Barletta, crollo in via Roma: la superperizia conferma “demolizione non corretta”

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La relazione prodotta dai consulenti tecnici, richiesta dal pubblico ministero Maralfa e disposta dal giudice per le indagini preliminari nella forma dell’incidente probatorio, si configura come una sorta di superperizia con valore di prova ai fini processuali. Affidata ai professori Franco Bontempi e Roberto Gerundo nel mese di marzo scorso, essa affronta vari profili dell’inchiesta, da quelli tecnici sul cedimento strutturale a quelli amministrativi. La perizia verrà discussa nella prossima udienza del 19 luglio, in cui la difesa dei 17 indagati proverà a confutare quanto in essa sostenuto.

La ricostruzione delle cause, concause e responsabilità che emerge dalla lettura della documentazione depositata indica, infatti, nei lavori di demolizione in corso sull’area adiacente la palazzina collassata il principale evento critico che ha condotto al tragico epilogo.

Scrivono i periti: «La demolizione è stata eseguita senza che fosse redatto uno specifico progetto che: valutasse le interazioni tra le varie unità strutturali dell’aggregato edilizio; calcolasse le eventuali spinte trasmesse da una costruzione sull’altra; valutasse, effettuando calcoli specifici, la necessità di puntellamenti. (…) La sicurezza delle varie unità strutturali doveva essere preventivamente valutata e tutelata con adeguati sistemi di consolidamento e protezione. Le lesioni sul fabbricato di Via de Leon, che portarono alla sospensione dei lavori nel 2008, sono state un chiaro segno della non correttezza della modalità di demolizione e della interferenza di questa con il comportamento statico delle unità strutturali adiacenti. Nonostante questo, non furono prese adeguate misure di sicurezza».

I lavori, sospesi e poi ripresi pochi giorni prima del crollo, non furono eseguiti con la necessaria perizia e diligenza: «E’ acclarato che nel 2011 la demolizione è stata ripresa negli ultimi giorni di settembre. La modalità di demolizione posta in essere viene valutata non corretta. In sintesi è reputata non corretta non solo la procedura finale di demolizione degli ultimi pezzi che hanno innescato il crollo ma tutta la procedura di demolizione, attuata senza aver considerato in modo adeguato il fatto che il fabbricato oggetto del piano di recupero facesse parte di un aggregato edilizio. In considerazione del fatto che la demolizione avrebbe influenzato il comportamento statico e la stabilità dei fabbricati in aderenza, era necessario depositare un progetto strutturale presso il Genio Civile, cosa che non è mai stata fatta».

A questo punto la valutazione della correttezza delle procedure seguite si sposta sul fronte amministrativo: «La vicenda complessiva dell’intervento edilizio in fattispecie  era ben nota all’Uf ficio Edilizia Pubblica e Privata del Comune di Barletta. Sarebbe stato opportuno e necessario operare una ancora più stretta azione di vigilanza, anche ai fini della pubblica incolumità, sia sugli adempimenti amministrativi necessari per la riapertura del cantiere e la ripresa dei lavori dopo la citata interruzione del 2008, sia sulle attività che si svolgevano nel cantiere e che hanno causato il crollo. L’edificio da demolire è stato trattato come se fosse un’unità strutturale indipendente mentre evidentemente non lo era, in quanto: non era delimitato da spazi aperti; non c’erano giunti strutturali tra i vari fabbricati; gli edifici contigui avevano la stessa tipologia strutturale».

Alcune considerazioni dei consulenti riguardano poi Ufficio Tecnico e Sindaco: «Il sindaco ha la facoltà di far eseguire in ogni momento ispezioni per accertare le condizioni di abitabilità e decoro degli edifici. nulla avrebbe ostato a che il sindaco predisponesse un accertamento da parte del personale tecnico, anche se tale adempimento non è un obbligo espressamente citato dalle norme del Regolamento edilizio».

Un altro dei quesiti posti dal gip ai consulenti riguardava “la valutazione sotto il profilo tecnico della correttezza o meno della progettazione e direzione dei lavori”, incarico affidato all’architetto Giovanni Paparella, indagato e temporaneamente interdetto dall’esercizio della professione. Anche nei suoi confronti i periti puntano il dito: «La progettazione sviluppata dall’architetto Paparella non può essere valutata positivamente per i seguenti aspetti: l’edificio è pensato come unità a se stante; la rappresentazione grafica è generica ed incompleta: i disegni delle sezioni sono elementari; non esistono indicazioni neanche di massima sul sistema fondazionale».

Inoltre, evidenziano una inspiegabile differenza di approccio dell’architetto Paparella nelle due fasi dei lavori di demolizione, cioè 2008 e 2011: «La direzione lavori appare corretta e attenta fino ai primi mesi del 2011. Si segnala la doverosa cura con cui Paparella segue la vicenda del danneggiamento dell’edificio su via De Leon. In seguito, il suo contributo appare sfumare. Nei giorni della ripresa delle attività nel cantiere appare strano che Paparella non si sia mai affacciato e non si sia reso conto dell’andamento dei lavori, con evidenti operazioni di demolizione».

Infine, incomprensibile appare ai periti anche il comportamento tenuto in occasione dell’ultimo sopralluogo nella palazzina crollata, avvenuto solo 72 ore prima del dramma, il 30 settembre 2011: «In qualità di tecnico, memore delle problematiche acute verificatesi in via De Leon, non è intervenuto con la necessaria determinazione e la dovuta cautela sullo sgombero dell’edificio poi crollato, ordinando il fermo immediato di tutti i lavori. Tali obblighi restavano di sua competenza, non esistendo documentazione attestante formale rinuncia agli incarichi».

 

Martina Damiani

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