legittimità, non se l’è sentita di impegnarsi con una propria proposta.
Noi consiglieri regionali del territorio insieme e confortati dal parere dei comuni della Provincia di Barletta – Andria – Trani avevamo proposto una regione a quattro province, due a nord e due a sud di Bari. Alla Regione, però, è mancata la sensibilità e la determinazione di contrapporsi al Governo, così si è limitata a ‘passare le carte’ a Roma, un gesto politicamente sbilenco, amministrativamente inefficace e sul quale non si può che dare un giudizio negativo.
Mi auguro che i parlamentari in senso alla Commissione per la conversione in legge del decreto sul riordino delle province vogliano e riescano a fare valere le nostre ragioni, che siano autorevoli e capaci. In ballo c’è la democrazia, il decentramento amministrativo del sistema Paese, la possibilità di continuare a fruire servizi utili a soddisfare bisogni importanti della vita da cittadini”.

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