Università Lum nella Bat, rettori pugliesi “bacchettano” la Provincia: «Borse di studio violano la par condicio»

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Alla protesta delle associazioni studentesche, montata all’indomani della sottoscrizione dell’accordo tra la provincia e l’ateneo privato con sede a Casamassima, per l’apertura di una sede nella Bat, precisamente sulla strada tra Andria e Trani, e la concessione di borse di studio agli studenti iscritti, si affianca ora la presa di posizione più formale dei sindacati e del Comitato universitario regionale di coordinamento, formato dai rappresentanti degli atenei pubblici pugliesi.

“L’iniziativa – si legge nel loro documento- non riguarda, né può riguardare, l’attivazione di corsi di laurea né tantomeno di facoltà, e che l’attività da svolgere a Trani non potrà comportare erogazione di lezioni, ma solo azioni di tutorato, e che la stessa potrà essere espletata esclusivamente in favore degli studenti iscritti alla Lum e non di iscritti presso altri atenei”. Spiega inoltre l’assessore regionale all’Istruzione Alba Sasso: “Non può esserci nessuna università nella Bat perché è vietato, aprire un’università non è come aprire un negozio. In sostanza,  la Lum può fare solo il Cepu nella Bat, niente di più”.

In merito alle borse di studio da 2.500 euro l’una, il Comitato dei rettori sottolinea: “Non ci sembra legittima l’erogazione da parte di un ente pubblico di somme così rilevanti a favore solo degli studenti che operino la scelta di iscriversi a un determinato ateneo, escludendo, in tal modo, tutti gli altri studenti, in aperta violazione del principio di par condicio”.

“Una scelta di dubbia legittimità oltre che politicamente inopportuna”, secondo il segretario regionale della Uil, Domenico Raimondo, che auspica l’intervento del Ministero competente:  “Non si possono utilizzare fondi pubblici per sostenere il mercato di una azienda privata.  Chiediamo l’intervento del Miur (il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) non solo per far recedere la Bat da questa decisione ma anche per evitare che altre istituzioni pubbliche possano essere tentate a seguire la stessa strada”.

Una questione su cui era intervenuto già anche il segretario della Cgil Bat Luigi Antonucci, dichiarando che “è paradossale che la Provincia, non più tardi di un anno fa, non potendo far fronte alle spese per l’arredo scolastico, sia andata a caccia di sponsor per comprare banchi e lavagne e oggi, al contrario, decida di spendere questi soldi per far frequentare un’università privata”.

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